Libri 
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 23 January 2006 |
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E' indubbiamente un libro personale. Che offre insieme un racconto, un percorso e un progetto. E il racconto degli anni, densissimi, compresi tra il '92 e il '94: quelli che vanno dall'esplosione di Tangentopoli alla caduta del governo Berlusconi e che hanno avuto in Milano il loro epicentro. Il racconto di una rivoluzione in cui il vecchio e il nuovo si sono mescolati dando vita a forme imprevedibili, candide e arroganti, di trasformismo. Ma il libro segnala anche un percorso. Perché di fronte a questi fatti e dentro questi anni io non sono capitato come un passante incuriosito. Ci sono arrivato dopo un impegno decennale nei movimenti civile e politici che hanno combattuto le tante facce, rispettabili o sanguinarie, del regime della corruzione. Ci sono arrivato con la speranza, e a un certo punto quasi la certezza, di vedere diventare governo le mie idee e i miei valori. E vivendo dentro questi fatti densissimi e imparandone le lezioni più dure ho continuato a camminare. Non dimenticando mai da dove ero partito e per cosa ero partito. Da qui, anche, il libro come progetto. Un progetto per reagire alla tempesta e fissare una rotta. Per non fare soffocare le nuove idee e le nuove voci dal rombo delle macerie che il movimento tellurico in corso continuerà per anni a scaricare sulle strade.
Nando dalla Chiesa, I trasformisti, Baldini & Castoldi 1995 |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 14 January 2008 )
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La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 23 January 2006 |
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La storia di un campione. La storia di un uomo. La storia di una generazione. Una grande storia d'amore. Gigi Meroni è stato nel calcio il maggiore e forse l'unico interprete della domanda di libertà che ha investito l'universo giovanile negli anni sessanta. Calciatore estroso e imprevedibile, capace di gol e invenzioni impossibili, noto in tutto il mondo per il gioco particolarissimo, per la capigliatura e per le stravaganze estetiche, fu oggetto di amore e di dileggio. Amore da parte delle curve, quella genoana e quella torinista in particolare, ma anche da parte dell'avvocato Agnelli, che per lui offrì la cifra più alta mai offerta fino allora per un giocatore. Dileggio da parte dell'ala benpensante dell'opinione pubblica e del giornalismo sportivo, che ne decretò l'ostracismo in nazionale. Personaggio inquieto e geniale: pittore e creatore del proprio inimitabile abbigliamento. Personaggio complesso: mite e ribelle, credente e protagonista di un amore difficile e invincibile con una donna sposata, la "bella tra le belel" del mondo del Luna Park. Fino alla morte banale (un incidente d'auto) avvenuta quando aveva ventiquattro anni. Gigi Meroni è il personaggio intorno al quale viene fatto ruotare, attraverso il mondo del calcio di quegli anni, lo scenario in movimento di un'intera generazione, con i suoi idoli e le sue culture, anche musicali. E' il punto di osservazione che consente di abbracciare la generazione che diventa adulta tra il 1962 e il 1967, tra il mito di Marylin Monroe e Che Guevara.
Nando dalla Chiesa, La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista, Limina 1995 (6^ edizione, vincitore XXX Premio Coni, finalista al Premio Bancarella Sport 1996) |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 23 July 2007 )
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La politica della doppiezza. Da Andreotti a Berlusconi |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 23 January 2006 |
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La doppiezza come grammatica della cultura politica in Italia. Un male che ha coinvolto tutti i partiti italiani, dalla Dc al Pci, ai socialisti di Craxi, e che continua a caratterizzare le nuove formazioni del dopo-Tangentopoli. Quale partito direbbe mai, in un programma elettorale, che vuole più inquinamento, che reclama un'amministrazione inefficiente, che promette di raddoppiare le tasse o è favorevole alla lottizzazione dell'informazione radiotelevisiva? Nessuno. Ma, nella realtà, partiti che presentano programmi tra loro molto diversi fanno poi cose simili e, viceversa, partiti che chiedono o promettono cose simili esprimono nella prassi comportamenti molto diversi. Ciò dipende dal fatto che la principale differenza tra le varie posizioni non è data né dai programmi né dalle ideologie, bensì da quella che nel libro si definisce ‘la cultura politica', cioè l'insieme degli atteggiamenti verso la cosa pubblica, dei principii e delle regole etiche che li governano. La strutturale doppiezza della cultura politica nel nostro Paese risale a contraddizioni storiche mai risolte. E' questo il male oscuro che colpisce la democrazia italiana attraversando, in misura variabile, l'intero arco dei partiti.
Nando dalla Chiesa, La politica della doppiezza. Da Andreotti a Berlusconi, Einaudi 1996 |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 14 January 2008 )
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In nome del popolo italiano |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 23 January 2006 |
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Il 3 settembre 1982 la mafia spegneva la vita del prefetto di Palermo, generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Terminava così l'ultima missione di un atipico servitore dello Stato: ufficiale dei Carabinieri devoto all'Arma, investigatore geniale nella lotta contro l'onorata società e il terrorismo, dalla Chiesa visse in prima fila quarant'anni di storia nazionale senza mai tradire un ideale altissimo e difficile di dedizione al bene del Paese e di rispetto dello Stato e delle istituzioni. Per questo incontrò l'opposizione di quanti dello Stato si servono per perseguire interessi di parte: e per questo morì a Palermo. A quindici anni di distanza Nando dalla Chiesa ricostruisce la vita del padre raccogliendo e illustrando i documenti davvero importanti per capirla.
Carlo Alberto dalla Chiesa, In nome del popolo italiano. Autobiografia a cura di Nando dalla Chiesa, Rizzoli 1997 |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 23 July 2007 )
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Capitano, mio capitano. La leggenda di Armando Picchi, livornese nerazzurro |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 23 January 2006 |
Capitano dell'Inter leggendaria degli anni Sessanta. Interprete per antonomasia del ruolo del "libero", ultimo baluardo davanti al portiere in cento battaglie seguite con il cuore in gola da milioni di spettatori. Leader tattico, ma soprattutto umano e morale della sua squadra. Sindacalista coraggioso e altruista quando i calciatori erano privi di diritti. Livornese purissimo, una famiglia di marinai, un nonno anarchico e un nonno repubblicano costretto all'esilio, Armando Picchi portò nell'Inter di Herrera e di Moratti tutto lo spirito ribelle e irriverente, ma anche combattivo e indomabile, ereditato dalla sua terra e dalla sua famiglia. E di quello spirito fece il cemento morale della prima squadra italiana che vinse tutto al mondo.
Nando dalla Chiesa, Capitano, mio capitano. La leggenda di Armando Picchi, livornese nerazzurro, Limina 1999, nuova edizione 2005 (vincitore Premio Bancarella Sport 2000) |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 14 January 2008 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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