Orgoglio di padre: l’Ambrogino all’Ostello Bello!! (Ovvero: esistono quelli giovani fuori e giovani dentro…)

Molti di voi lo sapranno già. Ma qui dalle romantiche nebbioline notturne di Monaco (oggi lezione su Carlo Levi e Danilo Dolci) voglio dirvelo lo stesso. Per orgoglio paterno. Perché mi sento meglio. L’Ostello Bello di cui il Gracco Maggiore è uno dei grandi ispiratori, e di cui ha saputo essere a un tempo operaio e stratega, ha ricevuto il premio dell’Ambrogino, massimo riconoscimento che Milano assegna ai suoi cittadini benemeriti in occasione della sua festa. Tutti i soci sono saliti sul palco gioiosi per ricevere l’attestato, con il sindaco Sala e il presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé che li festeggiavano; e per fare foto di gruppo, con il Gracco tra gli accosciati e il sindaco dietro.

Che bello vedere questi giovani (mi verrebbe di dire questi “ragazzi”) felici nel vedersi riconoscere il merito di avere dato alla città il primo vero e riconosciuto ostello, meta e crocevia, crogiuolo cosmopolita di viaggiatori ma anche di tanti giovani in cerca di un luogo per stare insieme. Non assistito da nessuno, nessuna grande corporazione alle spalle. Ma solo tre giovani che partono con loro amici, aiutati all’inizio dalle famiglie, sorretti da una determinazione e da una fantasia senza pari, che sconvolgono le abitudini del settore e in poco tempo entrano ai vertici delle classifiche mondiali (unica struttura ricettiva milanese che ci riesca nella propria categoria). Che rimescolano giovani senza fine, creano una ventina di posti di lavoro regolari e subiscono, per non avere rispettato le usanze, più di trenta ispezioni di ogni ordine e grado  (interpretazione esclusivamente mia e di cui mi assumo le responsabilità a titolo personale), mentre all’Ortomercato o in certe pizzerie del riciclaggio non si vede mai nessuno “perché non c’è abbastanza personale, siamo sotto organico”.

Che subiscono addirittura una intimazione di chiusura dell’esercizio (venti posti di lavoro, in piena crisi!) a opera del Comune, poi scongiurata dal sindaco Pisapia quando capisce che cosa sta accadendo. Che aprono poi un ostello più grande (l’Ostello Bello Grande) in tempo per Expo, giudicato per “atmosfera” il migliore ostello aperto al mondo nel 2015. Come avrete capito, potrei andare avanti all’infinito. Da studioso antico dei fenomeni di imprenditorialità avrei una voglia matta di scrivere un saggio su questa storia, partendo dalle teorie di Joseph Schumpeter (l’imprenditore come innovatore che rompe “il flusso circolare dell’economia”), ma per conflitto di interessi non lo posso fare. Direbbero tutti che sono di parte…
Quel che qui in fede mia vi dico è che è bello che la città e il Paese possano contare su questi ventenni e trentenni, su tutti quelli come loro, intendo, che si fanno da soli, senza barare, che inventano, partecipano, scherzano e fanno progetti solidi, e danno lavoro vero. Giovani d’età, ma anche (perché qui è la differenza) di mente e di cuore. Fuori e dentro, insomma. Che bello! Auguri a tutti voi dall’Anfitrione.
(in foto la bellissima e celebre frase-programma: “Questa casa non è un albergo”…reminiscenze materne…o no?)

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