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Martedì 9 febbraio alle 21 prosegue a Milano il corso di formazione popolare sulle organizzazioni mafiose in Lombardia. Il tema della seconda serata è: Da Tangentopoli agli anni dell’Expo. La storia delle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia/2. Interviene insieme a Nando dalla Chiesa Alberto Nobili. Qui tutte le informazioni e il programma completo
LE PRESENTAZIONI di ALBUM DI FAMIGLIA di Nando dalla Chiesa (Einaudi)
Sabato 6 febbraio alle 16 a Casalmaggiore (Cr) presso la Biblioteca civica Anton Enrico Mortara in via Marconi 8.
Hanno detto...
(L’Indice, Adriano Sansa, settembre 2009) “Un libro di amore e di morte. Dove la memoria non è ripiegamento, ma prima di tutto vigoroso richiamo dei fatti: la testimonianza è diretta e precisa. Corroborata da una scrittura chiara, capace di misurarsi con i temi più difficili; ed è come in poesia, là dove Saba ci ricordava che la rima fiore/amore è la più antica e difficile del mondo (…) Aggiungo di aver letto veramente con desiderio, di giustizia, di decenza, di buone maniere perfino, stentando a chiudere il libro alla fine di un qualunque capitolo”.
(Internazionale, Yasemin Taskin, 16/22 ottobre 2009) “Nando dalla Chiesa nell’affrontare un colloquio intimo e delicato con i suoi cari ci fa ripercorrere un pezzo di storia italiana. (…) Questo senso dello Stato non sembra sterile romanticismo, ma una realtà vera, vissuta con un’adesione assoluta. Quelli descritti da Dalla Chiesa sono valori che tengono saldamente insieme sia la famiglia, sia la fede nell’impegno civile. E questa è la storia di un’altra Italia”.
(l’Unità, Roberto Carnero, 10 maggio 2009) “In tempi in cui sulla parola ‘famiglia’ si fa spesso una retorica insopportabile, leggere questo ‘Album di famiglia’ di Nando dalla Chiesa fa bene al cuore e all’intelletto. Un’idea di famiglia, prima di tutto e al di là delle definizioni, come luogo dei sentimenti, o, meglio, di un’educazione ai sentimenti. Il libro, bellissimo e a tratti struggente, è caratterizzato da una struttura molto originale, a metà tra romanzo e raccolta di racconti. (…) Un libro tra memoria e poesia. L’educazione sentimentale e civile di Nando dalla Chiesa”.
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Storie italiane. Basaglia, Velardi e Nobili |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 08 February 2010 |
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Be’, stasera la prima puntata (la seconda è domani) di Rai 1 sulla storia di Franco Basaglia mi è sembrata veramente bella. Una specie di miracolo in questo bazar-suburra rigonfio di oscenità e offese al comune senso del pudore civico che è la “nostra” televisione. Ho avuto qualche brivido mentale rivedendo quella storia. Perché ogni scena consentiva di misurare come la civiltà, nonostante tutto, qualche grandioso passo in avanti l’abbia fatto. I manicomi, l’elettrochoc, le istituzioni totali come fossero noccioline. E’ stata pure un’occasione per ridare dignità al famigerato ’68. E anche per pensare a quanto possano essere grandi le storie che appaiono normali (o solo diverse e coraggiose), sol che si decida di raccontarle e di dotarle di un contesto. E’ quel che mi sta accadendo con le storie (certo, assai minori di quella di Basaglia) che mi sono impegnato a raccontare per il Fatto ogni domenica. Spesso i protagonisti mi confessano di essersi letti con stupore, perché nessuno gli ha mai fatto immaginare che il loro impegno meriti di essere raccontato; di leggere di se stessi come se si trattasse di altre persone. Il problema, secondo me, è che siamo poco generosi; e dunque difficilmente siamo disposti a riconoscere la grandezza in chi non è famoso. E ancor meno a raccontarla. Non vorrei essere generoso invece con Claudio Velardi, ex lothar dalemiano e recentemente assessore alla cultura di Bassolino (al computer: non ho detto Sassolino!). Il quale ora cura l’immagine della Polverini in Lazio e (giusto sul Fatto di oggi) afferma anche che “sarebbe un onore” se B. gli chiedesse di lavorare per lui. Purtroppo, ammicca Velardi, B. è un mago della comunicazione e quindi è