“Sessantottini del sì”. Malinconia referendaria

Il Sessantotto. Credo di essere stato un privilegiato a incontrarmi con quella tempesta culturale quando avevo diciotto anni ed ero appena uscito di casa per andare al pensionato universitario della Bocconi. Fu come rinascere, riscoprire tutto. Bellissimo. E ho imparato molto perché, contrariamente a quel che si racconta, chi ci credeva leggeva e studiava molto. Ma mi sono sempre rifiutato di fare il reduce, di fissare in quegli anni la mia identità. Anche perché per fortuna nella vita ho fatto tante altre cose e diverse ne ho fondate o promosse. Per questo non ho firmato una dichiarazione collettiva per il “no” dei contestatori dell’epoca.

Per questo non capisco i “sessantottini per il sì”. Che mi mettono anzi addosso una certa malinconia, perché oltre a presentarsi con l’identità di quasi quarant’anni fa, vorrebbero usarla per ricongiungere la rivoluzione immaginaria di allora, quando si diceva no praticamente a tutto, con una “riforma” che indebolisce la sovranità popolare, da un Senato non più eletto dai cittadini alla triplicazione delle firme per le leggi di iniziativa popolare. Ecc. ecc. Tutta roba che con lo spirito di allora non c’entra niente, comunque la si rigiri. Come dice giustamente un giornalista insospettabile, la libertà di opinione è sacra ma, per usare parole sue, “c’è un limite anche alle minchiate”. Dite pure che quarant’anni dopo la pensate così, ognuno può capovolgere le proprie idee, ma non dite che questa “riforma” stava scritta nella cultura dei tempi.

Non ha proprio nulla a che fare. Anche se, a pensarci, qualcosa di allora la riconosco: il furore ideologico, il rifiuto di confrontarsi con i dati di realtà, con la realtà che rovina le opinioni. Come quando non si ammetteva che c’erano imprenditori che lavoravano sul serio, che c’erano dipendenti lazzaroni, che nell’est europeo c’era una dittatura da far spavento, che le nozioni erano necessarie alla grande cultura ecc. Oggi che cosa stia scritto davvero nella “riforma”, se siano fondate le premesse dello sconquasso, se i metodi (la celebre “forma borghese”) siano accettabili, non importa. In questo senso  fanno bene a dichiararsi sessantottini. Solo che i vizi che si possono perdonare ai ventenni, addosso ai sessantenni o settantenni mettono un po’ di malinconia. E forse più di un po’.

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32 commenti

  1. Bravo Prof.! Andava detto.
    Io ho anche visto che molti sessantottini , magari solo in provincia,si sono comportati, con l’andar degli anni, come i GS di una volta: prima di tutto ampia comfort zone economica. Cosa ne pensa?
    Lea Melandri mi disse che per le donne, il ’68 è morto se non lo si fa evolvere.
    Penso che valga per tutto.

    • votano NO quelli di SEL E DELLA SINISTRA di Fassina Civati etc…ma di che blaterate! Dalla Chiesa viveva in caserma e confonde gli estremisti parlamentari con i giovani della FGCI che rifiutarono e fermarono le Brigate rosse che suo padre Générale Carlo Alberto Dalla Chiesa e Luciano Violante neutralizzarono.Ma di che parlate !

  2. Con tutto il rispetto professore, i sessantottini stanno dimostrandosi per quello che sono e che erano anche allora, o con noi o contro di noi, confronto, a parte le spranghe, zero. Tutti a benedire il socialismo!!!!! Con i muri guardati dai Vopos pronti a sparare…. Giocavano a fare la rivoluzione (dimentichi di Bucarest , Praga ecc.) mentre suo padre esaminava il fenomeno mafioso, dato che ciancimino badalamenti & c. facevano soldi ….., dall’altra parte, altre menti eccelse, preparavano attentati su banche e treni …..

  3. secondo me giá in partenza , nel 68 furono scelti e portati avanti i peggiori, per trasformare , annacquare e rendere ridicoli principi basici che per prima volta si agitavano in Italia. scelta SISTEMATICA E VOLUTA. Facili da comprare, inoltre, con un po di notorietá

  4. I sessantottini hanno tradito, nella maggior parte, i loro ideali, le loro speranze, si sono adeguati al conformismo, al capitalismo, al menefreghismo, ed anche i giovani di oggi, salvo sporadiche eccezioni, sono piuttosto deludenti.

  5. Caro Nando, la tua tesi, alquanto telegrafica, in verità mi ha letteralmente disorientato. Contrariamente alla tua esposizione, infarcita con valutazioni, che fuoriescono da un’orbita spaziale, ritengo ch’e’ giunto il momento per sbarazzarci di un esercito di uomini, che ha violentato la ns. democrazia, fino al punto di neutralizzare le nostre forze.

  6. Sono passati dal propagandare, con incoscienza, ogni libertà immaginabile, allo sdoganare una schiavitù consapevole.
    Nel mezzo si sono seduti su tutte le poltrone che esecravano, usandole ben peggio dei loro predecessori, che demonizzavano.

  7. Nando se non capisci e’ perche’ tu non sei un ex 68ino.Con tutto il rispetto per i valori dell’Arma che e’ stata la tua casa e famiglia,io 68ino (non extraparlamentare che tu confondi le cose) ero nella FGCI di Berlinguer, non ho fatto nemmeno il militare ma ero sono è saro’ sempre un MILITANTE comunista cresciuto nella FGCI ed ora nel PD.Fosse dipeso da me il PCI non avrebbe mai cambiato nome … la Costituzione prevede tra i suoi articoli la possibilita’ del cambiamento (art.138) e noi la stiamo cambiando.Ma e’ il popolo che lo deve dire votando SI non solo i militanti della sinistra del ’68 oggi divisi tra falliti alleati delle destre e riformisti al Governo del Paese con Renzi.
    VOTO SI contro utopisti falliti,destre fasciste,leghisti,qualunquisti cinquestelle e falliti traditori ex PCI.

  8. Veramente ci sarà una legge per l’elezione dei senatori, è prevista dal comma 6 delle disposizioni transitorie della riforma e deve essere approvata entro sei mesi dalla nuova camera. O forse si voleva una legge elettorale per il nuovo senato prima della riforma? Le leggi di iniziativa popolare saranno adesso sicuramente discusse in parlamento, il passare dai 50 mila ai 150 mila è dovuto al fatto che questo paese negli ultimi 70 anni è molto cresciuto dal punto di vista demografico.

  9. Mah, io sono un “sessantottino”, ma voterò per il NO e poi NO, assolutamente NO per una riforma costituzionale che, a parte le valutazioni sul merito, porta la firma del Pavone Istrione, di Etruria B. e del Prescritto-

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