alfabeto

L’alfabeto del referendum (e così sia)

  1. A) Accozzaglia. Gruppo di individui indisciplinati, sostenitori delle ragioni del no, da decenni testardamente alla testa di animose battaglie per la giustizia, per i diritti e contro la mafia. Scendono in campo con una ormai classica e indocile formazione, per la quale si rinvia al post precedente (Padellaro; Di Matteo, Rodotà; G. Colombo,…). Portatori di patologie mentali sconosciute alla squadra avversaria, compattamente omogenea invece dalla Brianza a Firenze a Salerno.
    B) Bufale. Affermazioni ripetute solennemente in televisione dai rappresentanti del sì. Se ne annoverano di diversi tipi. La bufala asseverativa: il Senato verrà soppresso. La bufala indovina: la vittoria del no porterà al governo i 5Stelle o Salvini. La bufala strategica: con la vittoria di Trump è meglio liberarsi di questa Costituzione. La bufala vezzeggiativa: con il sì i cittadini avrebbero più potere. Quando Renzi si imbufalisce tendono a moltiplicarsi. Vedi sul Dizionario della lingua toscana le voci “buggerare, uccellare”.
    C) Costituzione. Antiquata legge che garantisce i diritti del popolo ostacolando ogni desiderabile e operosa concentrazione di poteri. Secondo una fiaba (detta di Calamandrei, dal nome di un noto scrittore per l’infanzia) le sue origini andrebbero cercate sulle montagne, in speciali carceri e in luoghi di campeggio oggi cosparsi di lapidi. Pregiudizialmente contraria al libero sviluppo delle personalità di maggior spicco della storia nazionale. Da smantellare o smontare, come nel grazioso gioco del meccano.

    D) Dolore. Sentimento di autentico e intimo strazio nel vedere persone che hanno studiato e che sanno di greco e di latino comportarsi come plebi allettate dalle promesse di re e di cardinali, o come bimbi sedotti da imbonitori di passaggio. O nel vedere spiriti ritenuti liberi intonare in cori improvvisati corbellerie di riporto.
    E) Editti. Civili disposizioni impartite a giornali e televisioni affinché applichino le regole della buona creanza, escludendo dai loro dibattiti l’Accozzaglia (vedi) e invitino, se proprio necessario, gli avversari apprezzati a corte per il proprio garbo intellettuale. Metodo di governo assai efficace in un paese di millenaria saggezza, dove lo spirito del buon padre di famiglia prevale sulla giacobina ossessione delle libertà.
    F) Fregnacce. Se ne è accumulato un elenco suggestivo ed edificante. La più in voga è il celebre motto “In ogni caso meglio cambiare”, che mai si adotterebbe per la propria vita ma si adotta giustamente per il proprio Paese (vedi alla voce “amor di patria”). Seguono “Dopo di lui non c’è nessuno”, o il più problematico “dopo di lui chi c’è?” (che suggerisce gentili reminiscenze andreottiane, craxiane, berlusconiane, dalemiane…). Brilla però fra tutte la fregnaccia umanitaria, recitata con la dovuta dolcezza crocerossina da madonna Boschi: se vincerà il sì ci si potrà curare allo stesso modo dai tumori in tutta Italia.
    G) Generazioni. Aggregati anagrafici contrapposti per cultura e costumi. Di qua signore e signori anziani (spesso “professoroni”) da rottamare. Di là trentenni e quarantenni senza lavoro e perciò desiderosi di stipendio politico, nominatisi anti-casta. Poi ci sono i ventenni che manderebbero volentieri i quarantenni a lavorare.