difficile che lo chiami. Minchiazza, direbbe il mio amico Lillo e io ripeterei con lui. Mica male. Velardi spiega anche che nel 2004 o 2005 guadagnava 400.000 euro l’anno. Complimenti, senza invidia. Gli affari dell’azienda andavano bene, si vede. Non so che azienda-Re Mida sia, ma è un mio limite. Sarò generoso invece con Alberto Nobili, uno dei migliori magistrati italiani, che martedì sera terrà la relazione al corso di formazione “Scuola Antonino Caponnetto”- Libera allo Spazio Melampo. Pare che ci sarà la diretta tivù su questo Blog (intanto potete trovare la prima serata in video sulla “mia tivù” -cliccare sulla colonna a sinistra-). A Milano il movimento antimafia è in piena effervescenza, in misura inversamente proporzionale alle istituzioni. Martedì inizia alle 17.30 anche il seminario studentesco a Scienze Politiche mentre venerdì mattina inizia, sempre a Scienze Politiche, il convegno degli insegnanti lombardi. E nelle scuole è tutto un fiorire di incontri. Domani i miei studenti mi daranno le loro riflessioni sulla prima parte del corso. Sono molto curioso. Naturalmente i giornali tutta questa materia viva manco la vedono. Così ne scriverò per il Fatto (ovvio) e in forma più ricca e sociologica su Narcomafie. Che farà un numero speciale per il 20 marzo. E a chi mi chiede che cosa ci sarà il 20 marzo gli rifilo un manrovescio sul coppino. Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 08 February 2010 )
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Matrimoni e onomastici. Brunetta, il 20 marzo e materiali sparsi |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Saturday 06 February 2010 |
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Sapete che stramba idea m’è venuta in questa sera di festa? Che bisognerebbe mandare Brunetta a celebrare matrimoni a Palazzo Dugnani in nome e per conto del Comune di Milano. Lui ritto in piedi dietro il tavolo a leggere gli articoli del codice civile. Giusto per rodarsi, dovesse mai vincere (oh, sotto con gli scongiuri…) a Venezia. Ma soprattutto perché dovrebbe ingoiarsi -anche lì- le contumelie che ha sparso a piene manine contro i dipendenti pubblici. Clelia, Cinzia e Giovanna. Si chiamano così le tre signore che amministrano i matrimoni civili tra milanesi o aspiranti tali. Ieri pomeriggio mi è capitato di celebrare il matrimonio tra Tommaso e Myriam (ganzo eh, farlo senza essere consigliere comunale?). E ho trovato queste signore che con grazia e amore si predisponevano a creare per tutte le coppie il clima ideale. Quale musica mettere, quando far tenere il discorso al celebrante (che avrebbe citato Proust ma ancora non lo sapeva…). E i fiori, e le foto e tutto il resto. Più la loro disponibilità a cantare o recitare poesie, perché lo sanno fare e ogni tanto glielo chiedono. Una regia deliziosa. Ispirata soprattutto dalla volontà di far sì che unirsi in municipio non sembri cosa né fredda né burocratica. Da restarne ammirati. Messe a confronto con il celebre e stravaccato pisolino di Brunetta a convegno, erano il paradiso terrestre. Paradiso terrestre anche gli insegnanti che stamattina hanno portato circa centocinquanta studenti cremonesi nella sede della Pastorale; a parlare di mafia e soprattutto della data del 20 marzo, quella della manifestazione nazionale di Libera a Milano. Ribadisco, ho un sogno: che il 31 dicembre sera un presidente della Repubblica ringrazi gli insegnanti -non tutti, ma molti- per quel che hanno fatto e stanno facendo per tenere in piedi l’etica pubblica del Paese. Incontro bellissimo. Come quello pomeridiano di Casalmaggiore. Qui il paradiso terrestre era la biblioteca comunale, retta e amministrata come Brunetta non saprebbe. Non è bastata, la biblioteca, per ospitare la presentazione di Album di famiglia, si è dovuti trasbordare all’auditorium lì vicino, e anche lì si sono dovute aggiungere sedie e sedie. Non racconterei con orgoglio questi dettagli se non fosse che Album veniva presentato nella città natale di mia madre, dove non avevo mai messo piede in vita mia. E se non fosse che tutto questo avveniva casualmente (pazzesco, eh?) nel giorno di santa Dora (auguri alla sua nipotina, in giro per la Spagna). Così ho preso tutto come un magnifico segno e, con l’aiuto dell’assessore alla cultura, sono andato a vedermi la caserma dei carabinieri dove accadde il lieto evento. Allora, a carabinieri e poliziotti, nessun ministro si sognava di dare dei panzoni. Guadagnavano poco, ma erano lo Stato. Scrivi un commento (9 Commenti) |
