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Italia-Germania. Non è mai solo calcio…

Quella che vedete qua sopra è la foto del mitico abbraccio dell’Azteca. Città del Messico, notte tra il 17 e il 18 giugno del 1970. Italia-Germania, semifinale dei mondiali messicani. Gianni Rivera ha segnato il gol del 4-3 subito dopo essersi fatto infilare accanto al palo italiano dal pareggio tedesco. Lo abbraccia Gigi Riva detto Rombo-di-tuono. E’ la copertina del libro che dedicai anni fa a quella specie di derby indimenticabile, “La partita del secolo”. L’ha ripubblicata Melampo con un titolo diverso: “Quattroatre”. Sottotitolo politico: “Storia di una generazione che andò all’attacco e vinse (quella volta)”. Ci ripenso a nemmeno un giorno dall’ennesimo Italia-Germania, sapendo che quella sfida di leggenda non si ripeterà. Non si è ripetuta nella finale dell’82 e nemmeno nella finale del 2006. Perché allora accaddero troppe cose insieme. I più giovani non lo sanno, ma fu dopo quella vittoria, per la prima volta nella storia, che si andò a festeggiare di notte per le piazze. Non si sapeva nemmeno come fare. Poi a qualcuno venne in mente di andare in piazza Duomo suonando il clacson in piena notte. E a qualcuno di confezionare delle bandiere tricolori, allora non le aveva nessuno, figurarsi, erano gli anni della contestazione, il tricolore lo mettevano ai loro banchetti solo i fascisti. E fu la prima volta che festeggiarono in massa le donne, anche questo non si era mai visto. Calcio e sociologia, calcio e politica. Difficile che con la Germania sia solo calcio. Troppi complessi extrasportivi da parte nostra. Una storia a due troppo densa. Perfino le tedeschine che folgoravano i cuori a Rimini per tornarsene per sempre a casa, l’italiano andava bene solo per l’estate.
Mi direte: ma come, avevi giurato che non ti saresti più occupato di calcio, che non te ne fregava più niente?!?! Ebbene, mi sbagliavo, ho rigridato gol l’altra sera contro la Spagna. Forse perché almeno so che ai mondiali vedo una squadra che non ha scommesso sulla sua sconfitta. E ad arbitrare non c’è quel trafficante di coca di Moreno (Corea, 2002, che fottone…). Mi hanno invitato dappertutto per quel libro, e sono soddisfazioni, più che per “Passaggio a Nord”. Domattina sarò a La7. Tre dei compagni di pensionato Bocconi con cui vidi quella partita non ci sono più, e questo rende il ricordo più malinconico. Ecco, anche per questo non è solo calcio, a volte le partite sono un pezzo di vita.

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1 commento

  1. marika demaria

    Grazie, caro Nando, per questo post molto bello. Sei riuscito a trasmettere emozioni anche a chi, come me, è nato alcuni anni dopo il 1970…
    Stasera tutti davanti al televisore per la partita!!!
    Un abbraccio

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