 |
|
Corso di formazione popolare sulle organizzazioni mafiose in Lombardia. Tutte le informazioni e il programma completo venerdì 12 marzo, ore 21.00 Rimini, via Tonini, 1 - Museo della città, sala del giudizio Presentazione di "Album di famiglia"
LE PRESENTAZIONI di ALBUM DI FAMIGLIA di Nando dalla Chiesa (Einaudi)Hanno detto...
(L’Indice, Adriano Sansa, settembre 2009) “Un libro di amore e di morte. Dove la memoria non è ripiegamento, ma prima di tutto vigoroso richiamo dei fatti: la testimonianza è diretta e precisa. Corroborata da una scrittura chiara, capace di misurarsi con i temi più difficili; ed è come in poesia, là dove Saba ci ricordava che la rima fiore/amore è la più antica e difficile del mondo (…) Aggiungo di aver letto veramente con desiderio, di giustizia, di decenza, di buone maniere perfino, stentando a chiudere il libro alla fine di un qualunque capitolo”.
(Internazionale, Yasemin Taskin, 16/22 ottobre 2009) “Nando dalla Chiesa nell’affrontare un colloquio intimo e delicato con i suoi cari ci fa ripercorrere un pezzo di storia italiana. (…) Questo senso dello Stato non sembra sterile romanticismo, ma una realtà vera, vissuta con un’adesione assoluta. Quelli descritti da Dalla Chiesa sono valori che tengono saldamente insieme sia la famiglia, sia la fede nell’impegno civile. E questa è la storia di un’altra Italia”.
(l’Unità, Roberto Carnero, 10 maggio 2009) “In tempi in cui sulla parola ‘famiglia’ si fa spesso una retorica insopportabile, leggere questo ‘Album di famiglia’ di Nando dalla Chiesa fa bene al cuore e all’intelletto. Un’idea di famiglia, prima di tutto e al di là delle definizioni, come luogo dei sentimenti, o, meglio, di un’educazione ai sentimenti. Il libro, bellissimo e a tratti struggente, è caratterizzato da una struttura molto originale, a metà tra romanzo e raccolta di racconti. (…) Un libro tra memoria e poesia. L’educazione sentimentale e civile di Nando dalla Chiesa”. LE ALTRE RECENSIONI
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
|
|
|
|
|
Le vittime di Milano. Giovedì sera tutti all'Umanitaria |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Wednesday 10 March 2010 |
|
Attenzione attenzione!! A tutti i cittadini di buona volontà. A tutti i cittadini antimafiosi. Siete chiamati a raccolta domani sera, a Milano, alle ore 21. Tutti all’Umanitaria, in via Daverio, dietro il Palazzo di Giustizia. Lì, in vista del 20 marzo, giornata nazionale della memoria e dell’impegno promossa da Libera, si ricorderanno le vittime milanesi della mafia. Giorgio Ambrosoli, Emmanuela Setti Carraro ed Carlo Alberto dalla Chiesa, Piero Sanua, e le vittime della strage di via Palestro (Alessandro Ferrari, Carlo La Catena, Sergio Casotto, Stefano Picerno, Moussaffir Driss). Li ricorderanno, davanti ai loro familiari, Corrado Stajano, Armando Spataro, Raffaella Lanzillo, Manfredi Palmeri, mentre Lorenzo Sanua ricorderà direttamente suo padre, che la città non ha saputo tenere dentro la propria memoria. La memoria, accidenti, com’è difficile tenerla e poi ricostruirla a ogni generazione. Ieri a Lodi c’erano circa duecento studenti, come chiedo io. Non le maree urlanti, per favore, non servono a niente. Ma nei duecento c’era un plotone di studenti (di scuola privata) tra cui diversi sembravano in gita, come riuniti per espletare una pratica. Così io, che avevo lavorato fino alle tre e passa di notte per potere avere la mattinata libera, dopo cinque minuti mi sono fermato e, vedendo risolini e ammiccamenti, ho detto “non vado più avanti”. Frattura utile. Guai a fargli credere che sei anche tu lì a espletare una pratica. Il fatto è che ogni volta bisogna scavarsi dentro e battersi contro l’abitudine a non ascoltare. Signore e signori, anche questa è la lotta contro la mafia. Due piccole aggiunte: grande soddisfazione per la sentenza su Bolzaneto. Ma come pensavano, chi gli aveva fatto pensare, che potessero fregarsene del diritto, dei diritti umani fino a quel punto? Chi gli ha fatto pensare che potessero sfregiare fino a quel punto il senso e l’immagine della loro divisa? Seconda aggiunta: auguri auguri a Chiara, Maria Regina e a Filippo, il nuovo arrivato. L’ho detto io che gli antimafiosi pullulano… Scrivi un commento (3 Commenti) |