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Yunus sei tutti noi. Quando Milano si intrippa |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 05 February 2010 |
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Questa strepitosa, impagabile cronaca è apparsa sul sito www.11metri.com. Racconta la Milano di oggi, ma racconta anche che cosa potrebbe essere una stampa libera e curiosa (è del 2 febbraio ed è firmata da Giofio). Un paio di settimane addietro ricevo sulla mia casella mail l’invito a partecipare a una conferenza in cui sarà presente Muhammad Yunus, economista e banchiere, premio nobel per la pace 2006. Yunus è un rivoluzionario dei nostri giorni: ha, tra le altre cose, fondato la Grameen Bank, l’ente finanziario che ha introdotto il microcredito in Bangladesh per poi esportarlo in molti paesi sottosviluppati e non - (http://it.wikipedia.org/wiki/Microcredito) – . Da subito mi emoziono: immaginate di essere un giovane calciatore e di poter assistere a una conferenza di Roberto Baggio sui calci di rigore. Per il lavoro che faccio, Yunus è il mio Divin Codino. Il giorno della conferenza (ieri, ndr) stampo l’invito e mi saltano all’occhio un paio di informazioni che avevo precedentemente trascurato: “interviene Letizia Moratti con la partecipazione di Red Ronnie, Paola Turci, Erica Mou“. Partiamo dal basso. Erica Mou: chiiiiiiiiiiiii?! Tra l’altro con un cognome così, non può che starmi sulle palle a prescindere. Paola Turci: chiiiiiii?! Red Ronnie: chiiiii?! Quello che presentava Roxy Bar? Ma che ci azzecca con Yunus? Io dico, ospitiamo l’eminenza della microfinanza mondiale e facciamo intervenire Red Ronnie e Paola Turci? “Va beh”, penso nella mia testa, “non ti demoralizzare, vedrai che sarà bellissimo lo stesso”. Per quanto riguarda ”interviene Letizia Moratti” ho pensato: beh, è la Sindaco di Milano, ci sta anche che intervenga, basta che non spari cazzate. Finisco di lavorare un po’ in anticipo, passo a prendere la mia bella fidanzata e mi dirigo verso il Teatro Dal Verme, luogo che ospiterà l’incontro. E’ stato bello vedere un sacco di gente accalcata per riuscire a prendere posto, generalmente gli incontri con queste tematiche non hanno un grosso ritorno di pubblico. Riusciamo a sederci in un ottimo posto, riesco a prendere possesso del libretto che regalavano (l’ho preso a prescindere, solo perchè lo regalavano), ho il cuore all’impazzata per l’emozione; insomma, mi sento come Fantozzi poco prima di Inghilterra – Italia: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero! Ma proprio come il disgraziato ragionier Ugo, ecco la telefonata del ragionier Filini che comunica che il megadirettore ha previsto per la serata una proiezione straordinaria della Corazzata Potemkin. Infatti Red Ronnie prende il microfono e comincia a dire delle cose a caso, ma proprio a caso, poi in successione presenta Erica Mou (si è scoperto essere una giovane cantante emergente) e Paola Turci che canta una canzone orrenda. Il mio umore, anche se un po’ alterato, resta alto; ma poi la disgrazia si verifica: sale sul palco la Sindaco. Escono dalla sua bocca le seguenti affermazioni:” E’ giusto aiutare i più deboli”, “Il Comune fa tanto per i più deboli”, “Viva i più deboli (o qualcosa di simile, il senso era questo)”. Aggiungeteci che tutto ciò è stato pronunciato con quella voce insostenibile che caratterizza la Prima cittadina. Il pubblico, me compreso, inizia a rumoreggiare. Poi il secondo disastro. Come se fosse una campagna elettorale, si mette a ringraziare gente a caso, e infine pronuncia le seguenti parole:” Ma soprattutto vorrei ringraziare EXPO, Lucio Stanca”. Tu ti permetti di ringraziare Lucio Stanca in presenza di Muhammad Yunus? Eh no cazzo, questo no. Va bene Red Ronnie, va bene Paola Turci, va meno bene Erica