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Scrivere di mafia. Quel giorno che Corrado Stajano mi disse…

Quest’articolo è stato scritto per TODOMODO.club. Cronache del Divenire (www.todomodo.club), mensile online appena lanciato da Lillo Garlisi. L’idea di base è che si possa scrivere di quel che succede senza l’ossessione dell’ attualità, della notizia che deve ancora arrivare. Condivido.

Un giorno Corrado Stajano mi disse che i libri sono come i fiumi. Vanno, si slargano in anse, sembrano placidamente immobili, eppure vanno, vanno e portano. Fino al mare. E mentre vanno irrigano. Era circa trent’anni fa. Mai metafora fu più indovinata. Quando incontro un giovane che mi racconta di avere trovato il tale mio libro nella libreria del padre o su una bancarella dell’usato, quando mi arriva una richiesta di intervista su un mio libro dalla Norvegia o ne trovo uno citato ripetutamente su una tesi di laurea in Belgio o in Francia, penso a Stajano, alla forza delle cose che si dicono senza pensarci, naturale distillato di saggezza, ma che nel più giovane si ficcano nel cervello e modificano le forme del pensiero. Già, come ci sarà arrivato fin lì quel libro vent’anni dopo la sua pubblicazione, senza una campagna pubblicitaria alle spalle, esemplare solitario e sconosciuto in viaggio per l’Europa?

La parola scritta si scava il suo alveo secondo modalità imprevedibili, a volte stupefacenti per le combinazioni umane di cui si avvale. In fondo se lo merita. Perché la scrittura è operazione diversa e più faticosa dall’orazione. La parola parlata può essere affascinante, può anche essere fissata in immagini memorabili e suggestive. Ma quel che rimane allora è un principio, un giudizio, una similitudine, anche folgoranti. Mentre il ragionamento che promuove e sospinge la capacità di pensiero sta nella scrittura.

E quando si parla di mafia c’è appunto bisogno di ragionare, di distendere il pensiero -certo, anche per farlo palpitare nell’attimo decisivo-, perché occorre misurarsi con le infinite sfumature dell’animo umano (“La mafia ci assomiglia” diceva Falcone), per descrivere con la santa pazienza dell’artigiano le differenze degli atteggiamenti e dei comportamenti: la connivenza, la convergenza, la compatibilità, la funzionalità, e non solo l’amatissima, scandalosa “complicità”. Se c’è argomento che non tollera semplificazioni questo è proprio il fenomeno mafioso. Scriverne, dunque, e non solo per i libri. Ma anche per sceneggiature (quella dei Cento passi è stata riscritta diciassette volte), per inchieste, per copioni teatrali, per rapporti istituzionali. Scriverne e scriverne bene. Usare un linguaggio ricco per non essere come i ragazzi a cui don Milani spiegava che ogni parola in meno nel loro bagaglio era un calcio nel sedere in più che avrebbero preso nella vita. Se dovessi spiegare a un ragazzo come ho potuto ribellarmi nella mia vita ai poteri che volevano costringermi a ingoiare la violenza e a recitare compuntamente la parte dell’orfano, gli direi così: perché ho avuto un maestro e delle professoresse che un giorno lontano mi hanno insegnato a scrivere.
(nella foto Corrado Stajano)

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13 commenti

  1. Quelli, Nando, sono professori che davvero valgono nella vita, perche’ l’arte di scrivere nella vita e’ semplicemente favolosa…e’ l’espressione con cui di trasmette qualcosa a chi nel tempo non ha mai perso la voglia di leggere e di esprimersi a sua volta!

  2. Eheheh si! Contano tanto i bravi insegnanti.
    Oltre naturalmente al soggetto ben predisposto!
    Incontrai qualche tempo fa la mia insegnante di lettere delle medie che frequentai nei lontani anni 60.
    Ringraziandola x la sua bravura nell’infonderci il piacere della cultura ebbi la sorpresa di sentirle dire che il suo merito era relativo alle persone in grado di recepire.Non tutti infatti la ricordavano con eguale piacere ed entusiasmo e addirittura , incontrando, neanche la riconoscevano.
    Allora pensai alla mia maestra che ricordo con grande affetto , ai miei insegnanti del liceo che , anche loro , hanno lasciato una traccia indelebile su di me ed ho capito che la mia vecchia prof.aveva ragione! È tutto un discorso personale! Se la materia umana è buona viene forgiata bene dal.bravo insegnante altrimenti …il vuoto!

  3. Svuoterei volentieri quelle graduatorie di tutti quei pseudo-insegnanti che mirano solo ed esclusivamente ai privilegi del mestiere di “insegnante” e ignorano invece l’importanza del loro ruolo nella crescita di un ragazzo. Non si assisterebbe alle insufficienze di tanti maestri e professori nelle scuole di oggi…..ahimè!!!!!!

  4. Prof. mi hanno colpite queste parole: “ogni parola in meno nel loro bagaglio era un calcio nel sedere in più che avrebbero preso nella vita. Se dovessi spiegare a un ragazzo come ho potuto ribellarmi nella mia vita ai poteri che volevano costringermi a ingoiare la violenza e a recitare compuntamente la parte dell’orfano, gli direi così: perché ho avuto un maestro e delle professoresse che un giorno lontano mi hanno insegnato a scrivere.” Per me questo suo blog è un grazie a tutti quei bravi insegnati che con passione trasmettono le loro conoscenze. Grazie di cuore

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