Pino, che regala le pizze ai bambini. A voi il ristoratore lucano che tiene alto il nome dell’Italia a Berlino

Ma qual è in Italia quel ristoratore che ogni lunedì offre gratis il pranzo ai bimbi dell’asilo più vicino e alle loro maestre? Vi viene in mente un solo nome? No? Ecco, invece a Berlino c’è un ristoratore che lo fa. Ed è italiano, lucano per la precisione, e per questo gli spetta un posto d’onore in queste “Storie”. Si chiama Pino, vive in Germania da ventisei anni, e da giovane ha fatto anche l’assessore alla cultura al suo paese, Scanzano Jonico, che fu al centro di scandali e polemiche per questioni di rifiuti ma anche per presenze mafiose. Pino porta sul viso, con gli occhiali, i tratti di una gentilezza innata. Racconta di questa bellissima abitudine come se fosse la più normale del mondo. Spiega che l’idea gli venne quando quell’asilo ospitava decine di bimbi sieropositivi. “Allora pensai di invitarli a mangiare qui ogni lunedì mattina. Di aprire per loro il ristorante. Era un modo per trasformare in una festa il loro giorno di rientro a scuola, ma era soprattutto una scelta per farli sentire amati e benvoluti dal quartiere. Ora è cambiato, è diventato un asilo come gli altri, ma non ho voluto interrompere l’abitudine. Vengono qui in fila con le loro maestre, circa una quarantina, e portano un grande senso di allegria. Vuol sapere se è costoso? Ma no, a loro piacciono cose semplici, chiedono quasi tutti la pizza, anche perché qui modestamente la facciamo bene”.

Chi pensa che sapere regalare sia in contraddizione con il sapere guadagnare dovrà qui dare una rinfrescata ai fondamentali dell’economia aziendale. Pino Bianco è oggi uno dei commercianti italiani di maggior successo a Berlino. Anche perché di idee belle e originali ne infila una dopo l’altra. I tovaglioli di carta morbida che apparecchia a lato dei piatti portano sullo sfondo un’Italia verde su cui scorrono le frasi di circostanza dei ristoranti e delle pizzerie, ognuna con la sua traduzione tedesca a fianco. Si è inventato soprattutto un menù su tablet che offre a tutti i tavoli. “Voglio mettere a pieno agio i clienti”, sorride pudico, “così possono scegliere senza affanni”. Ecco dunque comparire magicamente sullo schermo, come su un bancomat, le lingue tra cui scegliere. E, diversamente dai bancomat, di lingue ce ne sono venticinque, coreano e georgiano, vietnamita e portoghese compresi, con accanto le foto dei piatti. “Ho dato tutto a traduttori specializzati”, spiega, e si capisce che l’innovazione lo inorgoglisce assai. Di nuovo la domanda: dove avete mai visto qualcosa del genere?

L’innovazione vera però è un’altra, ed è più di sostanza. “Lo sa qual è stata la carta vincente? Mi sono inventato la cucina lucana. Che di fatto non c’è, ma che io ho costruito mettendo insieme piatti del nostro Sud, rielaborandoli e dando loro un senso, un ‘percorso’: la caponata, il pane fritto, la burrata”. Dietro tutto c’è l’anziana madre (in foto con lui), che lo ha seguito in questa avventura e che ogni tanto compare come ombra veloce e discreta di dietro le cucine. Ci si guarda in giro e si coglie una buona e civile aria italiana. Non quei terribili cartelli visti altrove (“ammazza che pizza!”), non l’aria greve del riciclaggio, poiché anzi Pino fu dieci anni fa, dopo la strage di Duisburg, tra i commercianti italiani che promossero la lotta contro il pizzo dando vita a “Mafia? Nein Danke”, l’associazione antimafia cresciuta da allora in Germania, e di cui è vicepresidente. Tovaglie a quadri rossi e bianchi, o verdi e bianchi, la bandiera insomma. Ai muri, poster di Tognazzi, di Gassman; c’è pure un Amedeo Nazzari, che sa più di omaggio alla mamma. Né può mancare il compaesano più famoso, il Rocco di Luchino Visconti. E poi quadri di Matera (“devo o no promuoverla per il 2019, quando sarà capitale della cultura?”), e statue che parlano di antropologia religiosa, all’esterno c’è anche un padre Pio. E travi, con teste d’aglio che pendono dall’alto, e batterie infinite di vini tra cui Pino sceglie con maestria. Capisci perché qui fosse di casa ogni sera Claudio Abbado quando donava la grande musica a Berlino.

E perché questo commerciante colto e generoso, con il suo “a’ Muntagnola”, quartiere di Shoneberg, sia diventato un punto di riferimento per la promozione dell’Italia all’estero, dedito com’è a sostenere rassegne e festival legati al suo paese. Ora, per esempio, è impegnato a promuovere l’“Italia Festival Berlin” del 9-10 settembre, un trionfo di design, musica e gastronomia. Titolo, “La dolce vita”. Solidarietà e fantasia, etica ed estetica. Che soddisfazione quando il proprio paese può andare in giro a testa alta…

(scritto su Il Fatto Quotidiano del 12.8.2017)

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