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Ecco a voi l’università itinerante con l’occhio (e il cuore) dell’artista

Questa è la lettera bellissima giunta ieri sera all’università itinerante da Alessandro Sipolo (foto), operatore con i migranti a Brescia, grande cantautore (cercate, sentite “Eresie”…), e mio grandissimo allievo. Alessandro ieri aveva un concerto ed è dovuto partire prima. Credo non ci sia spiegazione migliore del senso di questa esperienza calabrese…

Isola di Capo Rizzuto, 09.09.2016

Chi aumenta sapienza aumenta dolore.
Giordano Bruno
Fosse stato con noi, T.S. Eliot, avrebbe forse preferito settembre ad aprile, per l’incipit della sua “waste land”.
Per lasciarci le stesse parole, posate però sui crinali ed orizzonti differenti. Per parlare delle speranze d’ogni semina, seccate non dall’aridità ma dalla paura, puntuale come una campana domenicale, pigra e inesorabile, come una processione. Settembre “…è il più crudele dei mesi/genera lillà da terra morta/mescola memoria e desiderio/eccita
molli radici con uno scroscio di pioggia…”
Abbiamo intravisto semi e radici che attendono piogge affidabili. Non la vampata spettacolaredi un temporale. Ma la costanza scientifica di un irrigatore.
Raffaella, Domenico, Giuseppe. Mani istruite dai libri e dai campi. Bocche abituate a contare le parole che servono, più che a declamare quelle che piacciono. Carolina, la sindaca “bloccata”, sospesa in un limbo buio e spopolato, però ancora scaldata da una brace, pur flebile, non ancora rassegnata a dichiararsi sconfitta.
Matteo, l’uomo dal cuore grande e pesante, saldo nel maremoto della perdita di senso, ancorato a Libera,una comunità certamente cementata da valori condivisi, ma anche dal sangue delle vittime innocenti. Carlo, un altro eroe borghese. Votato alla terra per proteggere le persone che la abitano dai padroni che la avvelenano.“…
Venite all’ombra di questa roccia rossa/e vi mostrerò qualcos’altro/ all’ombra che al mattino vi striscia alle spalle/ o all’ombra che alla sera vi si leva intorno:/vi mostrerò il terrore in un pugno di polvere…”
Ci assale la nausea della sconfitta, l’aria asfittica di una realtà che pare immutabile. Lo schianto di queste biografie donchisciottesche contro le pale (eoliche) pare scontato. Pare sia l’antropologia, più che la criminalità, a dettare la sentenza. Ma è proprio allorache appare evidente il contrario. Che l’acqua più buona d’Italia, quella calabrese, ci schiaffeggia la faccia per darci la sveglia. E si palesa ciò che persino Eliot avrebbe inteso, nonostante il suo rincoglionimento mistico ereazionario. Non è sempre stato così. Non sarà necessariamente così. Questa “terra” non è “desolata” per un destino malvagio, come nelle consuete traduzioni dell’opera. Questa “waste land” è “devastata”. Altra cosa.Non esiste “castigo di dio”. Esiste l’arbitrio e l’azione degli uomini. Esiste un potere tecnologico e arcaico che dev’essere nominatosenza sofismi: la ‘ndrangheta. Potere esercitato da nomi e cognomi. Nel silenzio di molti. Contro i diritti di tutti. Esiste l’isolamento di un territorio, senza il quale questo potere sarebbe quantomeno ridimensionato.
Esiste però anche altro.
La memoria di due civiltà grandiose, su quella stessa terra. La potenza, dirompente e disarmata, delle cooperative sociali crotonesi. Esistono gruppi di giovani che arrivano da tutto il paese. Conoscono. Capiscono. Racconteranno. Esistono i 20 minuti di chiacchiere in auto con Raffaella: “Come pensate di tradurre lo studio teorico in azioni concrete? Come si evita il rischio dell’autoreferenzialità?-“Beh… direi le denunce, la vicinanza alle vittime, gli incontri, i consigli comunali, le manifestazioni, i presidi…”-“Anche in Calabria c’è chi si mobilita. Forse non ne abbiamo parlato abbastanza. Però se vuoi lanciare un messaggio qui, devi trovare il modo… Sennò non viene nessuno.”
Ho capito di non aver prestato abbastanza attenzione a chi ci stava prestando casa. A chi ci può introdurre in un contesto per noi sfuggente. Ai perché del primato dei fatti sulle parole, dell’esempio sull’ideale, làdove la terra per gli ideali, ancora, è arida. La forza di un semplice contratto regolare. Di un concerto prima di una conferenza. Ogni terreno, a seconda delle proprie caratteristiche, deve essere preparato, prima di ogni semina. Enella semina di contenuti, così come in quella agricola, vi è una regola decisiva, in Calabria più che altrove: il metodo conta almeno quanto il merito, e il mezzo non meno del fine. Bisogna trovare le parole giuste, non per rimpolpare i dibattiti elitari dell’accademia. Ma per restare prossimi a chi in Università, per ora, non ha mai messo piede. Per descrivere le luci che già esistono, ma rischiano di non essere raccontate.
Bisogna avere gli occhi imbizzarriti di Giacomo Panizza, rubati ad Amleto. Pieni della follia necessaria per dire ciò che si vuole facendo finta di con comprenderne i rischi. Sopra le terre dei fuochi fatui, piccoli fuochi di Resistenza esistono già.
Vanno scoperti, sostenuti, messi in relazione con le esperienze già vittoriose. Bisogna preferire il nostro Calvino all’inutile Eliot. Bisogna affinare la vista per scorgere le città invisibili :“cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno. E farlo durare, e dargli spazio.”
Ringrazio di cuore il Prof per questa ulteriore opportunità

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