    H) Proprio come acca. Ovvero quello che sanno della vita vera del parlamento e dei partiti coloro che danno la colpa delle lentezze legislative alla Costituzione. Ma anche quello che capiscono di politica coloro che agitano il rischio di un governo Salvini cercando giustificazioni umanitarie al proprio sì.
    I) Innamoramenti. Travolgenti sentimenti di devozione collettiva che masse di persone provano verso gli uomini al comando che dimostrino di sapere usare con abilità il bastone e la carota. In presenza di tale stato d’animo si sconsiglia qualunque appello all’esercizio della ragione. Inutile. E dannoso per il vostro fegato.
    L) Lavoro. Come i due giorni di lavoro a settimana del parlamento, che per questo funziona a scartamento ridotto e con produttività di lumaca. Ma dice che è colpa della Costituzione…

    M) Mattei. Al plurale c’era Enrico. Al singolare, invece, ce ne sono in Italia, a comandare,  almeno tre. Matteo Renzi, Matteo Salvini e Matteo Messina Denaro. Salvini è quello che comanda di meno. Poi c’era Matteotti. Ma era un’altra cosa.
    N) Navetta. Designa il passaggio delle leggi da Camera a Senato (e viceversa) che rallenterebbe la produzione legislativa, impedendo il governo del paese. Ribattezzata “Navetta Merlino” per la magica capacità di fare sparire d’incanto le valanghe di decreti legge e di voti di fiducia con cui, quando si vuole, si fanno passare le leggi in poche settimane.
    O) Orsacchiotti. Graziosa trasfigurazione dei cittadini benestanti e istruiti disponibili a sostenere gai e giulivi i progetti del principe. Un giorno forse capiranno che cosa hanno combinato. Nel frattempo (forse) l’avremo pagata tutti.

    P) Populismo autoritario. Corrente politica in voga nell’Italia di inizio millennio.  Capeggiata da un giovane leader fiorentino passato alla cronaca per i seguenti comportamenti: a) invitava a rottamare la classe politica, da lui chiamata casta; b)  scagliava il popolo contro i costi della democrazia; c) impose a colpi di fiducia una riforma autoritaria della Costituzione del tempo.
    Q) Questuanti. Massa sterminata di persone alla ricerca di carriere, prebende, autorizzazioni, appannaggi, appalti, assunzioni, ospitate televisive, premi, consulenze pubbliche e private. Misteriosamente (ma qualificati antropologi stanno studiando l’interessantissimo fenomeno) vi fiorisce la tendenza a pronunciarsi per il sì.
    R) Resistenza. Movimento di persone dure e pure (e perciò dette “partigiani”) che si oppose con riconosciuta faziosità all’ esercito di un paese alleato. Fu composto di persone, oggi in via di estinzione, che a causa della propria ideologia politica ipotecarono il futuro dell’Italia con una costosa Costituzione (vedi).

    S) Salvini. Mostro leggendario alla cui sola evocazione le persone più deboli e insicure smarriscono la capacità di pensiero e il principio di realtà,  rinnegando ogni proprio antico convincimento. Portato in televisione come un tabù a rappresentare le ragioni del no.
    T) Terrorismo. Suadente metodo di dialogo e comunicazione di derivazione toscana che annuncia disastri, catastrofi, inondazioni, castighi biblici, sconvolgimenti politici e sociali, terremoti istituzionali, invasioni barbariche, epidemie micidiali, qualora non si sottoscrivano con adeguata convinzione le ragioni del sì. Discendente alla lontana del metodo socratico.
    U) Ubbidienza. Irresistibile tendenza a pensare secondo gli ordini del partito di appartenenza. Le vittime dello speciale morbo (detto anche “spirito di Budapest” ) acclamano con entusiasmo la Carta dei valori del proprio partito, che propugna la difesa della Costituzione e condanna l’idea di modificarla a colpi di maggioranza; poi si buttano con ancora più entusiasmo a disfarla a colpi di maggioranza. Vedi in psicanalisi: “disturbi della personalità”.

    V) Voto. Un solo sì o un solo no per più di quaranta modifiche costituzionali. Si chiama libertà di scelta. Voto di classe: confrontare il voto di Milano centro con quello delle periferie baresi.
    Z) Zattera. Oggetto al quale conviene aggrapparsi quando il mare è in tempesta, per non farsi sopraffare dai marosi. Può essere utile per salvare specie umane preziose. Da consigliarsi agli spiriti nobili in attesa di riscatto (la Zattera di Ulisse), ma anche da auspicare come disastro definitivo per i prepotenti (la Zattera della Medusa; chiedere ai nuovi costituenti, lo sapranno senz’altro).

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