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Alex Schwazer. Ombre sull’antidoping

Il post precedente l’ho dedicato ai controlli antidoping su Marco Pantani. Ora voglio parlare dei controlli antidoping effettuati sul marciatore Alex Schwazer, che lo escludono dalle prossime Olimpiadi di Rio. Qui verosimilmente la camorra non c’entra. Ma il senso di una nuova ingiustizia è lo stesso fortissimo. Schwazer era già stato trovato positivo all’Epo anni fa. Voleva rigenerarsi, per questo si era messo nella mani di Sandro Donati, il tecnico sportivo che ha fatto della lotta al doping  (e ai controlli antidoping truccati) la sua ragione di vita, procurandosi inimicizie a ogni livello. Si stava rigiocando la vita. E aveva vinto la 50 km ai mondiali a squadre l’8 maggio a Roma. Il suo avvocato ha sostenuto la tesi della manomissione della prova. Conosco Sandro Donati da molto tempo ed è persona cristallina. Perciò vi riporto la sua dichiarazione:
“Sono il suo allenatore, ho trascorso la mia vita lottando contro il doping, per questo sono stato emarginato per anni dalle Istituzioni sportive. Posso garantire l’assoluta pulizia di Alex e l’incredibile contrasto tra lo ‘strano’ controllo dell’ 1 gennaio e i risultati di altri 14 controlli antidoping della IAAF e di 35 test ematici a sorpresa fatti dall’ospedale pubblico San Giovanni di Roma”. Ecco, io sto con Donati. Contro chi vorrebbe ora accusarlo delle stesse pratiche che lui ha combattuto in solitudine per anni.

Sta con Donati anche don Luigi Ciotti: “Alex Schwazer è un atleta che ha riconosciuto e pagato per i suoi errori e che, nel cercare di risalire la china, si è affidato a un maestro dello sport come Sandro Donati, persona verso la quale abbiamo un debito di riconoscenza non solo per i risultati ottenuti come allenatore, ma per lo scrupoloso, tenace, scomodo impegno a favore di uno sport pulito, libero dal doping e da quegli interessi politico-economici che ne hanno tante volte ferito l’etica e lo spirito.
Dopo mesi di intenso allenamento e due gare internazionali in cui ha ottenuto un primo e un secondo posto, Alex è di nuovo accusato di doping. Ma, come giustamente ha dichiarato Sandro Donati, non ci sembra del tutto lineare la procedura che ha portato a rilevare – con un esame eseguito a distanza di mesi dal prelievo l’uso di sostanze proibite. E ci chiediamo se dietro non ci sia l’intenzione di impedire, in base a interessi che poco hanno a che fare con lo sport, la presenza del nostro marciatore alle prossime Olimpiadi”.

Avete capito ora perché uno si allontana dallo sport? A proposito: commentando il delitto di Fermo (non fu spranga; ma di pugni si muore lo stesso; e anche di dignità e d’amore per la propria moglie…) ho scritto di provare schifo verso i protagonisti del calcio. Tutti?, mi si chiede. Lo preciso: certo non tutti. Né tra i calciatori, né tra gli allenatori, né tra i dirigenti. Ma verso quelli che, mettendosi insieme, a forza di scommesse, di corruzione e di “devi morire”, hanno trasformato lo sport più bello in un piatto rancido e disgustoso.

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