garcia marquez

Il mare che allunga la vita

Zoticoni che non siete altro!! Volete che non mi sia accorto che non sapevate nemmeno chi fosse Gian Pieretti e quale musica avesse “Il vento dell’est”? Poi dice le civiltà senza memoria. Per fortuna c’è il mare. Il mare (di Calabria) che ogni giorno mi suggerisce notazioni senza fine. Ad esempio, ma sì, che il mare rende ricchi. Non solo perché genera traffici, scambi, porti e fortune. Ma anche perché riduce meravigliosamente i bisogni. Osservavo oggi la piccola umanità che mi tiene compagnia sulla spiaggia lunghissima del mio villaggio calabro. I bimbi e i ragazzi non pagano nulla per divertirsi. Né palestre, né campi, né piscine, né divise firmate. Il campo (di calcio, di pallavolo, di tamburello) è la spiaggia, ognuno ci si veste, se si veste, come vuole, non c’è spreco di mamme avanti e indietro da casa e nemmeno ci sono istruttori. E poi c’è l’acqua salata, senza cloro, dove divertirsi a sguazzare, tuffarsi, giocare con la palla (sempre lei, fantastica invenzione), nuotare, prendere meduse. Un divertimento infinito, vero, di gruppo, fino allo stremo. Un divertimento creativo. E intelligente: torme di bambini che non sentono il bisogno di un videogioco per tutta la giornata e magari lo sostituiscono con la raccolta delle pietre.

E i vestiti? Vero, ci sono i babbioni che si vestono da mare. Ma per coprirti basta niente, il mare parifica. Costume da bagno, infradito, magliette semplici che se c’è vento durano tre giorni pulite e asciutte. E poi: in quale cinema andare, in quale teatro, quale tivù vedere, quale vita di società cercare, quando lo spettacolo più sublime lo offre la natura, e completamente gratis perché essa è matrigna ma è soprattutto madre generosa? Oggi mi sono sentito in colpa per essermi messo “The River”, dico “The River”. Ho pensato che nulla valeva la musica delle onde e del vento. Nascono pensieri e immaginazioni che il tempo splendidamente libero trasforma in fertilissime decisioni, altro che brain storming: idee per dare un senso all’anno che verrà, perché sono ben queste, alla fine, le virtù dell’ozio. Mi guardo intorno. Tutti si divertono, vivono, discutono e pensano senza essere obbligati a spendere. In montagna se non prendi la seggiovia e gli sci (e i ridicoli calzettoni scozzesi per il diporto) non sei nessuno. Al mare, se sei essere pensante, vivi da re anche se non hai gommone o barca o scafo o ferro da stiro travestito da yacht. Naturalmente se hai la spiaggia libera, e il mare calabro ne regala senza fine, quasi fosse una grande riserva naturale. Quando questo accade, il mare allunga la vita.

Lo so, è discorso partigiano, sento racconti di montagna e capisco di non avere del tutto ragione. Sta di fatto che i ricchi possono venire al mare, i poveri non possono andare in montagna. E che negli ormai pochi giorni all’anno che la respiro questa materia misteriosa da cui sorgono la luna e il sole mi sembra la cosa più straordinaria e irrinunciabile (mentalmente, almeno) messaci a disposizione dal creato. Del creato, d’altronde, ha tutti i colori. Già. Come spiega Garcìa Màrquez (foto) nel suo bellissimo “Racconto di un naufrago”, il mare non è blu, ma nelle 24 ore interpreta magicamente tutti i colori dell’universo: verde chiaro e verde scuro, blu e azzurro, arancio e violetto, nero e bianco…Credetemi. E studiatevi Gian Pieretti e Ricky Gianco, piuttosto…

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