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Cado dalle nubi (e il dizionario squillo) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 06 January 2010

Ebbene sì, alla fine non l’ho fatto. Questa volta niente videodiscorso di Capodanno su questo Blog. In ogni caso non avrei invitato ad abbassare i toni. Questo è un invito che si fa quando si vuole che qualcuno, il nonno, la vecchia zia affaticata, il bimbo mandato a nanna dopo Carosello, dorma senza essere disturbato. Ma io voglio che in questo anno del Signore 2010 non dorma proprio nessuno. Tra l’altro ho visto che anche la Moratti ha fatto il suo discorso su youtube. Avevo promesso a Riccardo-mago-del-computer di rimediare oggi per l’Epifania, ma non ho avuto né voglia né tempo. Ho passato tutta la giornata a scrivere la prefazione a “Polo Nord”, libro sulla mafia in pianura padana. Giuro comunque che il pubblico discorso lo farò nei prossimi giorni. Per ora vi anticipo che tra domani e dopodomani vorrei dedicare un bel po’ di post al nostro giornalismo stampato e televisivo. Ultimamente mi sono venuti molti spunti.

Nell’attesa vi invito ad andare a vedere “Cado dalle nubi”. Lo so, ne ho già parlato perché Dora, amato Gracco al femminile, ci ha profuso il meglio delle sue qualità artistiche di assistente alla regia. Ma ancora non l’avevo visto. L’ho fatto ieri sera affrontando intrepido un luogo che non mi è superfamiliare, ossia una multisala cinematografica odorante di popcorn. Dora è ancora all’estero ma non ho resistito. Mi sono armato di Biondina e coppia di amici d’oro e sono andato. Giuro che erano anni, oserei dire decenni, che non ridevo tanto, forse neanche con Benigni; e comunque ridevano tanto e fragorosamente tutti. Checco Zalone è semplicemente grandioso. Dicono alcuni critici che il suo sia uno spirito mediocre, da bagaglino di sinistra. Ma secondo me quello spirito è in grado di sfornarlo solo una persona di cultura. E averne così…

Quanti luoghi comuni…Scopro, a proposito, la crescente povertà del nostro dizionario, ormai inzeppato da una mole impressionante di riflessi linguistici condizionati. Ci torno. Com’è l’attore ospite della trasmissione? Straordinario. E com’è il pubblico della piazza tivù o del grande spettacolo? Meraviglioso. E come sono i servizi? Deviati. E il monito del capo dello Stato? Severo. E la reazione di dissenso al monito? Scomposta. E la reazione alla reazione (di tutti i tipi)? Ferma. E le notizie sulle trame sovversive? Inquietanti. E com’è il piccolo teatro delle Marche o dell’Umbria o del paesino padano? Una bomboniera (da ragazzo andavo però al cinema Bomboniera…). E l’analisi del proprio editorialista preferito? Lucida. E se è un po’ cattiva? Graffiante. E la figura di B. all’appuntamento internazionale? Imbarazzante. E ora ditemi voi: com’è questo ammosciamento del nostro vocabolario? Ma straordinario! E che altro, se no?

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 07 January 2010 )
Grattacapi e curiosità su mafia e dintorni PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 04 January 2010

Dice che la bomba al palazzo di giustizia di Reggio Calabria è legata all’impegno profuso dalla magistratura calabrese nel sequestro dei beni. Se si aggiunge che chi ha messo il tritolo si è esposto al rischio di farsi riprendere dalle telecamere, se ne deduce l’importanza vitale che le organizzazioni mafiose annettono al provvedimento della confisca. E una volta di più si capisce quanto sia devastante la scelta della maggioranza governativa di rimettere all’asta i beni confiscati; di fare ciò che i clan chiedevano dal ’92. Dopodiché bisogna trarne qualche lezione sul salto di qualità a cui si prepara la ‘Ndrangheta nel “confronto” con le istituzioni dopo il formidabile salto di qualità che ha compiuto negli affari e nella diffusione territoriale. Il palazzo di giustizia di Palermo è praticamente inavvicinabile, per i noti motivi. Nessuno ha immaginato che anche a Reggio o a Napoli i clan possano andare all’assalto frontale dello Stato?