Mou, ma ringraziare Lucio Stanca no cazzo. Lucio fa per alzarsi ma una bordata di fischi lo invita gentilmente a restare al suo posto. Un signore davanti a me per l’agitazione tira una gomitata sulla mandibola della moglie, io riesco a malapena a stare fermo sulla sedia, in giro c’è un tripudio di indignazione. Mai doma, la Sindaco continua e chiama a gran voce Alessandro Profumo sul palco. Nulla contro Profumo(in realtà sì ma tralasciamo), ma cazzo siamo venuti a vedere Yunus. Eccolo che finalmente sale, la star della serata: con un caratteristico abito indiano, molto semplice e un carisma che si percepisce anche solo guardandolo. Il morale mi torna a livelli da finale mondiale, applaudo, mi gaso di brutto. Ma la Sindaco riesce a rovinarmi anche questo momento:” Io e Yunus siamo molto amici, auguro a tutti voi di conoscerlo, perchè ti cambia per sempre”. Il signore davanti a me, che dopo la gomitata è diventato il mio nuovo idolo, grida “Speriamo!!” Finalmente, dopo questa lunga agonia, Yunus prende il microfono ed espone le sue tesi. Chiessenefrega se ho letto e riletto i suoi libri, sentirle dal vivo è tutta un’altra cosa:”Quando c’è una crisi finanziaria, io guardo quello che fanno le banche convenzionali e faccio l’esatto contrario”, pubblico in delirio, Profumo e Stanca un po’ meno. “L’ultima crisi globale ha colpito tutti. Io me ne frego di quelli che hanno perso un sacco di soldi in borsa, la colpa è loro. A me importa di tutti quelli che per colpa loro hanno perso il lavoro”! Gente che fa la ola, Profumo e Stanca e il Moratti (marito) un po’ meno. Si sono raggiunti dei momenti davvero emozionanti, indimenticabili. Il mio morale era tornato decisamente alto. Ma poi il terzo disastro. Risalgono la Leti e il Red per consegnare un premio di rara bruttezza a Yunus che lo guarda un po’ stranito, ma che da signore ringrazia. Red infine annuncia un video riguardante Haiti prima del disastro. Non condivido il fatto di fare un calderone, non è che perchè c’è Yunus allora dobbiamo parlare di Haiti, di Abruzzo e via dicendo; ma soprattutto non condivido che alla terza scena sullo schermo appaia la Leti circondata da bambini haitiani, oggi probabilmente morti, con riprese dettagliate delle mani bianche e nere che si stringono in pieno stile Ringo Boys. No, vaffanculo, ora mi sono rotto i coglioni. E come me, la maggior parte del pubblico. Fischi, insulti, la gente se va inviperita e vi risparmio i commenti che si sentivano sulle scale. Mi ero immaginato di uscire dal Teatro contento, motivato, con i ricordi di una serata indimenticabile da custodire per tanto tempo. A malincuore ho passato tutto il viaggio in vespa verso casa a sproloquiare contro tutto e tutti. Un’altra occasione persa. Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 05 February 2010 )
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Ciancimino jr, gli insegnanti milanesi e Tyson il ballerino |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 04 February 2010 |
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Insomma: se B., parole sue, strozzerebbe chi fa film o scrive libri sulla mafia (il sottoscritto ringrazia commosso), il suo governo invece pare fondamentalmente affaccendato nella difesa di Cosa Nostra. Che diavolo non si inventerebbero ormai, per sottrarre la mafia ai processi… E’ stupefacente quel che sta accadendo. Ed è impressionante, da brivido direi, il vero quadro dei rapporti tra mafia e politica che emerge da questa ossessione di correre in soccorso ai clan e ai loro complici. D’altra parte sono anche da brivido i racconti di Massimo Ciancimino. E anzi, siccome molti me lo chiedono in privato, vi dirò che io a quel che dice Ciancimino jr ci credo. Forse, anzi probabilmente, omette qualcosa; ma quel che dice ha l’aria di essere vero quasi dalla a alla zeta. Però non arrendiamoci. In verità vi dico (accesso di megalomania…) che il Paese si accinge a trovare dentro di sé le risorse per dare una risposta grandiosa a questa offesa alla sua storia. Molti i segnali, e incominciano a coglierli in tanti. Dello Spazio Melampo straripante già vi ho detto. Ma anche al liceo scientifico “Marconi”, sempre a Milano, l’altro ieri pomeriggio ho trovato l’aula magna piena e attentissima. Ci sono stato invitato con Umberto Ambrosoli, nell’ambito di un progetto educativo fondato sui film sulla legalità. Si noti: era orario extrascolastico, eppure i ragazzi c’erano. Promette bene assai pure il maxiseminario degli studenti di Scienze Politiche (quanto hanno sudato, i meravigliosi tapini, per organizzarlo!), che partirà martedì prossimo. Mentre il prossimo venerdì 12 febbraio è previsto un importante appuntamento per gli insegnanti lombardi. Ci sta lavorando con cuore e cervello il mio amico Giuseppe Teri insieme a diversi suoi bravissimi colleghi. E’ un “Convegno regionale di formazione e aggiornamento per insegnanti e operatori socio-educativi” con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. Titolo: “Mafia, corruzione e illegalità. Le ipoteche sulla storia italiana”. Promuovono Libera e il Coordinamento delle Scuole milanesi per la legalità e la cittadinanza attiva (Virgilio, Volta, Severi, Leonardo da Vinci), in collaborazione con il Corso di “Sociologia della criminalità organizzata” dell’Università Statale. La prima sessione si svolgerà nell’aula 11 di Scienze Politiche (avanti tutta!). Si aprirà alle 9 e chiuderà alle 19, tratterà della storia della mafia nel periodo repubblicano e del rapporto tra storia e memoria, con interventi, tra gli altri del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, di Benedetta Tobagi, di Aldo Giannuli e del sottoscritto. La seconda sessione del Convegno si terrà il sabato successivo presso l’Aula magna del liceo Virgilio in piazza Ascoli e verterà specificamente sulla qualità dei progetti educativi (vedi il programma su www.libera.it). Il guaio è che mentre si riflette sui progetti educativi non solo governo e parlamento fanno quel che stanno facendo, ma la Rai ci mette pure del suo. Qualche sera fa si è consumato un autentico scempio a “Ballando sotto le stelle”, trasmissione dal format vecchio ammuffito ma maledettamente nuova quanto a spregiudicatezza. Ma ti pare che non fanno andare in video come simpatico ballerino Mike Tyson, ossia uno che è stato condannato a dieci anni per stupro e che ha azzannato l’orecchio a un suo avversario? La biondina è impazzita per la rabbia e faceva giuste domande. Ma che idea hanno del servizio pubblico i cialtroni che prendono queste decisioni? Va bene escludere Morgan da Sanremo perché si professa un habitué del crack (e che qualcosa non andasse si capiva dai suoi interventi televisivi…). Ma Tyson? Chi lo ha chiamato? Quanto lo hanno pagato? Ci sono interrogazioni parlamentari al riguardo? Dio salvi l’Italia. E noi diamogli una mano. Anzi due. Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Milano. Il tempo della rivolta |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Wednesday 03 February 2010 |
 Che spettacolo, ragazzi! Ieri sera lo Spazio Melampo sembrava la fucina della rivolta antimafia. Una partecipazione così è stata davvero al di sopra di ogni immaginazione. Gente in piedi e poi gente seduta da tutte le parti, per terra di fianco ai relatori, per terra di dietro, a prendere appunti in tutte le posizioni, anche le più scomode. Sbaglierò, ma c’è un clima nuovo a Milano su questo tema, certo incoraggiato dall’indignazione e dallo sgomento che nascono a vedersi così abbandonati dalle istituzioni politiche. C’è un’aria di mobilitazione civile che fa bene al cuore. Metà delle facce di ieri sera non le conoscevo, comprese quelle dei tanti giovani assiepati lungo le pareti. Silenziosi, composti e attenti, si sono sorbiti educatamente anche il ritardo di quindici minuti del prode Barbacetto (proprio bravo e preciso, ma sull’orario non ci riesce il marrano…) e non ci sono nemmeno stati gli sproloqui finali dal pubblico a cui sono abbonati tutti i dibattiti sulla mafia che si rispettino. Metteteci l’attenzione che trovo al mio corso, una sensazione stupenda che mi responsabilizza ogni giorno di più. E il maxiseminario che si sono organizzati gli studenti di Scienze Politiche su mafia, Stato e società, che partirà il 9. E quello di formazione degli insegnanti del 12-13 prossimi (anche quello il 12 a Scienze Politiche) organizzato da Libera. E le presentazioni dei libri, che hanno sempre successo. Insomma direi che si sta formando, tra Libera, Scuola Caponnetto, il Coordinamento degli insegnanti, le associazioni studentesche e poi case editrici come Melampo e Chiarelettere (e altre) un bel pacchetto di mischia. Credo in ogni caso che uno dei punti di forza di ieri sera sia stato quello di avere concepito delle “lezioni”, non dei dibattiti, perché è il momento di avere informazioni sistematiche. Proprio per potere discutere con cognizione di causa con amici, conoscenti, parenti e colleghi di lavoro, scrivere credibilmente sui propri blog e su facebook. E’ davvero giunto il momento di mandare al macero le approssimazioni della politica e le urla e gli insulti della tivù. La gravità della situazione le rende ormai intollerabili. Martedì prossimo ci sarà Alberto Nobili, magistrato che da anni segue le inchieste sulle organizzazioni mafiose a Milano. E a me toccherà sempre la parte del prof che fa schemi, prende appunti e poi offre una sintesi finale. Ah, dimenticavo una notizia importante. Sono stato nominato socio onorario dell’Inter Club “Giacinto Facchetti” di Follonica (“con stima e amicizia”). Non è bellissimo? P.S. Alla fine il mago del computer è riuscito a mandare tutto in diretta. La settimana prossima si rifà. Scrivi un commento (6 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 08 February 2010 )
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Qualcuno difenda Milano. Si incomincia stasera (e video in arrivo) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Tuesday 02 February 2010 |
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Grande rientro sulla scena del Blog da parte del suo Anfitrione (e sempre grazie ad alfa10 per avere coniato l’immagine). Le cose buone si inseguono, quasi in sfrontata autonomia da quel che accade sulla scena politica. E le segnalerò per titoli, giusto per soddisfare la curiosità degli amici sparsi per l’italico suolo. Allora: ieri sera bella festa allo Spazio Melampo per celebrare i cinque anni della gloriosa casa editrice. Clima piacevolissimo. Amichevole e pure un pizzico orgoglioso. Purtroppo la stagione, che non consente sfoghi nel cortile, ha costretto a circoscrivere gli inviti ai melampici stretti. Rigodute in immagine tutte le copertine, ascoltati gli autori presenti. Per tutti poche parole a disposizione, tranne per Giancarlo Caselli che ha aperto i brindisi con i buoni diritti della sua vita per la giustizia e delle vendite straripanti del suo “Le due guerre”. Musica di Gaetano Liguori e un vero e proprio spettacolo teatrale di Giuliano Turone. Tema: la Divina commedia letta genialmente in tutte le lingue. Niente abbuffata ma solo torta di qualità. Stile e conti a posto. Già, cinque anni senza chiedere prestiti a banche e senza battere a commesse pubbliche, e risultati in leggerissimo attivo. Capolavoro di Lillo (e ora diteglielo voi “minchiazza!”, ché se lo merita). Stasera allo Spazio Melampo altra puntata. Inizia il corso di formazione popolare per amministratori sulla mafia a Milano e in Lombardia. Lo ricordo: è gratuito e aperto a tutti, e si terrà ogni martedì fino al 2 marzo. Parola d’ordine: qualcuno difenda Milano. Molte iscrizioni. Arriveranno amministratori pure dalle provincie di Lecco, di Bergamo e della Bassa padana. Secondo me la stampa ha sottovalutato la portata civile e anche simbolica di questo avvenimento. Che a me sembra grandiosa. La società civile che si auto-mobilita nel silenzio e nell’ipocrisia delle istituzioni politiche. L’inizio di un movimento di difesa della Lombardia, visto che la famosa Lega di Pontida sulla questione della criminalità organizzata si sta dimostrando un pavido colabrodo. La trasmissione in diretta la escluderei, troppe difficoltà. Faremo i video e li metteremo in rete. Ieri grande lezione davanti ai miei studenti di una testimone d’eccezione: Anna Canepa, la magistrata della procura nazionale antimafia che coordina Liguria e Lombardia. Ha risposto senza polemiche ma con la pura forza dei fatti a chi le chiedeva come mai il prefetto avesse fatto