Il bello delle scritte sui muri: la mafia all’opposizione

Qui vorrei parlare delle scritte mafiose comparse sui muri di Locri e Palermo nelle scorse notti. Perché è evidente che non siamo di fronte a delle ragazzate che procedono per imitazione. A Locri la scritta contro don Ciotti è stata tracciata sulle mura dell’Arcivescovado, per indicare che il bersaglio è anche la chiesa di Calabria, passata grazie all’intervento di monsignor Galantino, segretario della conferenza episcopale, dall’inchino e dalle processioni complici a una lotta collettiva dichiarata alla ‘ndrangheta, indicata come il nemico supremo della comunità. A Palermo la scritta è stata firmata Brigate rosse per mimetizzare un’entità, Cosa nostra, riluttante a esporsi in quanto tale in un quartiere ad alta densità mafiosa come la Noce. E per rendere più credibile la firma, l’attacco ha colpito alla memoria anche la vittima di mafia che per antonomasia aveva combattuto le Brigate rosse, ossia il prefetto dalla Chiesa. Queste cose non le pensa un ragazzino, mi appare chiaro. Certo provocano nei cittadini degni di questo nome disgusto e preoccupazione.

Eppure…Eppure se il disgusto è giustificato, la preoccupazione lo è meno. Pensiamoci. Chi scrive sui muri? Quelli che si sentono esclusi dal potere. I contestatori dei governi, gli antagonisti, gli esclusi, coloro che sentono di non avere abbastanza voce. I carbonari, gli antifascisti sotto la dittatura, i giovani del sessantotto, o minoranze ancora più ridotte. La mafia che scrive sui muri è una grande notizia. Vuol dire che sente di essere passata all’opposizione. E d’altra parte la presenza unita, a Locri, delle massime autorità dello Stato e della Chiesa e di 25mila giovani, e delle teste orgogliosamente rialzate dei familiari delle vittime, proprio questo annunciano: un passaggio lungamente e faticosamente preparato. All’opposizione anche in Calabria, nel giardino di casa. Dopo tempi infiniti di potere sfacciato, di Palazzi dai quali si comanda, di giornali e tribunali e università dai quali, in modi più rozzi o più eleganti, si sono potute dire le stesse cose, ora si è costretti a muoversi di notte per scriverle sui muri. Sempre con la stessa vigliaccheria di fondo. Mi ha colpito infatti una cosa nella scritta di Locri: la rivendicazione del lavoro. Come se questa rivendicazione non dovessero farla i giovani proprio alla ‘ndrangheta. Lei, prima colpevole dei negozi e delle imprese che non si aprono o che chiudono a causa della tassa mafiosa o della paura di vedere un giorno arrivare gli sgherri dei clan armati, a pretendere qualcosa. Alla ‘ndrangheta che incendia e devasta i cantieri e nega le infrastrutture alla sua gente, e che confisca per i suoi interessi criminali  i soldi pubblici. Lei sì secondina, lei che tiene in prigione cittadini che vorrebbero essere liberi. E che ora scopre che il mondo che cambia la sta spedendo all’opposizione. Succederà, e arriveranno le scritte, anche al nord. Sono bei giorni.Parola del vostro Anfitrione.

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3 commenti

  1. Marco_B

    Buonasera dalla Chiesa: non ho trovato il suo articolo sabato nel Fatto ! Un caro saluto,marco