Civico97. Le giovani sentinelle della lotta alla corruzione

Che bello vedere che non c’è solo Cantone! E sapere che in questo paese che ogni tanto assesta al potere sganassoni da far male, cresce un piccolo popolo di associazioni intenzionate a contrastare tangenti e corruzioni. Signore & Signori, eccovi una delle ultime. Si chiama “Civico97” e l’hanno messa al mondo quattro giovani  provenienti da contrade diverse. In ordine alfabetico, Daniele Caldara, praticante commercialista; Nicola Capello praticante legale e consigliere comunale ad Abbiategrasso; Mattia Mercuri, laureato in Scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza; Mirco Sirignano laureato in Scienze della pubblica amministrazione. Hanno frequentato insieme (Capello, Mercuri e Sirignano) il master di Pisa per la prevenzione e il contrasto della corruzione; o (Caldara) il master “Pio La Torre” di Bologna per la gestione dei beni confiscati. Si sono conosciuti. Alla fine si sono guardati in faccia e hanno concluso che così non poteva finire. Che dopo aver studiato occorreva passare all’azione. E hanno fondato, appunto, “Civico97”.

Come mai quel numero? La domanda gliela fanno tutti. Perché 97 è un articolo della Costituzione (sempre lei…) piuttosto negletto nella comunicazione politica. Lo si trova nella parte II e fissa sotto la voce “il Governo” i principi della buona amministrazione. Recita il primo comma: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”.  Ecco dunque: buon andamento e imparzialità. E’ a questi obiettivi, necessari a rendere operativo il grande principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, che i fondatori hanno deciso di dedicare le loro energie. “Abbiamo pensato, e abbiamo scritto nel nostro documento” racconta Mattia, fisico ben piantato, un entusiasta, “di avere le cinque doti necessarie a fare qualcosa di utile: le idee, la voglia, la forza, la capacità e la passione”. “E a noi si sono uniti altri giovani conosciuti per strada”, continua Nicola, il rappresentante legale, “i nomi sono molti, e vanno da Irene Sicurella a Chiara Dalpasso, da Patrick Wild a Giovanni Manuguerra o Maria Vittoria Russo e ad altri ancora. Tutti come noi: cittadini che non si arrendono, cittadini che intendono parteggiare”.

L’associazione, che ha la sua sede a Palermo, ma opera soprattutto al nord, sta sviluppando diverse iniziative, anche in collegamento con il master di Pisa e con “Riparte il futuro”. Produce studi, documenti, organizza incontri pubblici, e sta affrontando le prime campagne di opinione. Tra queste ce n’è una che va a scontrarsi con le tradizioni di omertà del paese e delle sue culture corporative. E’ quella a sostegno del whistleblowing, ossia della denuncia dei casi di malaffare, corruzione e infedeltà che si realizzino nei propri ambienti di lavoro. Una pratica che in altri paesi appare degna di tutela ma che in Italia è ancora associata all’idea spregiativa della delazione. Civico97, soprattutto con Irene, sta provando a mettere a confronto la condizione del whistleblower e quella del testimone di giustizia e si converrà che è una bella provocazione. Giusto lo scorso 2 gennaio ha poi pubblicato un Rapporto (vai a civico97.altervista.org) sulla partecipazione nella formazione/approvazione dei piani triennali di prevenzione della corruzione, prendendo in considerazione i comuni della provincia di Firenze. La domanda fondamentale a cui si cerca di rispondere è questa: ma in che misura le espressioni della società civile e gli organi di indirizzo politico vengono coinvolti nella stesura di questi piani? Abbiamo dei piani “copia e incolla” come spesso accade in altri ambiti o ci sono davvero una mobilitazione e un impegno collettivi?
L’associazione ha anche pubblicato il Primo rapporto sulla Relazione annuale dei responsabili della prevenzione della corruzione. Un documento importante per chi voglia capire l’ impegno dei 119 comuni che rappresentano i capoluoghi nell’applicare le leggi anticorruzione; e che mette a confronto le attività dichiarate da ciascuno di essi con gli obblighi di legge. Vi si giunge alla conclusione che, oltre a quelli lodevoli, vi siano anche comuni “superficiali e negligenti”.
Insomma, è nata una nuova sentinella di legalità: questa volta non per accusare i ladri, e nemmeno per rendere loro più difficile la vita. Ma per rendere difficile la vita a quelli che non li vogliono combattere. Non male, davvero non male. Piccole buone idee crescono. E speriamo che durino.

(scritto sul Fatto Quotidiano del 7.1.17)

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