Tu chiamale se vuoi emozioni. L’ultima relazione antimafia su Milano e il ponte più bello

Vero, sono stato assente da questo schermo per un po’. Ma che volete fare quando siete zeppi di lavoro e di emozioni? Credo di avere dormito gli ultimi giorni quanto si dorme in una notte o quasi. Dovevo finire la relazione (la settima, quella conclusiva) del comitato antimafia istituito dal sindaco Pisapia, che ho avuto l’onore di guidare per quasi cinque anni. Non so se si possa capire che cosa vuol dire lavorare su un tema così per la propria città, per darle la sveglia, per difenderla meglio. Ecco, io questa responsabilità me la sono sentita addosso, anche se i membri del comitato hanno potuto dedicarsi a questo compito ognuno strappando il tempo alla propria professione.

Ed è stata un’emozione chiudere questa esperienza, pur avendo iniziato da poco quella in regione Lombardia. E’ stato bello potersi impegnare nel nome di Milano dopo che per decenni si era detto che a Milano la mafia  non c’era, farlo per il primo sindaco che ha messo la lotta ai clan nel suo programma elettorale. Nel passaggio di consegne, ieri sera a Palazzo Marino, mi sono un po’ emozionato. Il nuovo comitato sarà presieduto da una bravissima magistrata, Carmen Manfredda, che ha accumulato in carriera molti titoli, anche internazionali, contro la criminalità organizzata. Una sola richiesta rivolgo ai cittadini per i quali abbiamo lavorato: leggetevi la relazione, tenetela come punto di riferimento, la trovate nelle news del sito del Comune. Poi dalla settimana prossima la troverete andando alla voce commissioni e comitato antimafia. C’è il racconto delle fatiche di Expo, delle loro ragioni, degli allarmi inascoltati, delle vittorie che progressivamente si sono però ottenute, dello stato attuale della città, la presenza mafiosa e il movimento antimafia, e soprattutto ci sono le raccomandazioni frutto della nostra esperienza. Ecco, quelle raccomandazioni non dimenticatele. Per non chiedere ogni volta che cosa si può fare.

Emozioni anche a Corsico, la sera di giovedì (in foto uno spicchio della piazza). La rivolta degli onesti, dalla gente che non vuole più piegarsi alla ‘ndrangheta che per decenni ha fatto dell’hinterland sud di Milano il suo giardino, per usare un’espressione cara a Borsellino. Il sostegno popolare, ampio, combattivo, a Maria Ferrucci, l’ex sindaco intimidita in consiglio comunale. La constatazione bellissima che d’ora in poi nessuno è più solo. E quell’immagine che mi è venuta d’impeto, mentre intervenivo, del ponte tra Milano e la Calabria, che ha commosso gli studenti che hanno fatto con me in settembre l’università itinerante a Isola di Capo Rizzuto. Su quel ponte cammineranno i giovani calabresi in cerca di un futuro pulito, e a ogni passo che faranno saranno più liberi; ma anche noi a ogni passo nella direzione opposta saremo più liberi, perché sarà più libera l’Italia. E alla fine Platì e Cutro, San Luca e Gioia Tauro, Limbadi e Rosarno, invece di essere i fortini da cui partono gli ordini diventeranno il luogo della rivolta morale. Dice: perché hai urlato tanto quando sei intervenuto? Risposta: in genere non lo faccio, ma mi è venuto, irresistibile. C’è una bella differenza tra l’urlo della demagogia e l’urlo del cuore. O no?

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