censura

Danni collaterali del terremoto: ci mancava la censura

Quando ero bambino, a scuola ci facevano praticare un gioco particolare. Si chiamava il gioco del silenzio. Mani in seconda (ossia riunite dietro la schiena) e bocca cucita. Il più bravo era quello che riusciva a stare zitto per più tempo. In altri termini, il silenzio veniva premiato. Lo si può prendere come un inno alla disciplina (il fascismo era passato da poco più di dieci anni) o come un inno all’omertà, dipende. Nel tempo ho fatto mente locale a un’altra e più completa possibilità: quella della disciplina omertosa. Ecco, è questo che mi viene in mente quando vedo giungere nelle zone terremotate funzionari di Stato che intimano solennemente, come se fossero i comandanti di una caserma, che non bisogna andare a caccia delle responsabilità, che bisogna tacere e fare lavorare i soccorsi. Ognuno, dicono, sta facendo il suo dovere. Su questo non abbiamo dubbi, non sapendo dal vivo quasi nulla e vedendo le immagini di tante persone generose, in divisa o meno, che aiutano in ogni modo. Se tutto sarà stato fatto bene, se varrà il modello Friuli o tutti gli altri che abbiamo avuto, lo sapremo a suo tempo.
Quello che invece a questo punto ci sentiamo di dire, e su cui chiediamo di accertare le responsabilità (dibattito in piazza con diretta televisiva!), è che sono molte le cialtronate e le disonestà realizzate “prima” del terremoto. Altro che stare zitti.Gli alti funzionari dello Stato giurano su una Costituzione che prevede la libertà di parola e di critica, ci manca pure che la si strangoli quando massimo è il dovere di parlare. Che passi, come vorrebbe anche qualche editorialista,  il principio omertoso che la meglio parola è quella che non si dice. Lo raccontano i giornali più ufficiali, d’altronde: ci sono stati falsi certificati (chiaro il concetto?) per chiese e caserme. Per favorire gli sciacalli del pre-terremoto, cioè, interi manipoli di persone investite di pubbliche responsabilità hanno dichiarato il falso sui collaudi e su altro. E noi dovremmo stare zitti in nome della lotta al disfattismo? Disfattisti (delle città, dei diritti, ecc) sono gli alleati di chi ha barato, degli omicidi colposi su cui indaga la magistratura, di chi ha inventato il polistirolo antisismico. O no?

N. B. E a proposito  ricordate che domani chiudono le domande di iscrizione alla Summer School sulla criminalità organizzata in programma a Scienze Politiche a Milano dal 12 al 16 settembre (titolo: “Antimafia perché. Antimafia come”). Non arrivate fuori tempo massimo, per favore. Tutto su www.sps.unimi.it!!!
P.S. Ringraziate Pier Paolo Farina che vi ha consentito nel post precedente di andare subito a vedere l’intervista storica a Libero Grassi

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18 commenti

  1. Concordo con Lei. Io che ho una vita piena di problemi e trovo sempre muri di gomma che mi rimbalzano mi viene voglia di raccontare le mie vicissitudini ma sono una persona troppo comune per essere ascoltata.

  2. Non c’entra molto, ma giusto per parlarne….. La sera che uccisero suo padre sembra che la preoccupazione di qualcuno fosse quella di non vedere le auto bene allineate nel piazzale della caserma Bonsignore…….

  3. Io…come Lei…non taccio…nel mio piccolo ,ma attorno a me vedo solo persone “anestesizzate”…Aspetto uno scatto da parte di tutti…contro questi personaggi che prima,dopo e sempre…in giacca e cravatta si presentano e fingono di partecipare al dolore individuale che distrugge chi ne è colpito…Persone come Lei è me…siamo “scomode”…

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