|
|
Napolitano e i pirati. E le vittime di Milano (giovedì) |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Monday 08 March 2010 |
|
Napolitano doveva ottenere che B. si scusasse davanti al Paese: “Abbiamo fatto un sacco di fesserie; anzi, dire fesserie è un eufemismo. Scusateci per l’imbarazzo morale, civile, giuridico che vi stiamo procurando. Poiché confidiamo nel vostro spirito democratico, vi chiediamo perdono per questi errori da dilettanti allo sbaraglio e per questa noncuranza delle regole, e soprattutto vi chiediamo l’autorizzazione a partecipare alla campagna elettorale attraverso la soluzione che riterremo tutti più idonea. Per parte nostra vi assicuriamo che ciò non accadrà più”. Questo doveva ottenere il Presidente. Che purtroppo, per difendere non tanto se stesso ma la sua carica (ossia noi tutti leali alla Costituzione) sta diventando sempre più ostaggio dei pirati di governo che gli hanno addirittura minacciato “una nuova Sarajevo”. Insisto. Non più “resistere”, perché non c’è più nulla da tenere in piedi. Ma “ricostruire”. Con impeto, con intelligenza, con passione infinita. Questo mi sembra anche il messaggio che continua ad arrivare dai giovani che riempiono le tante iniziative di queste settimane. Una ve la devo proprio citare: quella di giovedì sera scorso a Osnago, provincia di Lecco, dove ho trovato un plotone di miei ex studenti e studenti attuali, dalla Bocconi a oggi. Bellissimo. Leggo i giornali e ogni tanto segno qualcosa sulla mia agenda da infilare in questo superbo Blog. Poi non ci riesco. Ad esempio avrei voluto dedicare pagine salaci a questo pazzesco istituto dei gentiluomini di Sua Santità (te lo do io il gentiluomo…). Oppure ai pianti e agli abbracci dei parlamentari commossi per l’addio agli scranni di Di Girolamo (“è la prima volta che succede”, ha detto uno; lo trovo stupendamente freudiano). Ma qui di corsa voglio invitarvi tutti, ma proprio tutti, a Milano l’11 sera, ore 21, all’Umanitaria. Qui, grazie a Libera, Milano ricorderà le sue vittime di mafia, anche se ho la sensazione che l’elenco sia incompleto: Giorgio Ambrosoli; Emmanuela Setti Carraro e Carlo Alberto dalla Chiesa; Alessandro Ferrari, Carlo La Catena, Sergio Casotto, Stefano Piperno, Moussafir Driss, vittime della strage di via Palestro del ’93 (il primo vigile urbano, l’ultimo un immigrato che dormiva su una panchina, gli altri tre vigili del fuoco); Pietro Sanua, commerciante e sindacalista ucciso dalla mafia dei fiori nel ’94 e dimenticato da tutti. Ci saranno Raffaella Lanzillo, Corrado Stajano, Armando Spataro, Manfredi Palmeri e Lorenzo Sanua, il figlio che era accanto al padre quando lo uccisero. E tanti altri. Venite a dimostrare che Milano non dimentica. E che la sua parte migliore si identifica nel significato e nei valori della grande giornata del 20 marzo. Scrivi un commento (10 Commenti) |
|
Ultimo aggiornamento ( Monday 08 March 2010 )
|
|
|
Vittoria in tribunale. E l'Italia come l'Aquila... |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Wednesday 03 March 2010 |
|
