Il 21 di marzo in Europa. I nuovi patrioti in lotta contro la “bella mafia”

Lo fanno a mani nude. Come svuotare il mare con un cucchiaino. Eppure lo fanno. Come moderni patrioti che si battono per l’onore del proprio paese, conducono in trincea la battaglia, che il “Fatto Quotidiano” ha sposato ormai da anni, contro la trasformazione della mafia in un simpatico brand per fare affari. Fenomeno che incontra ostacoli nel nostro paese ma che dilaga all’estero. Così in Germania, in Spagna, in Francia, perfino in Polonia, sta crescendo la sacrosanta contestazione della campagna “mafia è bello”.

E’ in prima fila l’associazione italo-tedesca “Mafia? Nein Danke!” (foto). Giulia Norberti, biondissima dottoranda alla Humboldt di Berlino e già attivista del movimento antimafia in Piemonte, racconta fatica e progetti ai bordi del seminario internazionale su Mafie & Antimafia in Europa che si è appena chiuso all’università di Milano. “Usano il brand mafioso per promuovere locali, ristoranti, generi di abbigliamento, prodotti alimentari. Mafia, Italia, come fosse un gioco. Perciò abbiamo lanciato una campagna. L’abbiamo chiamata ‘Mafia-Stereotype in Deutschland’. Attraverso i social abbiamo invitato i nostri sostenitori a segnalare i casi di stereotipi mafiosi applicati in Germania a contesti di vita quotidiani. Ci sono arrivate un sacco di segnalazioni. Le più incredibili. E le abbiamo passate al setaccio una per una. Poi abbiamo cercato di contattare i responsabili o gli autori per capire quali immaginari si nascondessero dietro i vari ‘Al Capone’, ‘Il Padrino dei Wurstel’, o la scuola di lingua ‘Linguamafia’. Molto spesso proprietari e responsabili non si sono resi disponibili o hanno dato risposte estremamente vaghe e superficiali. E questo fa pensare che non siamo di fronte a pura ingenuità. Allora abbiamo raccolto tutto il materiale e a gennaio lo abbiamo esposto alla Berliner Landeszentrale fur politische Bildung, il Centro regionale di Berlino per l’educazione alla politica. Ma andremo avanti, questo è chiaro, la campagna è appena iniziata”.

E in effetti appare incredibile che tutto questo accada nonostante che l’Unione Europea, a seguito di pressioni italiane (da questo giornale fino alla Commissione parlamentare antimafia e ad alcuni parlamentari italiani a Bruxelles), abbia da poco emanato una direttiva per vietare l’uso del nome mafia a fini commerciali. All’origine di questa reazione fu alcuni anni fa uno studente milanese in Erasmus a Madrid, Mauro Fossati, che denunciò lo scandalo della catena di ristoranti “La mafia se sienta a la mesa”. Tema su cui Mauro ha tenuto una documentatissima relazione, con tanto di mappe e di diagrammi, di immagini e filmati,appunto al seminario milanese. Nel frattempo è diventato imprenditore turistico e si è stabilito proprio a Madrid. Senza smettere la sua battaglia. Anzi, per il prossimo 21 di marzo, giornata nazionale della memoria delle vittime innocenti di mafia, Mauro si è messo in contatto con Libera e ha chiesto e ottenuto uno spazio ufficiale all’Università Rey Juan Carlos. Lì monterà uno stand presso il campus Vicalvaro per manifestare l’indignazione sua e dei suoi amici, anche spagnoli, e spiegare la storia di sangue che sta dietro insegne, menù e arredamenti dei ristoranti che portano quel nome sciagurato, “La mafia”.
“Pensi: mi è stata data l’autorizzazione a intervenire dentro il corso di Relazioni internazionali della professoressa Cristina Figueroa. Esporrò la relazione che ho fatto a Milano. E allo stand metteremo in vendita dei prodotti di Libera-Terra provenienti dai beni confiscati, spiegheremo agli studenti spagnoli il senso della giornata della memoria e dei campi estivi antimafia. No, non saremo solo italiani. Sono spagnolissimi Fernandez Casadevante detto Kois della cooperativa Garua, o Beatriz Castro Fernandez. E mi sta dando una mano importante un professore di diritto, Jesus Palomo.”

Mauro è felice. Uno spazio a lezione all’università di Madrid per protestare contro i ristoranti della vergogna. Chi l’avrebbe mai detto una volta…“Spero che questa battaglia vada avanti, devono pur trovare una resistenza sociale”. Già perché la voglia di far profitti sull’imbecillità umana sembra alta, e forse anche quella di costruire nuove egemonie culturali fuori confine. Meno male che il movimento antimafia, dato perennemente in crisi, arriva in tutta Europa. Per fortuna che ci sono i nuovi patrioti. Ma diciamo la verità: se non fossimo un paese in vendita, dall’industria alla moda, dal calcio alla lingua, tutto questo, e molto più di questo, dovrebbe farlo il Ministero degli esteri. O no?

(scritto sul Fatto Quotidiano del 18.3.17)

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