Le stragi e i senzavoce (e intanto da Vespa…)

Stamattina li ho rivisti in faccia ancora una volta. Intendo dire i familiari delle vittime delle stragi. Piazza Fontana, Bologna, stragi del ’93. Erano in una sala del consiglio comunale di Milano a ripetere le loro ragioni ai candidati, ai pochi giunti a sentirli. A dire che la nostra commissione stragi, presieduta dal senatore Pellegrino fino al 2001 (e quindi chiusa per manifesta inutilità), non è servita a niente, prigioniera com’è stata di vanità personali e prudenze di partito. Che guai se il centrosinistra, vincendo, dovesse ricominciare a chiedere subito amnistie e "chiusure degli anni di piombo", dimenticando i tanti che, su tanti fronti, attendono giustizia. Che ora ai piani alti della politica si scopre la certezza della pena, ma per i complici delle stragi la pena non è mai stata certa. Al punto che anche Aldo Frabetti, l’uomo che conservò l’esplosivo per via dei Georgofili a Firenze, la pena già "morbida" di otto anni non l’ha scontata; dopo sei anni ha solo un obbligo di firma in una caserma o commissariato. Li guardi in faccia e capisci che hanno ragione. Si dimentica, si dimentica, si dimentica.

A proposito di certezza della pena: avevo ragione, l’orrendo teatrino di Vespa è ricominciato. Dopo Cogne e la Franzoni, ora il papà di Tommy. Senza fine.

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