E’ arrivato marzo e si avverte nell’aria un certo meraviglioso tepore. Nel 2004, quando facemmo il Mantova Musica Festival, naturalmente ai primi di marzo venne giù tanta neve da bloccare i treni. Nessuna polemica con il dio del cielo, sia chiaro; pura constatazione. E poi è sempre meglio abbassare i toni. Li alzo solo per annunciarvi che ho rivinto il processo civile con Previti, che continuava a chiedermi un milione di euro per avere scritto sull’Unità cose scritte centinaia di volte in centinaia di sedi da decine di persone. Chissà perché io…A volte mi viene il dubbio che avere capeggiato in parlamento la rivolta contro le leggi ad personam del 2002-2003 non mi abbia aiutato. Grazie grazie grazie agli avvocati (precedenze per genere e per età) Beatrice Menis, Sandro Battisti -glorioso ex senatore e collega di battaglie di quei tempi- e Dario Cusumano, il più giovane. E’ finito stasera il grande corso di formazione dello Spazio Melampo, promosso da Scuola Caponnetto e Libera, sulle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia. L’ha chiuso Luca Beltrami Gadola parlando del governo del territorio. Ma la notizia bomba l’ha sparata l’architetto Donata Almici. In vent’anni, dagli anni novanta all’Expo, Milano avrà costruito nuovi 42 milioni di metri cubi (!!!!), in buona parte disabitati. Domanda: chi si può permettere di costruire senza vendere? Eh, rispondete: chi se lo può permettere? Ricordate comunque: i video delle lezioni del corso li trovate su questo Blog grazie al sapiente lavoro del mago del computer. Procede bene nel frattempo la corsa verso il 20 marzo, manifestazione nazionale di Libera. Domattina (ora è l’una e un quarto del 3) mi faccio due scuole superiori. La sera Nichelino, in provincia di Torino. Week end tra Adria e lago di Garda e poi lago di Idro. Qui sabato, sulla strada per l’Adamello, ho trovato una delle più belle scuole mai viste in Italia. Laghi azzurri, monti innevati, aria da paradiso e lì in mezzo il Perlasca (dedicato al partigiano, non al benefattore degli ebrei), con un preside e una vicepreside che citerò -Alfredo Bonomi e Antonella Ali- perché ancora una volta, con un folto gruppo di insegnanti, mi hanno restituito l’orgoglio di stare in un paese dissestato ma con una grande scuola. Bastonata ogni giorno ma grande. Beati i ragazzi che vanno in quell’istituto, non solo perché c’è dentro un alberghiero dove si cucina da pascià, ma perché ci si respira un clima, atmosferico e umano, che è stato in grado di rigenerarmi dalle mie fatiche mentre ne compivo un’altra ancora (segnalo anche l’aula magna in assoluto più bella del Regno, roba da grande ambasciata o da Nazioni unite). Insomma, non si resiste ma si ricostruisce in proprio il Paese, e Aquila è la metafora perfetta. Me l’ha fatto notare una signora ieri sera a Bussero, dov’ero stato invitato da Michele e Silvana, amici del pensionato Bocconi che continuano a occuparsi anche dei volantini. Questa è grandezza. Quanto alle liste bocciate, non so come finirà, però, detto decoubertinianamente, che spasso… Scrivi un commento (19 Commenti) |
|
|
Elogio dei comunisti (chi l'ha scritto? Emanuele Filiberto o....?) |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Sunday 28 February 2010 |
|
Ce ne sono mille, più una, di buone ragioni per cui, da qui a metà giugno, occorre distinguere in fretta il bene dal male e dare una mano ai comunisti. I COMUNISTI NON SONO DEMAGOGHI. Partito operaio, hanno mediato il rapporto fra gli operai e la crisi con gli strumenti della democrazia diffusa, del potere democratico istituzionale, della lotta organizzata che si costruisce sul confronto persuasivo e sull’asprezza di uno scontro civile che ha basi reali e irriducibile nel conflitto degli interessi. Ma l’interesse dei comunisti è quello stesso degli operai, classe generale oggi e in quanto tale classe dirigente. I COMUNISTI NON SONO SERVI. Protagonista della vita nazionale degli anni della rinascita antifascista, il partito comunista italiano è forse l’unica forza politica europea che abbia lavorato nei fatti per disegnare i nuovi confini della transizione socialista, cancellando per sempre i tratti di lapis della conferenza di Yalta. Ecco perché, quando parlano, qualcuno li ascolta. I COMUNISTI NON SONO IGNORANTI. Società nella società, paese nel paese, il partito dei