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Parole malate, cose malate. E l’assalto a Gianni Barbacetto

Santo cielo, come parla male la gente…Quanti modi insensati di dire che si sentono: matto come un cavallo, fuori di melone, la metà di mille… E i teatri di provincia che sono inesorabilmente delle “bomboniere”. E nessuno è sfortunato, scalognato, infelice, disgraziato, poveretto.Solo e ossessivamente “sfigato”. Il Manzoni diceva “sventurata”… Chi parla male pensa male. C’è in giro una depressione linguistica che non fa presagire nulla di buono, quasi peggio della depressione politica. A proposito della quale non posso non sottolineare lo sprofondamento in corso nella campagna per il sindaco di Milano. Frotte di candidati intorno al candidato sindaco della sinistra, e un vuoto di partecipazione popolare che lascia interdetti. D’altronde per partecipare bisogna potersi riconoscere. Io stesso non seguo più il calcio perché non mi ci riconosco, figurarsi quando in ballo sono gli ideali che riguardano la vita pubblica. No representation, no participation… E parole in libertà, l’armata nazista alle porte, ma la stessa Lega secessionista e che sputava anche sui meridionali veniva blandita e corteggiata. Capita così che un solo giornalista, Gianni Barbacetto (in foto), mio amico fraterno (conflitto di interesse dichiarato), sia diventato la bestia nera di un’intera nomenklatura, il colpevole del reato oggi più insopportabile, anzi, più che un reato, un crimine: chiedere conto dei conti di Expo, non inchinarsi al candidato Dott. Giuseppe Sala, subito ribattezzato dai suoi sostenitori “Beppe-uno-di-noi”. Trasgredire all’ordine sommo (non scritto ma efficacissimo) di non disturbare la candidatura. Continuo a chiedermi dove sia finita l’opinione pubblica milanese davanti a tanto silenzio pavido e conformista. E mi addolora vedere tanti giovani bravi in lista per questa coalizione senz’anima, imbarazzati e che invece di promettere i prodigi del candidato-sindaco promettono che “lo controlleremo”. Ahi, come si rovesciano i linguaggi se si rovescia la realtà…
E a proposito di linguaggio: oggi al Salone del Libro di Torino presenterò con Rosy Bindi e Luigi Ciotti il mio pregiato “Passaggio a Nord”. Sottotitolo: “La colonizzazione mafiosa”. Sissignori, proprio “colonizzazione”. Né infiltrazione, che esclude la consapevolezza di quel che accade; né occupazione, che esclude il consenso. Parole esatte, mi raccomando…

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2 commenti

  1. La vita più bella che possiamo vivere, è quella di sentirsi e essere liberi. Non liberi di insultare o accusare o condannare, ma liberi di pensare e fare il bene comune, non per convenienza, pensando a futuri favori, ma con la convinzione che è proprio ciò che vogliamo, che l’esempio di uomini illuminati ci ha segnato il carattere e la vita. Non sarò mai troppo grato al gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa per l’esempio di vero uomo che ha dato a tutti noi, segnando per sempre la nostra coscienza di uomini liberi.

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