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Libero Grassi oggi. E il dibattito in piazza ad Amatrice: la diretta, la diretta!

Oggi sono venticinque anni dall’omicidio di Libero Grassi. E ha un senso ricordarlo su questo blog. Che non si occupa solo delle denunce che mobilitano le decine di migliaia di visitatori, ma anche delle storie che aiutano a crescere, o delle emozioni che danno senso alla nostra vita, o della memoria dei giusti.
Venticinque anni. Dobbiamo tutti molto a questo imprenditore che trovò l’anima e  l’animo per ribellarsi alla prepotenza mafiosa. Che definì secondo parametri solitari (nel proprio mondo) il concetto di dignità e poi lo difese fino alla morte. Gli dobbiamo molto oggi che ci sono le associazioni antiracket, che c’è Addiopizzo, che c’è il turismo sostenibile, che si parla di etica di impresa. Oggi che scopriamo la facilità con cui le imprese in odore di mafia arrivano a costruire nelle città del centro-nord, dove ci sono stati i terremoti o dove i terremoti sfasceranno i loro edifici antisismici. Voglio ricordare lui, il suo coraggio, i silenzi ipocriti di Confindustria Sicilia, la sua splendida compagna Pina, donna colta e affettuosa con tutti i “nipotini dell’antimafia”. Guardate l’intervista di Libero a Samarcanda (qui sotto) e fatela vedere. Ha una potenza civile con pochi eguali.

Intanto avanza la consapevolezza che ancora una volta le tragedie naturali in questo paese sono amplificate (e tanto) nei loro effetti dalla ossessione dei profitti privati, anche mafiosi, e dalla ignavia di chi dovrebbe controllare. Già, gli ignavi, i don Abbondio, i fantasmi della nostra più grande letteratura si aggirano sempre tra noi e piegano a sé la vita pubblica. I muri antisismici con il polistirolo dentro. Chissà chi ha collaudato… Vedete, di fronte a questo scempio non sogno il linciaggio, e nemmeno che i responsabili, come dico io, vengano presi a calci nel sedere per tutto l’equatore. Propongo per loro la pena seguente: che essi vengano portati tutti insieme a fronteggiare, ciascuno per la sua parte, un civile e moderno dibattito nella piazza di Amatrice con gli abitanti delle zone terremotate. Con moderatore autorevole (dunque non il solito Avvoltoio), obbligati a rispondere alle domande in diretta televisiva. Mi basterebbe questo: vedere le loro facce in diretta televisiva.

[P.S. Confessione. Ieri, dopo anni, sono andato a vedere una partita allo stadio: era il derby della Calabria, Catanzaro-Cosenza. Nel minuto di raccoglimento per le vittime del terremoto non c’è stato un solo fischio (al Nord ne scappa sempre qualcuno…). Solo applausi, corali, per tutto il minuto. Io non ho applaudito, non mi sembra appropriato in questi casi. Ma ho poi pensato che forse gli applausi sono stati così lunghi e forti anche per scoraggiare il fischio solitario…]

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