McLuhan

Anonima assassini. Come svuotare il terrorismo

Io sto con quel commissario di polizia francese che ha lanciato la petizione: togliamo dalla stampa i nomi e le foto dei terroristi. Mai fu detta cosa più saggia, e a qualcosa del genere mi riferivo in un post precedente quando citavo Mc Luhan (nella foto, invece delle stragi): staccare la spina. I terroristi vogliono occupare lo spazio mediatico e noi, colti impreparati, glielo abbiamo consentito, amplificando all’inverosimile le loro “gesta”. Soprattutto dopo il Bataclan i giovani hanno paura, ma ormai hanno paura tutti. Si parla della terza guerra mondiale, frutto di decenni di ambiguità gaglioffe, di pigrizie opulente, di ossessioni imperiali, di piccole menti al comando, di elettorati muscolari, di tolleranze suicide…Si tira in ballo il terzo segreto di Fatima, taciuto finora perché terribile. Oggi finendo il tragitto stazione Termini- stazione centrale- metropolitana ho pensato “e anche oggi è andata bene”, ma non smetterò di farlo. Ho pensato che in fondo siamo come le scorte dei giudici nella Palermo della mattanza. Può succedere ogni giorno ma non per questo possiamo smettere di vivere. Intanto però abbiamo imparato che sotto le bandiere dell’Isis si riuniscono masse di squilibrati sparsi. Io credo che chi uccide un altro essere umano ha sempre uno squilibrio nella testa. Anche se lo fa per ragioni politiche o religiose. Il confine tra fanatici e psicotici è sottile, talora impalpabile. Ma è certo che molti terroristi vogliono riscattare un’esistenza senza senso uccidendo il senso degli altri. Nomi, foto, tivù e sempre tivù, gloria eterna. Questo vogliono. Dovrebbero trovare dall’altra parte un dio che appena arrivano li prende a pedate per tutto l’equatore. Ma questo non dipende da noi, purtroppo. Però possiamo non dargli né nomi né foto né tivù. Anonimato assoluto. Morire da sconosciuti. A noi non deve interessare nulla di loro. Al massimo gli anni e la provenienza. Nessuno metta in giro i filmati. Diamoli alle polizie. Forse solo le foto dei ricercati, ma evitando i toni da “pericolo numero1”. La guerra è psicologica. Per quello che possiamo svuotiamo  il terrorismo.

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