Sciascia-Borsellino. Quando si trucca la storia (e il ruolo del Corriere…)

Ma è possibile che a distanza di trent’anni si voglia ancora riprendere la polemica di Sciascia sui professionisti dell’antimafia e riproporre la solfa della sua “profezia”? Leggete qui sotto quale fu, testualmente, la sua vera profezia. E vi prego, prego veramente tutti di prendere il filmato che Pierpaolo Farina ha messo sul mio fb, ovvero l’ultimo drammatico discorso pubblico di Borsellino, per vedere che cosa lui pensasse davvero di quell’articolo. E poi vi prego di farlo girare, e ancora di farlo girare affinché gli italiani lo conoscano e possano replicare come si deve a chi cerca ancora di truccare la storia.

E a proposito: l’accanimento del “Corriere” su questa vicenda inizia davvero a essere sospetto. Fece infatti la stessa apologia dello scrittore, servendosi di firma diversa, anche nel ventennale. Ma perché? Dato quello che accadde nel ’92, non si potrebbe dire che quella volta Sciascia sbagliò (di brutto)? Non ci sarebbe nulla di male. Solo il papa è infallibile, o no? Anzi, i laici non credono nemmeno a quella, di infallibilità. Di più: il Corriere esaltò in quel caso la laicità di Sciascia e la laicità propria. E che laicità è quella che dichiara l’infallibilità di un intellettuale anche a costo di truccare la storia?. Il fatto è che in questa vicenda c’è un macigno enorme che si chiama Paolo Borsellino. E nessuno può liberarsene con un imperturbabile soffio.

Qui sotto quel che ho scritto oggi sul Fatto.

Plato amicus sed magis amica veritas. Perciò devo replicare all’articolo scritto ieri per il ‘Corriere’ da Felice Cavallaro in occasione del trentennale della celebre polemica di Sciascia sui professionisti dell’antimafia. Sciascia fu profeta, dice Cavallaro. Perché vide prima di altri i profittatori del marchio ‘antimafia’. E cita subito il caso della magistrata Saguto. In realtà a finire nella pubblica disistima pur esponendo quel marchio erano già stati in tanti. Altri magistrati (quelli che isolarono il procuratore Costa, per esempio) o membri vanagloriosi della commissione parlamentare antimafia.

Il fatto è che nulla può essere raccontato senza il contesto. La polemica nacque nel pieno del maxiprocesso e aveva un solo bersaglio nominativo: Paolo Borsellino. Cavallaro dice che non è vero, che l’accusa era diretta al Csm, ‘colpevole’ di avere nominato Borsellino procuratore capo di Marsala contravvenendo al (pessimo) costume di usare l’anzianità di servizio invece della competenza o dell’esperienza sul campo. No, il bersaglio, era proprio Borsellino. Era lui il profittatore dei nuovi orientamenti del Csm. L’unica (e vera) profezia che fece Sciascia in quell’articolo fu la seguente: ‘I lettori, comunque, prendano atto che nulla vale più, in Sicilia, per far carriera nella magistratura, del prender parte a processi di stampo mafioso’. La carriera di Borsellino l’abbiamo poi conosciuta tutti. Cinque anni dopo saltò per aria in brandelli.

Prima però egli fece in tempo a dichiarare nell’ultimo discorso pubblico, ricordando Falcone, che ‘Giovanni ha incominciato a morire con quell’articolo sui professionisti dell’antimafia’. Già, perché proprio per evitare che potesse fare carriera anche lui come Borsellino, il Csm bocciò Falcone tornando (e fu esattamente l’effetto Sciascia) al principio dell’anzianità. Questa è la storia vera. Ma sentire una volta il rimorso verso Borsellino no, eh?”

(scritto sul Fatto Quotidiano del 10.1.17)

Leave a Reply

11 commenti

  1. Sbagliò e in modo grossolano e riconoscerlo é il minimo. Molte volte gli intellettuali peccano di narcisismo mentre l’umiltà andrebbe praticata fino all’ultimo respiro soprattutto da coloro le cui parole hanno tanto peso.

  2. omicron

    Torna in mente il dossier “Come si parla di mafia in via Solferino” pubblicato da Società Civile riportato in parte nel libro “L’assalto al cielo” di Melampo. Vale la pena rileggerlo.

  3. Sbagliò tutto, e lo capimmo subito, purtroppo: perchè non potevamo fare molto per riparare il danno che la sua voce, autorevole, stava provocando nell’opinione pubblica, alimentando il sospetto e legittimando l’isolamento dei presunti carrieristi dell’antimafia.
    Qualcosa poteva farlo lo Stato: ma noi sappiamo come andò, dopo quella polemica sul Corriere…