Addio a Tina, la partigiana che combatté due volte per la democrazia

Pubblico qui sotto il testo della mia rubrica di Radiopop.  Ma prima voglio salutare con rimpianto Tina Anselmi, deputata, ministra, staffetta partigiana che combatté due volte per la democrazia: durante la Resistenza e presiedendo la difficilissima commissione parlamentare di inchiesta sulla P2. Pensavano che una donna in quell’incarico se la sarebbero mangiata. Invece fece vedere i sorci verdi a poteri occulti e poteri palesi e pronosticò altre future P2. Ebbi la fortuna di essere ricevuto a casa sua a Castelfranco Veneto dopo un’assemblea antimafia in una scuola. Restai ammirato dalla modestia e dal decoro immenso di quella casa. Spero non abbia visto le “nuove generazioni” democratiche andare in festa all’attacco della “sua” Costituzione, accusata dei mali dell’Italia. P2, corruzione e malgoverno: sapeva bene di essersi servita proprio della Costituzione per combatterli. Addio, Tina.

E ora una piccola riflessione sul terremoto che demolisce (anche) i diritti, e rende i deboli più disuguali di prima.
“Buona settimana a tutte, buona settimana a tutti. Purtroppo la incominciamo avendo negli occhi le immagini di ieri. Della distruzione. Della disperazione di donne e uomini che come pellegrini sconsolati vanno ogni mattina davanti alle loro case per vedere se le hanno ancora in piedi per metà o per un terzo. Della alienazione di famiglie alloggiate in alberghi sconosciuti in zone sconosciute. O della paura di stendersi in un letto, l’incubo del riposo a occhi chiusi, il sonno temuto come inganno anziché desiderato come rifugio dei giusti.
Il freddo e talora l’acqua battente e il terremoto: tutto insieme. Come se il mondo congiurasse senza pietà contro i bisogni, i diritti, le speranze di una comunità di persone, sulle quali si sono abbattuti e si abbattono la sfortuna, la violenza della natura, l’imbroglio degli umani. Il terremoto è forza cieca, ingiusta. Li vedevo ieri, questi fratelli e sorelle, sugli schermi di RaiNews, attraverso i racconti mai banali di un giornalismo asciutto, inframmezzati di scosse. E capivo che non erano uguali a me nemmeno formalmente, che il terremoto li ha privati di diritti, li ha resi più disuguali, e li renderà nell’inverno alle porte ancora più disuguali, altro che rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale come prescrive la nostra Costituzione. Il terremoto se ne infischia dei principi e di tutte le costituzioni, strapazza la storia di un borgo e sbriciola le chiese più preziose, certo non pensa a tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione. Forse ci siamo abituati allo Stato ingiusto, ma siamo meno abituati all’alleanza tra l’ingiustizia sociale e l’ingiustizia della natura, quest’ultima più terribile anche se siamo più inclini a comprenderla.

Vorremmo delle leggi che attenuassero l’ingiustizia, ma non ci sono. Anche i bambini, tra tende e scuole antisismiche crollate, avranno meno possibilità di godere dell’istruzione obbligatoria e gratuita. Vedi le immagini televisive e capisci, forse per la prima volta, che il terremoto non è come la morte, non è come la livella di Totò, perché non livella un bel nulla. Piomba sui diritti dei deboli, dei vecchi che non hanno saputo sfidare il mondo, e li travolge, quasi li punisce. Costruisce esseri umani indifesi. Soli senza casa. Soli tra un sindaco che non ha più il suo paese e vigili del fuoco venuti da lontano. Soli tra una scossa e l’altra. In una specie di recinto senza Costituzione, dove nemmeno più il domicilio è inviolabile, in un vuoto di possibilità, dove non è dato più di immaginare l’ uguale dignità sociale.
Per questo, stavolta, buona settimana a voi ma soprattutto buona settimana a loro.”

(dall’ultima puntata di “Secondo me”, rubrica su Radiopopolare del lunedì mattina, 10.30)

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6 commenti

  1. Vero, professor Dalla Chiesa! L’etica istituzionale di suo padre, di Tina Anselmi e di pochi altri servitori della nostra democrazia costituzionale ci rendono fieri del loro ricordo.
    La gloriosa, e perciò umile e determinata, staffetta Gabriella sarebbe stata la nostra onorevole Presidente: ma nel 2006 le si preferí Napolitano. Fu un subdolo atto, a parer mio, per distogliere, definitivamente, l’attenzione pubblica per i poteri occulti e palesi.

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