E torno alla questione Graviano. Mauro Feltre osserva, intervenendo sul penultimo post, che Grasso e Ingroia trovano ineccepibile in termini di diritto il nuovo regime carcerario accordato al boss di Brancaccio. Non c’è dubbio: non lo ha deciso un’autorità politica (e ci mancherebbe!) ma una Corte d’assise d’appello, che dunque lo avrà fatto restando nei recinti della legge. Ripeto: pronto a ricredermi. Ma intanto è ovvio che né Grasso né Ingroia possono contestare, da magistrati, la decisione di una Corte. Poi, nella mia vita, ho visto spesso decisioni giuridicamente inappuntabili prese al posto di altre decisioni che sarebbero state ugualmente inappuntabili. Quindi, pur dopo avere letto dichiarazioni e spiegazioni, non sono tranquillo lo stesso. Vorrei solo capire: era stato raggiunto “il massimo consentito per legge”? che vuol dire? Riina non è stato catturato prima dei Graviano? e le imputazioni non sono per tutti le più gravi possibili? il 41 bis è a tempo? tutti i capi storici torneranno ad avere incontri e scambi di opinioni nelle carceri in cui sono rinchiusi?

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Quando l'opposizione prendeva l'aereo. E il lodo De Magistris PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 04 January 2010

Non so come farei se non ci fosse Mariaaa a nutrire questo Blog di memorie e citazioni. E’ intervenuta sull’ultimo post con quel riferimento a sorpresa a quanto scrissi sull’Unità il giorno dell’aereo sul Senato (progettammo anche di fare lanciare dei volantini dal cielo, ma pensammo subito che sarebbe apparsa una cosa un po’ dannunziana e che avremmo sporcato le strade del centro). Quando l’ho letto mi sono affiorati alla mente i seguenti pensierini. Prima cosa: nel mio post ho sbagliato la data. Con delicatezza Mariaaa me l’ha fatto notare in privato. Non era dopo il 5 febbraio del 2003 ma il 22 ottobre del 2002. Si vede che l’ode venne recitata in relazione al passaggio alla Camera, ma potrei sbagliarmi. La seconda cosa è che la memoria fa compiere errori anche nella migliore buona fede. I nostri esperti televisivi di contropentitismo mi avrebbero massacrato, dandomi del bugiardo, dichiarando la mia inattendibilità ecc. Io ricordo un fine mattina freddo ma non troppo e sereno, ma è indubbio che fosse il 22 ottobre. La terza cosa è che, leggendo quel mio testo (complimenti Nando, qua la mano…;-)), mi sono convinto che allora l’opposizione era una cosa seria e non di facciata. Fu l’unica volta nella storia parlamentare che il Senato si dimostrò più combattivo della Camera. L’aereo, che pagammo di tasca nostra, fu solo un passaggio di una lotta che non terminò che a fine legislatura (legge Pecorella e relativo intervento in rima in aula per svegliare gli addormentati di fuori). La quarta cosa è -l’ho già detto ma qui lo ridico- è che per ragioni misteriose di quei senatori che diedero filo da torcere giorno e notte a B. e alle sue leggi, in Senato non ce n’è più nessuno. Olé, finito il post di memorie.

Anzi no. Michele chiede che penso del “lodo De Magistris”. Per la verità non mi sembra una proposta. Quando ne avrà necessità. B. non chiederà certo a noi il permesso di andarsene all’estero e sottrarsi ancora una volta alle leggi. Torno piuttosto alla mia, che pure venne a suo tempo respinta sdegnosamente: impunità a patto di non scassare le leggi e l’ordinamento e la Repubblica. Per principio, scandaloso principio (lui e dieci persone scelte a suo insindacabile giudizio); così dichiariamo la nostra bancarotta morale e civile davanti al mondo. E magari si rompono tante ipocrisie. Ricordo come la proposta di legge venne prese dagli uffici del Senato, ben proni a B.: come una cosa pazzesca, impossibile solo da dire. Appunto: pazzesca. Come la trattativa con i Graviano fatta davanti al paese. Qui i pericoli, per noi, sono due. Quello di finire nella retorica dell’”abbassare i toni” (per la prima volta, lo confesso, non ho avuto voglia di ascoltare il discorso di Capodanno, quella frase ormai mi indispone, chiunque la dica; altro è dire, caso per caso, “comportatevi da persone civili”). E quello di andare fuori tono totalmente, di sbarellare invece di mostrarsi rigorosi e convincenti pur dicendo le cose più provocatorie.

