L’università sotto le stelle. Quando la cultura vola

Che meraviglia l’università itinerante, che cosa stupenda che è. In fede mia non esiste forma migliore per realizzare la propria funzione di docente universitario, almeno per un certo, vasto gruppo di discipline. Se poi il luogo in cui tutto si svolge si chiama Asinara, allora potete tranquillamente scommettere sull’effetto sogno. La natura che esplode, il senso di libertà mentale e fisica, le amicizie che si saldano tra gli studenti, fanno volare la cultura. Siamo ripartiti domenica scorsa, io e i 22 studenti venuti, e ancora mi porto dentro i segni di quell’esperienza, nonostante la mia età e nonostante ci fossi già andato con un altro gruppo nel 2013. I libri devono intrecciarsi con i documenti filmati, con le narrazioni e le testimonianze orali, con l’osservazione delle cose e delle persone, con i processi di integrazione cognitiva e morale di coloro che devono produrre insieme nuova conoscenza. La bellezza e i sentimenti di solidarietà come motore di conoscenza. E la storia, e la memoria. Quasi incredibile, eh? Mi è difficile raccontare in un solo post quello che abbiamo vissuto dal 30 luglio al 6 agosto (dormivamo nel borgo che vedete nella foto in alto, sul mare). Temevo il paragone con l’esperienza precedente, che fu emozione senza fine. E invece anche questa volta, anche con studenti assai più giovani, è andata benissimo. E che così sarebbe stato l’ho capito subito, già la prima sera, quando ci siamo raccolti a terra nel cortile del carcere bunker in disuso, e in un silenzio da brivido, sotto stelle che gli umani neanche immaginano, abbiamo iniziato a ricordare la funzione di quel carcere riandando agli anni del terrorismo, della mafia e della camorra. I ragazzi ascoltavano e prendevano appunti sui loro tablet alla luce delle torce o dei telefonini (foto qui sopra). Trovate immagini incredibili andando su www.cross.unimi.it o sul sito fb che è stato creato per l’occasione. Nei prossimi giorni pubblicherò comunque qui alcuni appunti scritti proprio dagli studenti, anzi per ora solo da studentesse.

Se abbiamo bevuto il mirto sotto la via lattea? Se abbiamo atteso insieme l’alba? E me lo chiedete? Certo che sì. E ne ho nostalgia senza limite. Gli studenti hanno raccolto elogi a raffica sui libri dei visitatori per la preparazione con cui hanno guidato i turisti che arrivavano ogni giorno. Facevano 4-5 ore di lavoro e 4-5 ore di studio al giorno. Dice: e quando si divertivano? Rubando ore al sonno, che in quell’isola fantastica diventa quasi un accidente fastidioso. Sempre più mi vado convincendo di fare il mestiere più bello del mondo. E voi credete che io lasci questo spazio a disposizione di chi vorrebbe usarlo per fare polemiche di paese? No grazie. Ognuno scriva dove può. Io non farò sfregiare uno spazio che riservo agli amici, agli allievi, a quelli con cui voglio rimanere idealmente in contatto. A quelli a cui voglio bene. E a proposito: mi verrebbe voglia di fondare un’altra cosa ancora, tipo un’associazione di “quelli dell’itinerante”. Ma ci penserò….

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2 commenti

  1. Patricia

    Caro Professore, leggerla è sempre una emozione inimmaginabile. Ma vivere con lei questa esperienza ha riaffermato in ciascuno di noi la convinzione che ciò che stavamo vivendo era qualcosa di grande e importante. Grazie per farci conoscere tante persone che come lei lavorano giorno dopo giorno per una società migliore, lavorando con passione, umiltà e capacità. Posso dirlo, ho avuto l’opportunità di studiare in diversi Paesi e con professori che però mettevano dei limite alle proprie conoscenze, capacità e potenzialità, confinandole nei salotti delle aule universitarie. Sono certa che “Noi i Raga senza reli” cercheremo in tutti i modi di dare buoni frutti i cui marchi saranno la passione, l’umilta’, l’onestà e la sete di conoscenza. Come non amare l’Italia?

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