Il treno di Rita. Ovvero, anche gli antimafiosi (a volte) sono stati felici

Quando ho scritto queste righe pensavo di esagerare con due articoli su Rita Borsellino in quattro giorni. Poi ho visto che sui funerali i giornali nazionali non hanno scritto nulla (forse me ne è sfuggito uno…) e ho pensato che non si scrive mai abbastanza….

Era il treno dei desideri. E come nella bella canzone di Celentano “all’incontrario andava”. Non cercava la speranza viaggiando da sud a nord, come era accaduto per decenni e generazioni. Ma andava in direzione opposta. Da tutta Italia verso la Sicilia. Per liberare a ogni stazione dopo lo Stretto grappoli di giovani con il sogno di dare un destino diverso alla loro isola. Con una croce per Rita Borsellino presidente della Regione Sicilia. Quel treno che un giorno di maggio del 2006 radunò spontaneamente negli stessi vagoni più di mille studenti universitari e lavoratori siciliani venne ribattezzato il “Rita Express”.
La scomparsa di Rita ha restituito a molti il ricordo fiero e malinconico di quel viaggio e, prima ancora, di quella campagna elettorale. La rete le ha riprese, le ha rimesse insieme. Sono memorie che rendono onore a un paese, anche se il sogno fu sconfitto. Votò per lei il 41 per cento degli elettori, una percentuale mai più raggiunta, ma che davanti a Totò Cuffaro non bastò. Fabrizio Pedone, oggi 35 anni, fu tra gli animatori di quella campagna elettorale. Ricorda la straordinaria varietà di ambienti che si sovrapponevano e che davanti alla pulizia morale di Rita scoprivano l’insensatezza di certi confini: «Riusciva a unire mondi che spesso hanno difficoltà anche solo a parlarsi, autonomi e organizzazioni giovanili di partito, boy scout e associazioni studentesche, legalitari e garantisti, comunisti e cattolici, operatori del sociale e giovani imprenditori. Non andò bene, lo sappiamo. Ma oggi tutti ti dicono una cosa: che quello al fianco di Rita è stato l’unico impegno politico privo di chiaroscuri, spaventosamente cristallino, l’unico in cui era a tutti ben chiaro, a prescindere dagli esiti, di essere dalla parte giusta della vita». Un’esperienza che replicò su un’impossibile scala regionale, e in un clima politico rovesciato, la rivoluzionaria stagione di Leoluca Orlando nella Palermo del 1993.

Norma Ferrara oggi fa la giornalista. Ha il ricordo indelebile di quel Rita Express che giunge a Villa San Giovanni. «Rita si fece trovare lì ad accoglierlo. Ricordo il suo sorriso, grandissimo, e i suoi occhi lucidi pieni di gioia e di commozione. Dietro di noi ricordo il mare, lo Stretto di Messina, intorno invece oltre mille studenti siciliani arrivati insieme da ogni parte d’Italia, da Trento a Roma. La rivedo sulla nave-traghetto che ci portava in Sicilia dopo oltre 12 ore di viaggio; ricordo di averla vista respirare a pieni polmoni, prendere una pausa prima di parlare. In quei pochi secondi riuscì a guardarci negli occhi, uno per uno... eravamo 1.200. Nel suo discorso ci fu qualcosa di storico, qualcosa di unico. Quella campagna elettorale cambiò la vita di molti di noi».
Maria Pia Erice ha raccontato gli anni al fianco di Rita in disegni fatti a Trapani, ma arrivati dappertutto. «Come è diventata riferimento per un’intera generazione di giovani siciliani? Perché c’era. E la sua presenza era dinamica, forte, contemporanea. È stata costruttrice di comunità e modernità in politica. Ha messo al centro le periferie ed è stata una forza rigeneratrice». Luca Salici, origini catanesi ma residente a Roma, ricorda anche lui quell’incontro sullo Stretto: «È stata una gioia immensa, un momento di felicità pura. Eravamo giovani, ci credevamo davvero. E il bello è che lei era più energica di tutti noi. Che cosa aveva di diverso? La dolcezza, le buone maniere, incarnava un altro tipo di rivoluzione. Anche se eravamo in guerra, capimmo di poterci stare in maniera creativa, sorridente. Cercava di costruire una rete e lo ha fatto con gentilezza. Anche se la politica con lei non è stata affatto gentile».

“E dopo le elezioni non si dimenticò di noi”, aggiunge ancora Norma. “Ci amava. Eravamo i giovani che in quel 19 luglio 1992 avevano 10 o 15 anni. Ci ha guardati per tanti anni come si guarda un albero che vedi crescere libero e speri solo che dia buoni frutti. Si è presa cura di noi, lasciandoci liberi mentre testimoniava ovunque una idea di Sicilia che pian piano sentivamo nostra». Ma il riassunto oggi più commovente di quel 2006 sta forse in un sentimento di Fabrizio: « l’onore e l’orgoglio di aver percorso quella strada insieme a lei, e insieme a tutti gli altri che con lei camminavano. Rita era la sorella di Paolo, ma è stata anche molto altro». Chissà se qualcuno ha un filmato di Rita nelle scuole, domande e risposte con i bambini. Se ce l’ha, lo faccia sapere. E la Rai ce lo faccia vedere. Perché quella era, insieme, educazione civile e alta politica.
(scritto su Il Fatto Quotidiano il 20.8.18)

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