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Rarità, rarità. Dono di buon anno ai blogghisti PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 03 January 2010

Ma guardate mo’ che vi regalo per questo inizio anno! L’ho ritrovato ieri rimettendo ordine nel mio computer fino alle tre e un quarto di notte (miiiiii, faticazza!!). E’ una vera rarità, anche se l’essere raro non basta a conferire qualità. Si tratta del testo della leggendaria ”Ode a Melchiorre Cirami” che, imitando B., recitai dal palco di piazza Navona, da me medesimo organizzato insieme con i prodi parlamentari del comitato “La legge è uguale per tutti”. Era la sera del 5 febbraio del 2003. Il passo successivo sarebbe stato il noleggio di un aereo da fare volteggiare sul Senato all’ora di pranzo con un lunghissimo striscione a rimorchio: “la legge è uguale per tutti”.

Materia di battaglia la legge Cirami, che attraverso lo strumento della legittima suspicione puntava a fare trasferire a Brescia il processo (i processi) di Previti a Milano. La legge prendeva il cognome dal senatore (nome Melchiorre) dell’allora Ccd, ex magistrato, che aveva presentato il testo per sollevare Forza Italia dall’ombra del conflitto di interessi. Come consigliava don Vito Ciancimino ai suoi fedelissimi, le cose, se tu ci hai interesse, si fanno dire o proporre da altri. A voi il testo! Abbiatelo come preziosissimo dono, un po’ come gli scritti rari di Pavese e di Bobbio che Einaudi regala ancora ai suoi autori per Natale (vabbe’, vabbe’, lo so che ho esagerato un po’…)

P.S. Oh, trattandosi di B. il "giacomine" non è un refuso!



T'amo Melchiorre, e forte un sentimento di giustizia


al solo nominarti si mescola a letizia.

Grato ti sono per la eccellente norma

che mi darà per anni una splendente forma.

Tu hai nobili ragioni per rigonfiare il petto

dacché ridesti all'Italia il legittimo sospetto.

Da Milano a Brescia, da Perugia ad Agrigento,

la stella tua risplende nell'azzurro firmamento.

Or non potranno più le odiate toghe rosse

fare processi a chi per le sentenze sue riscosse

modeste somme per far più ricca la giustizia,

né a chi l'onesta parcella ottenne per professione avvocatizia.

Basta con queste inchieste faziose e giacomine

che offendono banche e finanziarie sopraffine,

basta con l'internazionale del giustizialismo

che rimpiangere ci fa perfino il comunismo.

T'amo Melchiorre gridan turbe di innocenti

ma soprattutto Cesare, senza più carichi pendenti.

Questo trionfo della giustizia vera

farà civile e buona l'Italia tutta intera,

gioia per avvocati, tripudio per finanzieri,

giulebbe per mediatori, festa per petrolieri.

Cesare ed io avremo il futuro più onorifico,

testimoni nel mondo del metodo Pacifico.

Grazie anche a voi, amici che non invano

metteste nei fori del Senato la pargoletta mano;

per la giustizia agiste con coraggio, in tanti e così cari,

che per me siete tutti più belli di Cacciari.

(vivi applausi e ilarità del pubblico presente)

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Ultimo aggiornamento ( Sunday 03 January 2010 )
Intitolazioni a Craxi. Un'opinione (sine ira ac studio) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 01 January 2010

Intitolazioni a Craxi. Che ne penso? Non mi posso esimere, me l’hanno chiesto in tanti. Sono stanco di dovermi pronunciare sul tema da non so quanti anni; ho anche un sentimento di simpatia per Bobo, e forse per questo ho rifiutato pubbliche dichiarazioni. Però due parole almeno su questo Blog devo metterle. Volete voi che io riconosca che Craxi subì la legge più di altri politici fatti a sua immagine e somiglianza? Che abbia egli, anche in proporzione, pagato più di altri e che questa possa rappresentare, in fondo, un’ingiustizia? Ebbene sì, lo riconosco. Volete voi che io riconosca che Craxi fu un gigante rispetto agli attuali governanti? Ebbene sì, lo riconosco. Come pure riconosco che, senza coerenza alcuna con i fatti, lanciò parole d’ordine che avrebbero potuto cambiare in meglio l’Italia. Riconosco pure, anzi lo teorizzo con convinzione appassionata, che la qualità della politica non possa esaurirsi nel giudizio che ne danno i tribunali.

