DSC00777

Ve le do io le belle notizie, parola di Prof

Alla fine stasera ho detto: non ne posso più. Non ne posso più di telegiornali zeppi di sangue, dove il sangue in arrivo dal mondo sembra dare l’adrenalina ai giornalisti. Nizza, la Louisiana, Erdogan e quel colpo di stato che non si capisce chi l’abbia orchestrato (ho un mio dubbio ma per ora me lo tengo). Un’overdose, ecco, ha funzionato in me un bisogno di legittima difesa. E ho pensato “Per fortuna faccio il prof”. Già, almeno mi costruisco io nel lavoro le belle notizie. E poi le do agli amici blogghisti. Ecco dunque la bella notizia numero 1: università itinerante, il modo più bello, pieno e perfino poetico di fare università: tutto pronto, la quinta edizione si farà a Isola di Capo Rizzuto, avete presente la bellezza delle Castella? Tutti in un ostello confiscato, grazie a Libera. Dal 5 all’11 settembre verranno con me trenta studenti , che ho dovuto selezionare in una cinquantina di aspiranti, d’altronde più di trenta non ce la faccio. Avete idea delle cose che si vedono, si dicono, si pensano e si fanno durante un’università itinerante? Be’, la vera cultura è quella: incontri, testimonianze, visite, insieme prof e allievi e ricercatori. E parole e idee mentre si prepara l’aperitivo, mentre si fa il bagno e seminari fino a notte inoltrata. Tema, ovviamente, la Calabria della ‘ndrangheta e dell’ anti-‘ndrangheta, della cultura antica e dei miei laureati di cui già sapete. Grazie a Sabrina Garofalo, che ha dato ben più di una mano dalla terra che ci ospiterà.

Bella notizia numero 2. Subito dopo, dal 12 al 16 settembre, giusto il tempo di passare dalla maglietta e dalle infradito alla cravatta,si terrà a Milano a Scienze Politiche la sesta edizione della Summer School in Organized Crime. Tema: quello che mi sta forse più a cuore da decenni e che è stato rilanciato dalle polemiche di quest’anno: “Antimafia perché, Antimafia come”. Per discuterne come Dio comanda, incorporando nella discussione i punti di vista più critici, ma nella piena consapevolezza che il movimento rappresenta una delle poche cose belle che si vedano oggi in Italia. Trovate il programma, bellissimo (ed è stata una fatica, con Ombretta Ingrascì mia ottima vice), su www.cross.unimi.it. Sono soprattutto queste le occasioni in cui l’università segna la sua diversità da una caserma, quelle in cui si fa palestra di idee e studi e anche i più zucconi capiscono qualcosa. Ecco, stasera a un certo punto mi sono rifugiato in questi pensieri. Mi sono visto con i miei studenti e ho pensato “che bello”, basta con la mattanza.
P.S. Però anche voi mica siete tanto giusti. Sapete che cosa mi ha colpito su questo Blog in questi giorni? Il basso numero di visite ricevuto da uno dei post più dolci e deliziosi che gli avvenimenti abbiano scritto attraverso la mia tastiera:”dal mondo delle favole”. Ma andatevelo a leggere, accidenti. Se no hanno ragione i tiggì….
P.P.S. La foto (il celebre aperitivo all’anguria) è tratta dall’università itinerante dell’Asinara, 2013, come quella di FB

Leave a Reply

1 commento

  1. bordin

    Dalla Chiesa buongiorno, mi scusi ma credo che il problema siano proprio i professori!!!
    Mi sono iscritta all’università a 40 anni e quindi l’ho vista con occhi diversi; posso dirle che in tutto il corso di studi in Scienze Politiche, prima a Trieste e poi a Genova, i professori degni di tale nome saranno stati 3/4. In anni più recenti ho frequentato, per più anni, la scuola di cultura politica della Casa della Cultura di Milano: qui di professori “validi”, preparati e anche con idee innovative, ne ho incontrati molti, peccato che tutto il loro sapere serva solo a fare delle belle lezioni ma non se ne veda la realizzazione pratica; altrimenti non si spiegherebbe perché questo nostro povero paese sia ridotto così male! E’ questo che non capisco: se ci sono persone competenti e autorevoli come mai al potere ci sono (quasi) solo dei ciarlatani?? Non è che abbandonare il mondo dorato dell’Università richieda coraggio?? Ovviamente lei non rientra tra questi, ma non mi sembra in numerosa compagnia. Scusi lo sfogo. Saluti
    Luciana Bordin

Next ArticleIl popolo di Borsellino