comunisti è diretto da un ceto politico di origini disparate e formazione varia, ma in una cosa si distingue come blocco monolitico, corpo estraneo: esso ò nemico dell’incultura e della rozzezza Dorotea, avversario irriducibile delle semplificazioni radicali, amico e alleato della prassi solo in quanto se ne forma qualche teoria. I COMUNISTI SONO COMUNISTI. Nell’ora critica del rapporto sociale che ha nome capitale, mente la barca scarroccia nel mare, posseggono la bussola migliore perché non hanno paura di approssimare il punto-mare. Hanno un’idea dello sviluppo che non si esaurisce nello sviluppo, che tende a riprodursi in un concetto di società e di vita oltre l’istinto di morte della vecchia società e spesso, sempre più spesso, della vecchia vita. Si deve dare loro una mano per proteggere il semplice e l’elementare diritto a una vita politica, economica e sociale libera dalle costrizioni del privilegio e dalle offese della più serva inettitudine. Ma anche per tante altre ragioni, mille e una, ai comunisti si deve dare una mano. Giuliano Ferrara, su “il tuo quartiere”, giornale della Zona Francia, Torino, aprile 1976 (fotocopia dono di un vecchio ma pimpante militante del Pci torinese; neretto e maiuscole tratte dalla fotocopia) Scrivi un commento (6 Commenti) |
|
Ultimo aggiornamento ( Sunday 28 February 2010 )
|
|
|
Il fango e l'onorevole maggiordomo. Brutta new e belle news |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Thursday 25 February 2010 |
|
Oh, qui si combatte ad armi pari con la Champions, amici cari. Il movimento avanza di pari passo con le secchiate di fango (eufemismo…) che ci vengono rovesciate addosso non dalle intercettazioni ma dagli intercettati. Avere un parlamentare (il Di Girolamo) che si fa le foto con il boss della ‘Ndrangheta e ne viene richiamato all’ordine (“ricordati che sei il mio portiere”) e al suo cospetto telefonico si genuflette come un maggiordomo senza livrea, ci retrocede ancor di più nella scala mondiale degli indicatori civili. Anche perché Di Girolamo, come sappiamo, non è il solo. Quelli finiti in foto simili sono decine, negli ultimi anni. E chissà quanti quelli che hanno preso soldi dalle cosche per farsi eleggere, Che schifo. Come scrivevo dopo gli arresti di Trezzano, e come chiosa alfa10, non siamo tornati a Tangentopoli. Siamo oltre. Quanto a Fastweb e al capitalismo della new economy, proprio new, tanto di cappello. In ogni caso, come dicevo, ce la battiamo con la Champions. Gli antimafiosi pullulano (ah, quanto mi piace questo verbo…). Ieri sera a Casale Monferrato un salone praticamente pieno a dispetto di Inter-Chelsea, con me che ogni tanto chiedevo dal microfono il risultato. Esattamente come martedì 16 lo Spazio Melampo aveva retto il confronto con Milan- Manchester. Incredibile, vero? Stamattina invece pienone in Statale per il libro di Forgione, con Anna Canepa, Giulio Cavalli e me medesimo in veste di anfitrione. Organizzato da Lapsus, associazione degli studenti di storia. Nuova stagione, è una nuova stagione vi dico. Ci ho scritto qualche nota tra cronaca e teoria per il prossimo numero di “Narcomafie”, secondo me la rivista obbligatoria per chi voglia occuparsi seriamente di questi fatti. Non so come quella benedetta e striminzita redazione riesca a riempirla ogni mese in quel modo, che non si trova nemmeno più il tempo di leggerla tutto. Però lo fanno, e meno male. Meno male anche che ogni tanto veniamo richiamati bruscamente al livello medio di cultura del nostro paese. Su Donna Repubblica trovate una splendida intervista di Giorgio Armani, stilista insigne, che però alla domanda su che cosa sognava di fare da grande quand’era ragazzo risponde “Il medico, come il protagonista del romanzo di Cronin, La città della gioia”. Delizioso. Peccato che il romanzo sia ‘La cittadella’. Cicca il titolo Armani? Appunta male l’intervistatore/intervistatrice (senza nome sul giornale)? L’intervistatore/intervistatrice odia Armani e quindi lascia lo strafalcione? Oppure: l’intervistatore/ intervistatrice è ignorante di suo e non se ne accorge o va malauguratamente a memoria? E chi lo sa! Però così sta scritto. Ragazzi, noi siamo quelli che facciamo cultura…Be’, ‘La città della gioia’ di Cronin è obiettivamente una notizia. Lo sapevo: di “attenzionare” in “attenzionare” fin qui alla fine bisognava precipitare. Ora vi saluto. Vado a cercare di comunicare entusiasmo per la legalità ai giovani piddini di Adria e a invitarli in massa il 20 di marzo a Milano. Miiiii…. Scrivi un commento (11 Commenti) |
|
|
"Le belle ragazze albanesi" di mister B. |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Wednesday 24 February 2010 |
Scritto da Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione." Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero. Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci. |
Scrivi un commento (9 Commenti) |
|
Ultimo aggiornamento ( Wednesday 24 February 2010 )
|
|
|
Trezzano sul Naviglio, Smuraglia e il televoto |
|
|
|
|
|
|
Scritto da Nando dalla Chiesa
|
|
Tuesday 23 February 2010 |
|
E così a Trezzano sul Naviglio anche un sindaco del Pd teneva rapporti con la ‘Ndrangheta, se i magistrati non hanno preso fischi per fiaschi. E poi, finito il mandato, ha messo al proprio posto in municipio sua moglie. E il partito non ha fiatato. E gli elettori, invece di vergognarsi un po’ almeno sul piano estetico, l’hanno pure votata. Davvero Dio perde chi vuol perdersi. E’ da vent’anni e passa che io, Gianni Barbacetto e pochi altri denunciamo quel che sta accadendo nell’hinterland milanese ma, sarà un caso, si preferisce sempre guardare da un’altra parte. Di più: ormai ricevo privatamente consiglieri comunali del Pd che si sfogano e lamentano di non trovare ascolto nel partito proprio sulla questione dei rapporti con le organizzazioni mafiose, non si dice sulla “questione morale”, che è notoriamente una barzelletta. Ben venga stasera dunque, e cento volte di più, il nostro corso di formazione per amministratori pubblici allo spazio Melampo. E che ci vengano ‘sti amministratori pubblici a sapere che cos’è la mafia a Milano e in Lombardia, così almeno poi non ci raccontano che non avevano capito. Stasera per esempio ci sarà Carlo Smuraglia, questo quasi leggendario avvocato che a ottant’anni suonati da un pezzo ancora va in giro per sedi civili e di partito a spiegare diritto e legalità, e a cui dobbiamo fra l’altro la preveggente relazione della commissione di indagine sulla mafia del Comune del ’92. Venite a sentirlo, questo anziano più giovane di tanti giovani… Non state a sentire invece chi favoleggia che a Sanremo ha vinto il televoto. Ma guarda un po’, questo televoto che finisce sempre per fare quel che piace a Mediaset (Amici) o alla politica (Emanuele Filiberto e quell’immagine da operetta della patria; pazzesco, con Lippi che gli va a fare da spalla, e Pupo che canta con la mano in tasca come fosse Scognamiglio durante il suo discorso di insediamento in Senato nel ’94…). Farò il pasoliniano e ancora una volta dirò: io so, io so che il televoto non esiste (e infatti il computer continua a cambiarmelo in telefoto…). Il televoto è il desiderio del potere, nella combinazione politico-mediatico-lobbistica che esso riesce a esprimere di volta in volta, un idolo, un feticcio orwelliano per chi vive di tivù. Le giurie popolari sono un’altra cosa. E purtroppo in Italia esistono solo per alcuni (pochissimi) premi di paese. Ah, l’Abruzzo. Che formidabile metafora del potere berlusconiano… Quasi più del Belice con il potere democristiano. Scrivi un commento (2 Commenti) |
|
| | << Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>
| | Risultati 1 - 17 di 931 |
|
|
|
Abbiamo 23 visitatori online |
|
|
Ultimo articolo |
|
