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Inghilterra: di referendum cadono i leader (cose di casa nostra…)

E così Inghilterra addio. Nonostante Jo Cox…Quante cose che vengono in mente. La prima è che Cameron non è davvero un’aquila. Voleva l’Europa ma ha fatto il referendum perché l’aveva messo nel programma elettorale, pensando di vincerlo. Questi primi ministri europei, fatta salva la Merkel che giustamente se li mangia, sono proprio povera roba. Ministretti, direbbe De Luca da Salerno. Ora sono già costretti a dire che però gli stranieri potranno continuare ad andare a investire e studiare in Inghilterra, che gli studenti inglesi avranno pari diritti rispetto ai coetanei europei, ecc. Perché certe cose è bello dirle per vincere le elezioni, poi quando bisogna farle ci si guarda allo specchio e ci si sputerebbe in faccia di nascosto. Ora il principio di indipendenza può scattare anche per la Scozia e per l’Irlanda. E te li voglio vedere, gli inglesi…

Poi però vengono in mente anche altri pensieri, che si annodano subito con quelli suggeriti dalle vicende italiane. Ed è che i guai arrivano sempre quando si perde il senso della misura. Il senso della misura nel costruire l’Europa, per esempio. Ma davvero una ex potenza imperiale, che ha il senso della sua storia, può prendere direttive (esagero, lo so) dall’Estonia o da Cipro? E che dire di burocrazie invisibili che danno disposizioni a tavolino, e talora a capocchia, sulle cose più minute? Mica è tema solo da Lega o Tsipras. Senza parlare di un diritto europeo su cui hanno voce nazioni che al loro interno del diritto si fanno un amato baffo.

Il senso della misura: la sua totale latitanza, durata due anni, sta facendo ruzzolare Renzi, che non ha nemmeno avuto il coraggio di tenere la direzione del suo partito dopo la scoppola elettorale. Così ora spuntano finalmente nel Pd le prime voci contro il referendum (un altro, e sarà fuori due…). Domanda: ma dei “dirigenti politici” hanno bisogno di vedere che il proprio leader sta cadendo per difendere la Costituzione del loro Paese? Prima nisba, se no non mi ricandidano? Una Costituzione (una Costituzione…) si difende solo se non c’è nulla da perdere? Poi dice l’Europa.

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3 commenti

  1. Roberto

    Ricordo un anziano professore di Diritto Amministrativo che (era l’autunno del 1986), durante un Convegno di Contabilità Pubblica, tuonò: “Giù le mani dalla Costituzione. Le Costituzioni si scrivono quando nel Paese c’è tensione morale; ed ora, nel nostro Paese, non c’è tensione morale!”.
    Temo proprio che anche oggi si possano ripetere, se possibile con ancora maggior convinzione, quelle parole allora pronunciate dal professor Abbamonte.

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