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La chiave inglese per smontare i pregiudizi

Il racconto di Cinzia da Edimburgo ha letteralmente spopolato su questo Blog. Angelo Giuseppe Pisanu, giovane italiano che sta assaggiando la vita in Inghilterra, lo ha letto e mi ha chiesto di potervi comunicare anche lui la sua esperienza. Lo faccio volentieri. Ecco che cosa ha scritto (il titolo è suo).

Freddi, altezzosi e distaccati. Senza conoscerli li immaginavo così gli inglesi, come i pronipoti di quelli che hanno colonizzato il mondo, come i broker londinesi, come quelli che impongono l’affitto ai propri figli. E il primo impatto con la società britannica qualche conferma in questa direzione me l’ha data, tra la scoperta dei bank hoildays, e lo stupore nel trovare delle caffetterie dentro le chiese anglicane. D’altronde i luoghi comuni hanno spesso un fondamento di verità. Ma in qualche mese di vita inglese, la mia ingenua scoperta è che di verità ne esistono anche altre. Esiste la verità di Sally che a 50 anni divide la sua casa senza pensieri sulla nazionalità di chi ospita. E se è vero che un affitto si paga col denaro, è vero anche che il suo sorriso mattutino o una lezione spontanea di inglese o un tour della città in bici si fanno perché si ha cuore. Esiste la verità dei vicini di casa, pensionati che, dopo una chiacchierata con i gomiti sulla staccionata, ti mandano inaspettatamente della cioccolata in regalo a casa. E ancora tanti volti sconosciuti che ti guidano per strada quando sei smarrito o che ti salutano dopo averti visto qualche volta passare. In questo paese dove, in barba ai titoli di studio, mi trovo a capire a con difficoltà e parlare in maniera sgrammaticata, provando identiche frustrazioni di chi da noi è straniero.

Ma la chiave inglese che ha smontato i miei pregiudizi non è oliata solo dalle persone che ho modo di incontrare, perché ci sono anche dei comportamenti sociali che fanno riflettere chi come me è cresciuto sotto cieli meno piovosi di quello britannico. Ad esempio riguardo la casa, quell’oggetto così simbolico e importante che nelle culture mediterranee e’ sinonimo di famiglia, tradizione, ricordi. Gli inglesi, come risaputo, vendono e comprano la casa dove abitare diverse volte nella loro vita, adattandola alle loro esigenze. Ad esempio una giovane coppia inglese cambia casa se ha dei figli ma non ha problemi a farlo ancora quando i figli vanno via e poi nuovamente alle soglie della pensione, esattamente come se la propria dimora fosse un vestito che diventa stretto e dopo una dieta torna nuovamente ad essere comodo.

Senza fingere perbenismi, credo che questo comportamento poco emotivo di compravendita immobiliare, sia indicativo di una visione non materialista della casa, come se non fosse ai muri che ci si debba affezionare e come se lo scenario della vita possa essere mutevole e imprevedibile senza troppi rimpianti. E noi, calorosa gente latina, che sulle nostre dimore abbiamo scritto tra le più belle pagine della nostra letteratura, dovremmo riflettere forse su quella maniera di investire emotivamente oltre che economicamente sulla casa, con lo sguardo troppo spesso rivolto solo verso l’interno, verso lo spazio privato, senza riguardi per ciò che sta la strada. Ma ciò che davvero la chiave inglese ha smontato in me, è senz’altro la presunzione di conoscere senza vedere e perciò di credersi in qualche modo migliori.

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