Ma qui mi fermo. Perché poi, anzi prima, c’è la legge. E io sono uomo di legge e di istituzioni. Che pensa che la politica non si misura in tribunale per il semplice fatto che può essere pessima anche senza produrre reati penali. Perché ci sono anche le responsabilità morali, civili, politiche (appunto), che dai tribunali restano fuori. Ma chi viola la legge nell’esercizio del potere non può invocare una autonomia della politica, a meno di non immaginare il classico (e antidemocratico) sistema dei “legibus soluti” (la latitanza di Craxi rifletté d’altronde l’indisponibilità ad assoggettarsi alle leggi…). Intitolare beni pubblici a chi violò le leggi e ancor più spesso la morale (certo, avendo il coraggio di rivendicarlo; per i reati minori, però, come per il finanziamento pubblico dei partiti), non è cosa né buona né giusta. E tanto meno lo è in un paese devastato come il nostro, che della giustizia sta facendo strame come non mai (e ce ne vuole). E in cui questo tipo di provvedimenti rischia di diventare un potente messaggio negativo per la gran massa dei cittadini. Fine del pensierino.

Altro pensierino. A proposito di legalità, apprendo indignato dal post di alfa10 che Giuseppe Graviano non sarebbe più obbligato al carcere duro diurno. Il premio per non avere parlato al processo Dell’Utri? Un altro segnale nella trattativa? Mi dichiaro pronto a ricredermi. Ma il dubbio scatta automatico. E rode, accidenti se rode…

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 02 January 2010 )
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Giornalismo ultima moda. Ovvero: chissà chi ha ragione PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 01 January 2010

Intanto buon capodanno. Oggi è il primo giorno del 2010. Non so che cosa questo significhi esattamente, ma sono certo (o temo) che lo capirò tra qualche mese. Intanto fervidi auguri e distinti saluti a tutti. Quando scopro, come è successo ieri notte alla fine dello spettacolo di Cisco a Genova, che c’è qualcuno, anche di cultura, che frequenta questo Blog come prima lettura del mattino, mi viene di farvi gli auguri con ancora più trasporto. Cisco, dicevo. E’ andato benissimo. Ha suonato dalla mezzanotte fino alle due, a coronamento di una serata che ha visto davvero cose d’eccezione, dal jazz alla musica tzigana, dalle arti teatrali e acrobatiche al pop. Posso dirlo? Altro che il tradizionale concerto chiavi in mano. Qui si parrà la tua creatività: se hai uno straccio d’idea su come decine di migliaia di persone diverse possono divertirsi l’ultimo dell’anno in modo intelligente e ogni tanto un po’ raffinato, in più parti della città e andando dalle nove di sera fino a notte. In ogni caso vedere il don Gallo che a mezzanotte viene sul palco a brindare e invita il pubblico “a fare l’amore e non fare la guerra” fa sempre il suo effetto. Insomma, gli artisti ospiti hanno ripetutamente lodato al microfono “il coraggio di Genova” che ha lanciato uno stile più internazionale, ma la Rai nel suo pastone non ne ha fatto cenno. Più importante, volete mettere?, Gigi D’Alessio ad Avellino. Quello sì che è un nome, così sì che ci si diverte. Meno male che un sito romano indicava quello di Genova come il capodanno ideale. In ogni caso: fortuna dalla nostra parte (non ha piovuto) e la gente pure. Meno i petardi (roba da galera) e la sicurezza (non uno o una in divisa in cinque ore in piazza De Ferrari).

Alberghi pieni, per il secondo anno di fila. Ho assistito personalmente -alle sei del pomeriggio, non alle nove- nella hall di un grande albergo, al cortese rifiuto di concedere un tavolo per la cena a una famiglia ospite in stanza, che invano chiedeva almeno il pasto per il bambino. Molto gentili, ma ci spiace non abbiamo proprio posto, è tutto prenotato. Il giorno prima sulla Rai era andato in onda un fantastico servizio. Che suonava più o meno così: gli albergatori piangono che sono senza prenotazioni, il Comune dice che i posti letto sono coperti all’80 per cento, chissà chi ha ragione. Capito blogghisti del 2010? “Chissà chi ha ragione”! Ma dico io, un giornalista che cosa deve fare se non farli lui i controlli e poi dire al suo pubblico chi ha ragione? Ma ve l’immaginate se ci fossero scontri di piazza e vi dicessero “la polizia sostiene che c’è un morto, i manifestanti sostengono che ce ne sono sei, chissà chi ha ragione”?

