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Tutti da Leonardo, lo scienziato poeta dell’anticorruzione

A vederlo sembra un personaggio di Woody Allen. A sentirlo sembra un magnifico candidato alla parte di giovane ministro in un’Italia in cui si dice sempre che “non c’è nessun altro” e invece ce ne sono. Leonardo Ferrante, per esempio, a 31 anni è uno dei massimi punti di riferimento per i movimenti contro la corruzione. La lotta ai corrotti ce l’ha nel sangue. Sua madre Giacinta si è giocata la carriera da dirigente alla Regione Puglia per avere denunciato un caso di corruzione di cui era stata testimone. Dovette cambiare uffici, venne mobbizzata. Il giovanissimo Leonardo le chiese un giorno se fosse contenta di quel che aveva fatto. “Lei mi rispose: almeno ora dormo serena”. E’ di Foggia, Leonardo. “E di Foggia una delle cose che mi colpì di più da bambino fu l’assassinio di Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro che si era messo contro la mafia degli intermediari delle pratiche pubbliche”.

Lo guardi mentre in ritiro alla Certosa di Avigliana, tra le colline e i laghi intorno a Torino, conduce la prima edizione della sua scuola per una “cittadinanza monitorante”, termine un po’ astruso, glielo dicono in tanti, ma di cui alla fine si è convinto. “Viene da monitoraggio civico, ossia una nuova, grande corrente della cultura democratica. Ma il monitoraggio è uno strumento, chi lo usa è il cittadino che vuole sapere, che vuole controllare. E’ lui il soggetto”.
Leonardo su questo ha esperienza come pochi. Nel 2012 promosse una raccolta di firme contro la corruzione che arrivò a cifre sbalorditive, quasi un milione. Trecentomila, tutte insieme, le portò al presidente della Repubblica don Luigi Ciotti in persona. Poi, due anni dopo, è stato protagonista di una delle più note campagne di opinione, “Riparte il futuro”, che ha furoreggiato sugli schermi telematici di decine di migliaia di cittadini; e che si è tradotta nell’impegno pubblico di centinaia di candidati sindaci e di candidati al parlamento ad assumere come propria bussola il rifiuto della corruzione, nei comportamenti come nelle leggi. Simbolo da indossare, il famoso braccialetto bianco. Ecco, dietro quella campagna che ha chiesto di esprimersi pubblicamente per una nuova etica pubblica c’era un ragazzo di 28 anni, con questa sua idea che dal basso, e purché ci si creda sul serio, “si può fare”. Che qualche tartufo potrà anche adeguarsi alle astuzie di partito “ma alla fine non è mai come prima”.

Leonardo spiega alla platea i tre pilastri della sua strategia monitorante. Pilastro numero 1: diffondere la cultura dell’integrità e della non cooperazione alla corruzione. “Proprio così. Non cooperazione. Come non cooperarono Ghandi con gli inglesi e Martin Luther King con i governi razzisti americani”. Pilastro numero 2: formare agli strumenti anticorruzione. E li elenca tutti, compreso il celebre whistleblowing, “che non c’era ancora ai tempi della denuncia di mia madre”. Pilastro numero 3: creare luoghi e spazi (fisici e digitali) per il monitoraggio civico. Mentre illustra come si svilupperà quest’estate la sua campagna di alfabetizzazione civica, mentre sciorina il suo vocabolario d’assalto, con la camicia a quadretti senza colletto e le mani sempre a ravviare i capelli, ricorda ogni tanto Spennacchiotto, lo scienziato pazzo di Walt Disney. Spiega che il corrotto è nudo, “come nudo era Adamo, il primo nella storia ad avere usato un potere delegato per i propri fini privati”. Sicché noi, aggiunge subito, “dobbiamo diventare i vigilanti dell’albero, impedire che ci rubino il frutto”. Ammonisce che quella della corruzione sembra la strada più corta, e ci si sbaglia, “perché dalla corruzione non si esce, ti fa suo schiavo”. Cita Tolstoj: “se i corrotti fanno dell’unione la loro forza, gli onesti devono fare lo stesso”, e dev’essere l’unico che di Tolstoj si è tenuto in mente questa frase.

Somministra la parola agli invitati. Così educato e gentile che non diresti mai che possa guidar battaglie che chiedono spirito tostissimo. Mostra contento il suo simbolico zoo: il coniglio bianco, ovvero il colletto bianco codardo, e un simpaticissimo watch-dog, mastino dal guancione festoso.  La sera, quando la prima giornata della sua scuola sovversiva è finita, Leonardo sparisce nell’oscurità. Torna dopo un po’ tra gli allievi e gli ospiti con una mano chiusa, la apre, esce in volo una lucciola. E voi volete che questo poeta notturno della legalità non riesca ad acchiappare i corrotti alla luce del sole? La cittadinanza monitorante serve proprio a questo. Ne sentiremo parlare. Si accettano scommesse.
(scritto sul Fatto Quotidiano del 16.7.16)

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