Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, al gran galà di inaugurazione del nuovo teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Firenze, 10 maggio 2014.
ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Maria Elena e Dacia: e venne il tempo del dibattito…

Che bello vedere il tifo che i blogghisti fanno per Sandro Donati e Alex Schwazer!! Ne sono felice. In proposito mi è venuta (e non solo a me) un’idea strepitosa, che per ora non posso dirvi. Vi dirò invece che non ne posso più dei dibattiti stucchevoli. Soprattutto di quelli che vorrebbero assumere una dignità morale. Due esempi per questo ferragosto (ma altri ne verranno…).
Esempio numero uno: la satira su Maria Elena Boschi. Mi disse circa vent’anni fa Michele Serra, a cui avevo confidato i miei scrupoli per certe vignette, che la satira deve fare male o non è satira. Serra non è persona feroce, anzi. Ma dava l’idea: la satira non si può fare con le frasi da educande e nemmeno con l’humour inglese (che è genere a parte). Può essere cattiva senza essere volgare, certo. Ma la volgarità dipende dalla volontà di deformare offensivamente la realtà o di infierire su un difetto fisico (e da altre cose). E Andreotti con la gobba? Difetto fisico, certo. Ma poteva un vignettista riprenderlo diversamente, o fargli diversamente le orecchie? Era volgare esaltare i tacchi di Berlusconi? O trattare da nano Brunetta? Per non parlare del pisello microscopico di Spadolini. La Boschi si è caratterizzata, assai più che per il genio del pensiero, per il disprezzo per gli oppositori e per una certa naturale predisposizione a lasciare libere le sue grazie, sin dal giorno del giuramento al Quirinale. Se uno ne fa una vignetta che è pura trasposizione in disegno di una sua foto pubblica può semmai essere criticato per difetto di fantasia. E allora perché tanta indignazione? O siamo tutti diventati improvvisamente delicati come poeti stilnovisti o qui c’è un effetto-potere. Propendo per la seconda ipotesi.
Esempio numero due: il dibattito sul referendum. Sentita l’altra sera Dacia Maraini spiegare in tivù le ragioni del sì. Bisogna cambiare, per tanto tempo si è detto che bisogna cambiare, ora bisogna farlo. Ma è possibile che mezzo paese non sappia dire altro? Almeno una, una cosa (che non sia la frottola dell’abolizione del Senato). Anche una donna intelligente come la Maraini…E allora siccome tutti dicono che il mondo dell’editoria così non funziona ed è pieno di combine e corruzione nei premi e nei saloni, stabiliamo che si cambia: d’ora in poi le scrittrici e gli scrittori più famosi potranno scrivere solo per le case editrici più piccole. E’ una fesseria? Certo, e pure stratosferica. Ma almeno si cambia, o vogliamo lasciare tutto com’è?

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