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La scelta di Gianmarco: la mia strada è la strada (raccontata da me medesimo)

E provateci voi: “Prof, io me ne vado, mi scusi se non gliel’ho detto prima, ma non trovavo il modo”. E come non bastasse, dieci secondi dopo: “Stanotte parto per Napoli”. Un fottone. Uno degli studenti migliori, già laureato triennale, un animatore, anzi un leader nato, uno che agli esami punta diritto al 30, che se ne va. “La laurea magistrale non la prendo, per me è una storia chiusa. E’ da un anno che non do più esami, prof. Dopo la triennale ho fatto solo il suo e il laboratorio sulla camorra. Per il resto zero, non mi interessa più”.
Gianmarco (in foto a un campo di “EState Liberi”) è energia e simpatia allo stato puro. Alto, riccio scuro, occhiali, tre anelli nell’orecchio sinistro. Una passione civile inesauribile e una curiosità metà sbirro e metà scugnizzo incamiciate in una educazione da galateo, almeno con gli adulti. E con le signore quasi all’inchino. Ora stop, tutto finito. “Voglio andare nelle scuole difficili, nelle scuole di periferia. Lavorare con i ragazzi emarginati. Ma che educazione alla legalità si potrà mai avere se non si parte di là, se non si costruiscono sulla strada le basi di un altro modo di stare insieme, se non ci si sporca le mani?”. Hai voglia a dire che la laurea magistrale, roba di ancora uno, due anni, varrà poi per tutta la vita. Che un concorso, un ruolo incisivo, anche su questi temi che gli stanno a cuore, potranno dipendere domani dal titolo di studio. Hai voglia a spiegare che l’illegalità nasce anche in mezzo a signori benestanti che le buone maniere sanno usarle e mandano le figlie ad affinarle nei collegi più esclusivi.

“E’ un anno che lavoro con i ragazzini e con gli studenti delle superiori. Sono stato invitato nelle scuole, al ‘Pertini’, alla ‘Immaginazione e lavoro’, un professionale per baristi o parrucchieri, dai salesiani a Sesto San Giovanni. Io gli parlo di legalità e democrazia, anche di lotta alla mafia, e loro mi stanno a sentire. Alla ‘Munari’ abbiamo fatto i giri della memoria. Pensi che gli insegnanti mi chiedono a volte come faccio a tenerli attenti, perché loro non ci riescono. Insomma, vedo che quando ci parlo, coi ragazzi, scatta un’intesa stupenda, che in gruppo si possono fare belle cose. E ci voglio provare. Lo vuol sapere qual è il mio luogo ideale, quello in cui mi sono sentito più realizzato in vita mia? E’ piazza Magione, a Palermo, dove il 23 di maggio, per l’anniversario di Falcone, andiamo da anni a lavorare con i bambini più piccoli delle scuole di tutta Italia. Disegni sui giudici e su Libero Grassi, oppure i cruciverba antimafiosi”.

L’avevo fiutata da poco, da troppo poco, questa virata improvvisa. L’interesse per i maestri di strada di Napoli, la lezione all’università di Milano del loro presidente, Cesare Moreno, il grande insegnante sempre in sandali. Ecco perché voleva venire a sentirlo; io non lo sapevo ma lui con Ilaria, un’altra mia allieva, aveva già partecipato (gli unici due del nord!) a un bando per un corso di formazione per educatori a Napoli proprio con il maestro di strada per antonomasia. E certo si sarà convinto ancora di più della sua scelta sentendo che proprio un mito come Moreno non è laureato (“non chiamatemi dottore”).
Pensi a questo addio accademico e non riesci a tradire il magone. “Ma no, prof, sono i frutti del suo insegnamento. Lo ricorda che cosa ci ha detto il primo giorno in aula? Ha citato Machado: ‘La strada non c’è, la strada si fa camminando’. Ecco, è proprio vero, si fa camminando…”. I frutti del suo insegnamento… Chissà se lo pensa davvero  Gianmarco Crescentini, origini marchigiane, mentre cerca di gettare un ponte affettivo nel momento della partenza. Magari dice la verità.

E in effetti se si ripassa un po’ al rallentatore la sua giovane storia forse si trovano i segni. Ecco la tesi di laurea triennale su padre Pino Puglisi, il prete che ha fatto antimafia educando i bambini all’oratorio, tirandoli via dalla strada di Brancaccio con qualche preghiera e molti giochi e risate. Ecco quelle espressioni rapite al corso di Sociologia e metodi di educazione alla legalità, quando parlavamo di don Milani e don Gallo, di Basaglia e don Ciotti, o quando è venuto Aurelio Grimaldi a raccontare “Mery per sempre” e il carcere minorile Malaspina di Palermo o quando abbiamo incontrato Mimmo Sorrentino, il regista del teatro delle detenute di alta scurezza di Vigevano. E’ vero, non perdeva una parola e prendeva appunti come nemmeno un professionista. Ma non l’ha mai dato e non lo darà mai quell’esame, Gianmarco. Si illuminava, sognava, ma andava da un’altra parte. Perché la strada si fa camminando.
(scritto sul Fatto Quotidiano del 24.9.16)

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29 commenti

  1. Beh, mi é venuto il magone… tutto questo é speranza, é fiducia in un mondo migliore, che comincia ogni giorno, nel nostro presente. Dal nostro presente. Grazie a Gianmarco. E grazie a Lei, Professore, per la condivisione di tanta Bellezza e per tanto, tanto altro ancora.

  2. Un grande, Gianmarco. Conosco persone splendide che hanno fatto una scelta simile qualche anno fa e non mollano. Uno di questi è Enrico Muller. Con lui collabora una persona eccezionale, Maria De Marco.

  3. Conosco un bel trentenne che si trova a vivere nelle scuole difficili della mia Campania. Sono 3 anni con questo. ” Professo oggi a casa è festa? – Cosa festeggiate? – Papà esce ra galera”. Eppure ha scelto queste zone. Non vuole andare via. Vuole lottare. Di sicuro un po’ seminerà.

  4. Una scelta coraggiosa e bellissima. Un po’ come i ragazzi del Centro Padre Nostro fondato da Padre Pino Puglisi che portano avanti la sua missione.

    E se poi c’è un bel rapporto tra professorie studenti, è quasi come tra un padre e un figlio, accompagnandolo nel suo percorso scolastico.

    Complimenti di cuore a questo ragazzo!

  5. É sempre una gioia rendersi conto del fatto che forse non siamo poi così soli. Stima per lei e per questo giovane ragazzo pieno di passione.
    Più persone come Gianmarco ci vorrebbero in mezzo a noi!! I nostri giovani lo meritano. Rita Oriunto Emilia Lanzaro Francesca Nugnes Caterina Gaudino Katia Agizza Teresa Manna se ho mancato qualcuno saprete scusarmi. Ragazze io mi sono emozionata non so voi. I nostri ragazzi non sono soli!!

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