quelle dichiarazioni sulla presenza della mafia a Milano. Infine: magnifico giro in provincia di Livorno durante il week end a presentare “Album di famiglia”. Tre incontri affollatissimi a calorosi assai. Mi convinco ancora una volta della bontà del modello “Nomadi”: battersi la provincia italiana più che sgomitare nelle capitali, dove se vai in una libreria non mettono nemmeno più un volantino o un libro in vetrina (possibile che anche così si manifesti la celebre “mutazione antropologica”?). P.S. Preparatevi a venire a Milano il 20 marzo per la grande giornata della memoria e dell’impegno promossa da Libera! Venite in tanti, entusiasti, animati da indomito spirito civile, battaglieri e al tempo stesso rispettosi della qualità quasi sacrale della giornata (centinaia e centinaia di nomi da ricordare pubblicamente in piazza). Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Utopie per il 2010... (scritto per LiberaInformazione) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Wednesday 27 January 2010 |
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Gennaio 2010. Una fredda sera piemontese. A Romentino, provincia di Novara. Per parlare di criminalità organizzata su invito di un’associazione giovanile, Quasar. Una platea foltissima e in prima fila tutte le autorità amministrative locali. Dopo la relazione di apertura sui rischi che corre il nord di fronte alla spinta espansiva delle organizzazioni mafiose, il sindaco ringrazia. Esprime il suo sostegno a una causa, quella dell’antimafia, che si fa carico di problemi tanto gravi e spinosi, e poi tranquillizza il relatore: qui per fortuna questi problemi non ci sono, ancora nella nostra azione amministrativa non abbiamo avuto modo di incrociare o riconoscere questo tipo di interessi illegali. Passano cinque minuti e dal fondo della sala una signora chiede la parola. Appena la riceve dà a tutti una comunicazione che più simbolica non si potrebbe: è appena stato ucciso nel suo ufficio un imprenditore edile. Poi rivolge a tutti la domanda che scompiglia ogni schema retorico: che cosa sta succedendo qui nell’edilizia, tra assassinio, fallimenti e arresti? Il movimento terra, la crisi di liquidità, i subappalti, le protezioni ai cantieri. Velocemente, agli occhi di chi abbia un minimo di allenamento, si profilano gli scenari possibili di quel delitto che fa crollare come un castello di carte le presunzioni di verginità. Il succo della serata è dunque una domanda ulteriore: fino a quando? Fino a quando dovremo non vedere? Fino a quando i ciechi e gli struzzi dovranno lasciare libera prateria agli interessi mafiosi al nord? Fino a quando dovremo concentrare la nostra attenzione sui clandestini e distogliere gli occhi da chi rappresenta il pericolo mortale per l’economia di mercato, ma più ancora per le libertà civili e per la qualità delle istituzioni democratiche? Passano poche ore e in un altro luogo il prefetto di Milano tranquillizza altri esponenti delle istituzioni: la mafia a Milano di fatto non esiste. Trent’anni dopo Ambrosoli, Sindona e Calvi, e i primi riciclaggi accertati dei capitali da narcotraffico; venticinque anni dopo le operazioni giudiziarie contro i clan dei siciliani; vent’anni dopo la Duomo Connection; quindici anni dopo le ondate di arresti e di ergastoli inflitti agli affiliati della ‘Ndrangheta lanciata alla conquista di Milano. Ecco, dunque. Che cosa desidero in questo 2010? Che cosa desidero dalla mia piccola ma densa prospettiva di cittadino del nord, oltre la pace, oltre una svolta epocale sull’ambiente, oltre una società più solidale e perfino meno villana e vociante? Desidero proprio questo: abitare in un’area del Paese in cui chi ha pubbliche cariche si senta investito della responsabilità, dell’onore direi, di difendere la comunità dei cittadini onesti, di dare loro un accettabile senso delle istituzioni e di svegliarne la coscienza di fronte ai nemici della democrazia e della convivenza civile. Lo so, sembra un piccolo sogno. Sideralmente lontano dalla storica grandiosità del dream di Martin Luther King. E tuttavia quel che è successo, quel che succede, la perfida trama di senso comune che