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I beati Paoli. Il matrimonio (che s’aveva da fare) di Paolo Hutter

Ieri, inteso come sabato, è stata celebrata l’unione civile di Paolo Hutter e Paolo Oddi.  Un piccolo grande avvenimento. Sono amico di Paolo Hutter da decenni. Non ho potuto partecipare al matrimonio in Comune, purtroppo. Ho trovato però un’ora per andare con la Biondina alla “merenda” che aveva organizzato nel pomeriggio a casa sua, in un cortile sui Navigli. Era felice, Paolo, raggiante; e sfoggiava una anomala eleganza, lui sempre così poco formale. Un matrimonio intessuto di diversità: dei cosiddetti “orientamenti”, del colore della pelle, delle religioni, dell’età. Un piccolo popolo piacevolissimo. E un’atmosfera romantica creata dai violini che andavano dal vivo, musiche dell’est europeo, anche se poi è arrivata pure la taranta. Sembrava tutto leggero e sincero, assenti convenzioni e capannelli interessati. A questo amico ostinato nelle sue convinzioni e con il gusto inesauribile del dialogo voglio da qui fare gli auguri ma anche i complimenti. Vedendo il matrimonio dei due Paoli e la semplicità con cui hanno saputo offrire quell’atmosfera, mi sono interrogato infatti sul perché tanti non ne siano capaci. Sui ripetuti spettacoli di una gioia faticosa. Questione di vincoli, certo; ma anche questione di testa, e probabilmente di cuore.

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5 commenti

  1. Concordo, senz’altro! Mi permetto di osservare che Paolo Hutter non da oggi manifesta il proprio “orgoglio” – come usa dire con una parola volutamente provocatoria -. Pochi, ahimé, troppo pochi gli uomini pubblici coerenti con la prooria indole, consapevoli di poter essere da incoraggiamento per i tantissimi omosessuali timorosi di manifestarsi, per poter vivere appieno la propria intima essenza.
    Mi congratulo con lei, Prof. Dalla Chiesa, per avet definito matrimonio la legalizzazione dell’amore fra due uomini: anche questo,a parer mio, è il viatico per il riscatto sociale di noi omosessuali. Ma non mi sorprendo: la stima per lei è tanto profonda quanto onorevole è il suo antico impegno civile, che le fu infuso – mi permetta – dall’esempio del suo compianto papà. Uomo retto, uomo raro, uomo delle istituzioni.

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