Padre Solalinde. Il premio Nobel per la pace domani mattina in Statale: la sua vita contro i narcos

Sono giorni di felice inquietudine questi, per l’Università Statale di Milano. Venerdì pomeriggio è venuto in visita al dottorato di ricerca in Studi sulla criminalità organizzata il presidente del Senato Pietro Grasso. E’ arrivato mentre la professoressa Monica Massari, della Federico II di Napoli, teneva la sua lezione sulla Sacra Corona Unita. Ha fatto i suoi auguri ai dottorandi e agli studenti che sapendo dell’evento si erano voluti aggiungere. Grasso, il che ci inorgoglisce, è un grande estimatore del lavoro che si fa in Statale, ne ha parlato anche nel suo ultimo libro (Storie di sangue, amici e fantasmi, Feltrinelli), denso di due lunghe lettere immaginarie a Falcone e Borsellino. E nell’occasione ha ricevuto un appello dei dottorandi. Non un appello sulle loro condizioni, o sul precariato universitario, ma una richiesta di intervento e di sensibilizzazione sul tema dell’infinito massacro messicano, sul destino di quel paese bellissimo dominato dalla morte e dal terrore, oltre che dalla corruzione. Come sapete, è una questione che sta molto a cuore a me e ai miei ricercatori.

Per questo domani mattina, tra le 10.30 e le 12, abbiamo organizzato all’università di via Festa del Perdono (con il corso di Sociologia e metodi di educazione alla legalità) un incontro aperto al pubblico con Alejandro Solalinde, il prete che si batte per i diritti umani e dei migranti in Messico, candidato al premio Nobel per la pace 2017. E’ un contributo dovuto a una grande causa, una delle più grandi del pianeta, a cui vi invito caldamente a partecipare. Le decine di migliaia di “sparizioni forzate”, gli ancora più numerosi assassini, devono cessare, e per prima cosa deve cessare il silenzio dell’opinione pubblica mondiale. Padre Solalinde sarà intervistato da Lucia Capuzzi, bravissima giornalista dell’Avvenire, che collabora spesso con noi e che ha colloquiato con padre Alejandro nel suo libro “I narcos mi vogliono morto” (uscito con Emi). Credetemi, l’università è fatta anche di queste cose. Se no non si capisce che cosa si studi a fare.

Dopodiché, proprio per questo, il vostro Anfitrione partirà con 35 giovanotti (ma soprattutto giovanottine, perché come sapete l’antimafia è donna…) alla volta di Civitavecchia, per salire sulla nave della legalità che approderà a Palermo il 23 mattina. Sopra ci saranno centinaia di studenti di ogni età che si sono distinti quest’anno in Italia per i loro lavori sulla legalità. E non ditemi che è una parata, per favore. E’ un viaggio faticosissimo (avete presente Belluno- Palermo-Belluno in tre giorni?) che anche bambini di 10 anni vivono come un grande premio alle loro fatiche. Il fatto è che senza fatica non si fa nulla. Ma senza fatica si parla. O no?

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