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Piccole riflessioni dopo il voto. A proposito di Milano…

E voi, non vedendomi più su questi schermi, pensavate che mi fossi rinchiuso in un eremo a fare le famose “riflessioni” da tutti auspicate dopo il voto, la notte di domenica scorsa? Naoo…Semplicemente avevo ieri a Roma al ministero dell’istruzione un appuntamento bello assai: la presentazione, con la ministra Giannini e don Luigi Ciotti, della prima parte del nostro rapporto di ricerca sulla grande storia dell’educazione alla legalità nella scuola italiana. Abbiamo concluso su tre delle sei regioni campione: Lombardia, Emilia e Calabria (le altre sono Piemonte, Campania e Sicilia). Et voilà, ecco i pregiati risultati. Sono venuti con me i virgulti e virgultine autori delle singole parti: Samuele Motta (Lombardia), Eleonora Cusin (Calabria) e Martina Mazzeo (Calabria). Ce la siamo sfangata. Insomma: per due giorni, in mezzo a lezioni e laureati, ho fatto solo l’animale da tastiera e il direttore d’orchestra. Ora parto, sissignori: conferenze a Dusseldorf, Francoforte e Amburgo, su cui qualcosa amorevolmente vi dirò.
Ma prima vi dirò del voto. E’ accaduto quel che tutti, con qualche piccola riflessione prima, avevano immaginato. In particolare a Milano è accaduto per filo e per segno quel che inutilmente avevo anticipato a chi di dovere già nello scorso ottobre. E che in moltissimi, nella corsa sul carro del presunto, certo vincitore, avevano voluto ignorare, per poi accusare con toni beffardi o offensivi i “duri e puri”. Il guaio è che molto peggio dei “duri e puri” sono i “duri di comprendonio”, quelli che si fabbricano una realtà che sta nella loro testa e poi vogliono imporla al mondo. Per ritrovarsi con i risultati di domenica. I quali, per il centrosinistra, parlano da ogni città, comprese Bologna e Torino.

Astensione, cari miei, c’è stata l’astensione come “scelta”. Ovunque, e a Milano più che altrove. Fallimento del “partito della nazione”, un’idea partorita dopo quella sciagurata vittoria alle europee del 41 per cento. Da ubriachi (di voti) non si pensa bene, evidentemente. Fallimento del gioco al referendum mentre ci sono le elezioni. Leggo che Renzi dice “Ora mi occuperò del partito”. E vedo che i giornali danno rilievo, come a dire “tranquilli, ora si rimedia”. Ma scusate, ma chi è da due anni il segretario del partito? Si è mai visto, nella storia dei partiti, un segretario dire, dopo una sconfitta elettorale, “ora mi occupo del partito”?. Ve lo confermo: la situazione è surreale. E sarà sempre più surreale, purtroppo…  (perciò rifatevi con l’aurora all’Asinara, in foto: ricordo dell’università itinerante).
P. S. Addio a Pina Grassi! Stasera il post dedicato a lei….

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11 commenti

  1. Grazie per questa sua bella riflessione ! I partiti oggi non hanno più idee e pochissimi valori. Io credo che a decidere sul futuro del mondo non siano più i partiti, ma l’economia mondiale…ecco perché a sinistra occorre più coraggio.

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