il Fatto Quotidiano 7 marzo 2010
“La foto no, quella se la dimentichi. Anzi, se posso essere sincera, questo incontro mi fa piacere ma un poco mi imbarazza”. Niente foto, dunque. Nell’Italia dove per andare sui giornali si passerebbe sopra la mamma, questa signora minuta e matura con occhiali e capelli a caschetto, le piccole rughe lasciate da cento buone battaglie, appare quasi una marziana. Si chiama Isa Mantella e a Catanzaro è uno dei buoni volti della quotidianità cittadina. Per la dedizione alla professione, per la passione politica. Ma soprattutto per l’impegno a testa bassa nel volontariato. In effetti di cose ne ha pensate e fondate tante. Ha la tempra di chi, se glielo permettessero, rifarebbe la società da cima a fondo. Catanzarese di nascita, la laurea in medicina l’ha presa a Firenze. Militanza in Lotta continua e collaborazione con il celebre quotidiano del gruppo. Una voglia di giornalismo repressa da Enzo Piperno che le ingiunse di tornare in Calabria a fare lavoro politico, come si diceva ai tempi, in vista delle storiche elezioni del ’76. Da allora ha fatto il medico, trentatre anni nel suo ospedale, il Pugliese Ciaccio, dove ora dirige il dipartimento di nefrologia e dialisi. Si occupa di trapianti di reni, gestisce il day hospital, fa parte del comitato etico dell’azienda. Ma a parte la fama di medico (“la trovi sempre, in ogni urgenza”), è il suo impegno nel volontariato che ne ha fatto un punto di riferimento in tutta la regione. Il Centro calabrese di solidarietà, per esempio. Nato nell’86 ma a cui lei iniziò a dedicarsi a fondo nel ’92. Missione: recupero tossicodipendenti. Nella regione dove la sanità e i servizi sociali sono spesso al centro di polemiche e di lotte di potere, Isa è sgusciata dalle tenaglie burocratiche e ha contribuito ad allestire servizi di avanguardia. Sono quattro le strutture del Centro. Due nel quartiere di Santa Maria, una a Gagliano e una a Catanzaro Lido. Mediamente cento presenze stabili e progetti specifici per la cocaina e gli alcolisti. Uno, ancor più complesso, per quella che tecnicamente viene battezzata “comorbilità psichiatrica”; che vuol dire tossici con problemi di salute mentale. “Sia chiaro”, premette subito, “il direttivo è fatto di cinque volontari, ma non prendiamo un euro, nemmeno di rimborso spese. Abbiamo quaranta dipendenti giovani, tra i 24 e i 45 anni, alcuni dei quali sono i vecchi ospiti delle strutture diventati a loro volta operatori. Non è bellissimo? A tutti abbiamo fatto prendere la laurea. Dopo averli curati, cerchiamo di inserire gli ospiti setacciando i progetti Por della regione o le occasioni di tirocinio formativo. Abbiamo un presidente, don Mimmo Battaglia, che è pure presidente della federazione italiana delle comunità terapeutiche, una persona straordinaria. Se posso dirlo, siamo una bella squadra. In ogni caso non ci accontentiamo di curare. Lo sappiamo bene che la sfida è prevenire. E per questo abbiamo fondato anche una struttura di prevenzione che ha gemmato a sua volta un centro di aggregazione giovanile in via Fontana Vecchia. Di che mi occupo al Centro? Organizzare il lavoro degli operatori, affinare la loro formazione, interessarmi del centro studi, intrattenere rapporti con le istituzioni politiche. D’altronde sono la più sfacciata. Mi spetta, no? Poi seguo da vicino i casi più complicati. Molti li adotto. Tanti di loro, una volta usciti, sono stati miei ospiti. Gli ho dato le chiavi di casa mia, d’altronde se non ci credessi io al loro recupero… Alcuni li ho rincontrati quando meno me l’aspettavo. Come quello che mi venne a trovare d’improvviso in ospedale con un bambino, me lo presentò, era suo figlio. ‘Si chiama Saverio’, mi disse. Era il nome del fratello che non ne era uscito, morto di overdose. Qualche ospite, una volta sposato, ha dato perfino il mio nome a sua figlia”. |
|
Leggi tutto...
|
|
|
|
|
|
|
|