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La poesia si chiama WhatsApp. Storia di una comunità particolare

E venne il giorno del WatsApp. Qualcuno ha avuto l’idea di creargli un forum e loro, che non bazzicavano troppo questi strumenti, hanno riscoperto il mondo. “Loro”, ed ecco il senso di questa storia, sono i familiari lombardi delle vittime innocenti di mafia. In realtà tra loro i lombardi veri sono pochi. La stragrande maggioranza è nata altrove, soprattutto in Sicilia. Ma abitano, spesso lavorano in Lombardia. E da qualche anno, aiutati da Libera, hanno costituito un loro comitato. Ci trovi la figlia del procuratore, la sorella dell’appuntato dei carabinieri, il figlio del commerciante, la figlia dell’avvocato, la nipote del sindacalista contadino… Un’umanità varia che si riconosce, quasi si annusa, in cui ciascuno vede nell’altro un pezzo di se stesso e della sua propria storia. Per questo l’ingresso nelle loro vite del diabolico WatsApp ha generato un effetto quasi esplosivo. E ha dato corpo a una comunità latente, facendole scoprire il piacere di cercarsi sin dall’alba. Chi è collegato al forum ha come sottofondo permanente il trillo del cellulare. All’inizio pensa a una overdose di messaggi. Poi si ravvede: sono “loro”, loro che si cercano e comunicano.

Si inizia alle 6.52: “Buongiorno e tanta serenità”. Nient’altro. Nessuno scriverebbe a un amico “Buongiorno e tanta serenità”. Ma qui sì, è l’augurio per tutti. E alle 7.02 qualcuno o qualcuna già risponde: “Buona giornata di sole e di gioia”. Segue immagine di fiorellino. E’ il via. “Un dolce risveglio per una buona giornata”. La comunità si sveglia davvero. Ognuno sente il bip e rilancia, nel desiderio di partecipare all’augurio collettivo: “Buongiorno cari”, “Buongiorno a tutti!!!”. Dall’orario puoi capire chi ama dormire , chi è già uscito, chi sta in casa, chi va al lavoro presto. E siccome, nonostante le sofferenze ricevute, hanno quasi tutti la Sicilia nel cuore, chi ha la ventura di esserci andato per qualche giorno si premura di farlo sapere. E fa partecipare gli altri alla gioia. “Dalla Sicilia, dal mare…un buongiorno a tutti voi e un abbraccio”. Oppure, “Buongiorno a tutti, dalla Sicilia con amore”. Seguono faccini. “Beata te Francesca! Buon sole a tutti!”, “Bel sole e bel mare. Portalo a Milano”. Quando si evocano il sole e il mare, di norma si scatena la fantasia dei disegnini, ed è una gara a chi ha più inventiva nell’assortirli. Il fortunato o la fortunata infieriscono e mandano foto: “Sabato devo rientrare e guardate cosa vedo, appena mi sveglio”. Effetto ottenuto: “Bellissimo…ti invidio…”. Ma a Milano non piove sempre (in quel caso sul display trionfa la barchetta). Anche qui ogni tanto il cielo si irraggia. E subito si sente l’impulso di scrivere: “Evviva c’è di nuovo il sole”. Lo vedono tutti il sole, naturalmente, ma è bello condividerlo.
Poi ci sono le informazioni su quel che si fa. Si racconta la gita con i bambini delle scuole a Portella della Ginestra, o al giardino della memoria, e allora è un fiorire di applausi, di pollici alzati. C’è chi si tuffa nel senso di quel che accade lontano: “Che bella soddisfazione far conoscere queste nostre storie e sperare che dai giovani partano nuovi impulsi di idealismo”. Voi penserete che a un certo punto la comunicazione da finestra a finestra si esaurisca per mancanza di argomenti. E sbagliate. Perché ci sono anche il “buon proseguimento di giornata”, il “buon pranzo”, il “grazie a tutti voi, buona cena”. E se il mattino è quello del lunedì, l’augurio è di “buona settimana a tutti”, mentre il venerdì arriva quello di “buon fine settimana”.

Ci sono anche gli appuntamenti per vedersi e organizzare qualche iniziativa: chi è disponibile ad andare a parlare in quella scuola, dove ci si trova per quel convegno. Ma queste comunicazioni di servizio non sono un frutto del WatsApp. Servono semmai a confermare l’impegno civile di queste persone, che nel tempo hanno scelto di donarsi agli altri, di non chiudersi nel proprio dolore. E’ il resto, è quel fitto tessuto comunicativo quotidiano apparentemente futile che emoziona. Quell’immagine di una comunità costruita sul dolore da un destino lampeggiante in ordine sparso. Di questa piccola folla che ha il piacere di sentirsi, quasi di toccarsi, di accompagnarsi con garbo nel suo cammino. Sembra una combriccola di folletti beneducati e invece è un grumo di dolori tenuti dentro, che i gesti di cortesia e affetto reciproci aiutano a stemperare. In fondo è questa compitezza da letteratura dell’infanzia a renderli irriducibili al potere che li ha colpiti al cuore. “Buona domenica a tutti”.
(scritto sul Fatto Quotidiano del 21.5.16)

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Next ArticleUna lezione molto speciale