In ogni caso, gioite per la news: fuori dalla farmacia Pescetto è sparito quell’incredibile cartello che esortava “gentilmente” (o “cortesemente”) a non sostare sul marciapiede davanti all’ingresso. Mentre  -chissà perché mi è scattata l’associazione di idee- vorrei sapere se Trenitalia è intervenuta sulla nota controllora- caporalmaggiore e l’ha punita per non avere dato le sue generalità al passeggero che lei ha voluto “attenzionare”. Auguri pure a lei, di cuore. Gesù diceva che volere bene solo alle persone che amiamo o che stimiamo è troppo facile, sono capaci anche i pubblicani. E noi repubblicani siamo. Gli eredi della monarchia cantano a Sanremo con Pupo.

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Il ragazzo con l'handicap e Trenitalia. Pubbliche scuse o dimissioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 30 December 2009

E’ una indecenza umana e non solo umana, caro Dottor Moretti, amministratore delegato di Trenitalia. Passi (per modo di dire, si intende) per le ore di ritardo che ci rifilate in somma indefinibile durante l’anno, non solo quando ci sono le nevicate o le esplosioni di Viareggio. Passi per l’insultante disinvoltura con cui ci riempite le orecchie con quel messaggio (“ci scusiamo per il disagio”) che esprime rispetto civile se lo si ascolta una volta in un semestre, ma che diventa certificazione dell’inciviltà se lo si deva ascoltare tre volte al giorno. Passi (sempre per modo di dire) per le condizioni da terzo mondo dei treni riservati ai pendolari o per le diversità di trattamento -a parità di costo del biglietto- riservate ai passeggeri dei treni che arrivano da Milano o dalla Calabria. Passi ancora (di nuovo e sempre per modo di dire) per il modo in cui un paese che conosce  l’esistenza della neve (da Annibale: ricorda?) ha affrontato una nevicata annunciata da una settimana, con quelle scene bibliche nelle stazioni e il Suo invito a portarsi coperte e panini, roba che i finlandesi ridono ancora adesso. Ma non può passare quello che sta scritto oggi su “Repubblica”, e riportato qui da una blogghista. Quel resoconto sui quattro in divisa che si accaniscono su un giovane handicappato è un ritratto letterario da brivido. E chi lo ha scritto, Shulim Vogelmann, ha un solo torto: di non avere indicato pubblicamente gli orari e le stazioni. Ma lei è perfettamente in grado di rintracciare l’autore dell’articolo-testimonianza. Lei che ha un passato nel sindacato avrà mantenuto un briciolo di quello spirito di solidarietà umana e sociale che fa compiere (in genere) la scelta di militare in un sindacato. Lei avrà sentito come tutti un soprassalto di indignazione nel leggere quelle lunghe e sconvolgenti righe. Lei può dunque sapere chi erano quella controllora e quel capotreno senza pietà, senza professionalità, così disonorevoli per l’immagine dell’azienda che Lei guida, più del caos assoluto degli scorsi giorni. Io sono convinto che Lei chiederà, imporrà a questi due signori, dai comportamenti così odiosi ai miei occhi, e penso non solo ai miei, di chiedere scusa pubblicamente per televisione a quel giovane. E poi insegnerà a quella capotreno con velleità da caporalmaggiore (del ventennio) che i cittadini sono liberi di esprimere le loro opinioni e che non c’è barba di capotreno che possa farli identificare o “attenzionare”, come direbbe il nostro premier, per quello che han detto sulla qualità del servizio (ma d’altronde non è stato l’ufficio stampa di Trenitalia, tempo fa, a minacciare azioni legali contro un cittadino che aveva, il farabutto, raccontato una disfunzione del servizio?). Se Lei non farà questo, Dottor Moretti, avremo ragione di credere che lei condivide quello che è accaduto. Che quanto ci è stato raccontato è figlio di una specifica cultura aziendale. E allora avremo ragione, per questo molto più che per le altre numerose ragioni, di chiedere le Sue dimissioni. Ma questa è, naturalmente, un’ipotesi del terzo tipo. Lei senz’altro porterà in pubblico le scuse di Trenitalia e ridarà un pochino d’onore alle Ferrovie dello Stato.

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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 30 December 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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