ci avvolge, lì mi porta. A immaginare di trovarmi domani in una “Padania” popolata di sindaci e prefetti e amministratori tutti mobilitati contro ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra. Convinti che sia un loro preciso dovere vedere e contrastare. Dove le scuole formino e informino. Dove la stampa scriva senza esitazioni dei negozi fatti saltare la notte anziché lasciare rubricare tutto sotto la voce cortocircuiti, materia per elettricisti Dove i governi regionali si interroghino su come colpire gli interessi criminali che si muovono con l’avidità dei demoni sul territorio e nella sanità. Dove i partiti di destra e di sinistra si pongano qualche decente domanda davanti ai pacchetti di voti assicurati in massa da qualche colonia calabrese. Dove le associazioni di categoria trovino il coraggio mostrato alla fine dagli esponenti di punta di Confindustria siciliana. Il mio modesto sogno si ferma qui. E già mi sembra di essere andato tanto, ma proprio tanto avanti. Se trent’anni fa mi avessero detto che questa sarebbe stata la mia Utopia, giuro che non ci avrei creduto. Scrivi un commento (8 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 27 January 2010 )
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La rete di Giuseppe l'"indiano". Onda viola sì, ma senza patenti |
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il Fatto Quotidiano, 7.02.2010 Oggi il suo cuore batte per una data: il primo di marzo. Il giorno che viene dalla Francia. Il grande sciopero dei migranti decisi a mostrare all’Europa ricca il loro valore per l’economia e la vita di chi vorrebbe ricacciarli indietro. Giuseppe accumula incontri, messaggi in rete e telefonate.Vuole farla riuscire pure a Bari, la manifestazione. Perciò cerca di capire quanti siano i buoni viandanti in cammino verso quella data. Sembra poggiare l’orecchio al suolo come un indiano. “Indiano” d’altronde è il nome con cui viaggia in rete. Rosarno è stato lo spartiacque. “Ma è da prima di Rosarno che mi interesso di integrazione e immigrazione. Ho letto, mi sono documentato molto sulla rete. Di Rosarno ce ne sono tante. Anche in Puglia. A Bari ci sono due Centri di identificazione ed espulsione che tutti raccontano come dei lager di Stato, c’è anche un rapporto di Medici senza frontiere che lo dice. E da questa terra nell’89 è partita la nuova era, con i primi arrivi degli albanesi. Vede, l’altro giorno a una riunione è intervenuto un giovane di colore, un marocchino credo. E ha detto che se per quel giorno capisce che a manifestare ci saranno solo loro, lui in piazza non ci andrà. Ha ragione, dovremo essere tutti insieme. Dovremo essere un unico ‘noi’ per l’integrazione”. Giuseppe l’Indiano (ma di cognome fa Milano) è una perfetta rappresentazione della complessità e semplicità al tempo stesso del grande dissenso che viaggia a sinistra. E’ la sconfessione vivente di ogni etichetta. Qualunquisti, rassegnati, dipietristi, giustizialisti. O quella più infamante: grillini. Lui grillino lo è stato, nel senso che è stato portavoce del meetup di Bari e pure tra i promotori del famoso VaffaDay. “Ma poi ho lasciato. Io non sono d’accordo con la proposta delle liste civiche. Per fare politica ci vuole formazione, una preparazione specifica. Grillo pensa che bastino la buona fede e l’onestà, ma così si rischia di mandare dei giovani allo sbaraglio. Io tessere non ne ho né intendo averne, almeno per ora. E partecipo di volta in volta sulle cose che condivido, magari aiutando degli amici, un po’ Partito democratico un po’ Italia dei Valori. Ho incominciato nel 2006, quando avevo ventidue anni. Non mi ci ha portato nessuno all’impegno politico, non ho avuto in famiglia qualcuno che mi ci abbia fatto appassionare. Ci sono arrivato per indignazione verso quello che vedevo accadere nel Paese. La prima manifestazione la feci sul risparmio energetico, dando volantini nel centro di Bari. Poi da cosa nasce cosa. E all’epoca delle inchieste De Magistris partecipai al presidio in difesa di Genchi, che Berlusconi accusava di essere il più grande scandalo della democrazia italiana.” |
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