Studiare all’Asinara. Elisabetta M. racconta la sua meraviglia

Dopo l’Asinara mi sono arrivati dagli studenti alcuni scritti, anche molto belli, sull’esperienza compiuta. Intanto vi invito a leggere questa riflessione di Elisabetta M. (che mi ha autorizzato): quanto c’è di passione e quanto di meraviglia è difficile dirlo. Ci pensino i riformatori dell’università: a volte (a volte…) le idee e i valori contano più dei soldi… [naturalmente fate la tara a quel che Elisabetta dice sul mio conto]. La foto qui sopra è stata scattata verso le due, per riprendere una discussione di gruppo sul sagrato della piccola chiesa di Cala d’Oliva

Esce il bando. Parto o non parto? Mille pensieri, parto.
In poche ore mi ritrovo in un vortice di emozioni. Un’isoletta piccolissima nel Mediterraneo, attraversabile da una parte all’altra in venti minuti. Venti minuti di strada lungo la quale dietro ad ogni curva si nasconde una caletta dal mare puro e cristallino e, davanti, un’alta probabilità di incontrare asini bianchi che passeggiano serenamente.

Siamo lontanissimi da Milano, anni luce pare. Il silenzio domina, interrotto ogni tanto solo dal ronzio delle vespe, compagne di viaggio per l’intera settimana.
Mi rendo conto davvero di quanto sia grande quello che stiamo facendo solo quando, la sera dell’arrivo, mi ritrovo ad ascoltare il Professor Nando dalla Chiesa seduta nel carcere bunker di Cala d’oliva. Il carico emotivo è importante, la prigione è stata voluta dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ci troviamo seduti per terra, al buio, una ventina di noi che condividiamo la stessa passione, in quello che forse è l’unico luogo ad aver veramente messo a dura prova la resistenza di boss come Riina e Cutolo, privandoli della loro arma principale: il potere.

L’isola è diventata Parco Nazionale nel 1998, le carceri speciali sono state chiuse lo stesso anno. Eppure è tutto così vivo, vivo e immobile. L’isola è buia. Non c’è luce la sera. Parte del bunker è all’aperto, il cielo è colmo di stelle. Dentro, le celle dei boss fredde e prive di ogni indizio di umanità, specchio di chi ospitavano. Fuori, l’immensità del cielo, la vastità del mare e il silenzio di chi onora la memoria.
Il silenzio sì, quello che ti porta a fare un viaggio interiore e a riscoprirti nel profondo. Quel silenzio che è necessario assecondare anche nell’ascolto di testimonianze di uomini che le vicende dell’isola le hanno vissute in prima persona e ora le portano scolpite sotto la pelle, nell’anima. Vicende che li hanno cambiati per sempre, sono uomini sorprendentemente buoni, la loro bontà colpisce in contrasto con la disumanità delle esperienze che raccontano. Ci lasciano entrare nelle loro memorie, ma è necessario farlo in punta dei piedi, al buio, in silenzio.

Così come, al buio, vogliamo rendere omaggio alla memoria di chi per noi costituisce un esempio di vita. Un piccolo mazzo di fiori sotto la targa della Casa Rossa, in memoria della presenza di Falcone e Borsellino sull’isola. Il ricordo, il silenzio, il buio.
Al buio viviamo gran parte dell’esperienza sull’isola. Non c’è luce la sera. Dal tramonto, mozzafiato, trascorriamo intere nottate a parlare e confrontarci, ed è proprio in quei momenti, davanti a un buon mirto, che emergono i pensieri migliori, le idee più profonde e sentite.

Si parlava di immagini, l’ultimo giorno. Come sceglierne una sola in un luogo che, tra immagini simboliche e bellezza paesaggistica, ha così tanto da offrire? Chiudo gli occhi, un’immagine affiora per prima: siamo sul molo di Cala d’Oliva, sotto il balcone della foresteria del carcere. Abbiamo da poco concluso la cena, che si è aperta con l’aperitivo del Professore, un aperitivo buonissimo che pare avere un ingrediente segreto, come la Coca Cola. Seguendone la preparazione, tuttavia, l’ingrediente è presto svelato: l’amore. L’amore per i suoi studenti e per il suo lavoro, la passione che riesce ogni giorno a trasmetterci, la dedizione all’antimafia. C’è tutto questo nei minuscoli pezzettini di frutta colorati, dei colori dell’alba.

Siamo sul molo di Cala d’Oliva, ci prendiamo una sera per fare formazione in modo differente. Il pomeriggio abbiamo elaborato ciò che abbiamo sentito nei giorni precedenti, siamo ormai al penultimo giorno. La serata la dedichiamo alle nostre riflessioni, al dibattito che da queste, inizialmente timide, nasce così spontaneamente. Non c’è luce la sera sull’isola. A malapena riusciamo a guardarci negli occhi mentre parliamo, in lontananza una chitarra fa da sottofondo ai nostri pensieri, quasi flussi di coscienza.

Durante il giorno facciamo le guide ai turisti nel bunker di Cala d’Oliva. Si raggiungono i 41 gradi, il sole non ci abbandona nemmeno un giorno. Dai visitatori raccogliamo informazioni, emozioni, sentimenti. Impariamo. Ogni giorno torniamo a casa arricchiti, ogni giorno almeno un’esperienza ci tocca in modo particolare.

Di giorno assorbiamo e la sera liberiamo. Proprio come succede col sole, che la pelle trattiene durante il giorno e mostra solo la sera, una volta tornati a casa. La sera è come se, al buio, il calore uscisse tutto insieme. Quello del sole, sì, ma ancor più quello delle persone. Quello delle esperienze, del fare gruppo, delle testimonianze che ti scuotono fino al profondo dell’anima.

Non c’è luce sull’isola la sera. Abbiamo provato per sette giorni ad essere noi quella luce che mancava. La luce della speranza, la luce di chi ha una passione e sente la responsabilità di un compito: tenere viva la memoria. La luce dell’impegno e della verità che si oppone al buio della crudeltà e dell’oblio.
Sono passate solo poche ore dal nostro ritorno ed è difficile esprimere il vortice di emozioni dentro il quale ognuno di noi si trova oggi, a cercare di rimettere insieme i piccoli pezzi di questo puzzle, a metabolizzare l’importanza di ciò che abbiamo fatto. Mi viene in mente una parola, un neologismo, suggeritoci sul traghetto di ritorno dall’isola: “Asinarite”.
Asinarite, per me, il sentimento di vuoto misto a nostalgia che si prova lasciando ciò che sulla terra c’è di più vicino al Paradiso.
Torniamo a casa cambiati da questa esperienza, non so ancora dire esattamente in che modo, ma sicuramente arricchiti.

Un grazie di cuore va al Professore Nando dalla Chiesa, senza il quale questa esperienza non sarebbe stata possibile. Grazie a Giampiero e Ivo per il vostro impegno, la vostra dedizione e la vostra simpatia. Senza di voi questa esperienza non sarebbe stata la stessa.
Grazie infinite a tutti i miei compagni di viaggio, non trovo le parole per esprimervi la mia gratitudine. Sappiate però che rimarrete sempre nel mio cuore.

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2 commenti

  1. Marco_B

    Complimenti per le emozioni che ha trasmesso, per la profondità del pensiero, per la semplicità e la grandezza, insieme, di quanto scritto. marco

  2. Carlo Hendel

    Ho letto con estremo interesse le impressioni di Elisabetta M. che andrebbe iscritta d’ufficio alla pagina fb degli “affetti dal mal d’Asinara”
    Carlo

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