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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 18 December 2009 |
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E’ vero, sottoscrivo senza esitazioni. Questo non è fascismo. Infatti i treni non arrivano in orario. E neanche i tram. E neanche gli autobus. Stamattina alle sette e mezzo i treni da Brescia saltavano che era un piacere. La gente lì al gelo sulle piattaforme a sacramentare e loro (Trenitalia) non davano nemmeno le notizie sui ritardi e sulle soppressioni. Poi, per sommo di beffa, ti ammonivano a stare bene attenti agli avvisi. E accidenti, non lo senti che non stiamo dicendo niente? C’era un tale che mi aveva preso per ferroviere (basta vestirsi di blu e avere una borsa nera per sembrare ferrovieri…) che impazziva letteralmente, finché gli ho dato la notizia sconvolgente sulla mia identità: non sono un ferroviere. Il poveretto ha perso anche il bersaglio della sua disperazione e allora mi è parso ancor più disperato (capito perché c’è l’antiberlusconismo?). Però gli han detto “Ci scusiamo per il disagio”. E lui gli ha detto dove mettersi il disagio… A Milano gli aspiranti viaggiatori attendevano a grappoli il 24, tram che va dal Vigentino al Duomo e ritorno. Masse di viaggiatori da stipare come sardine infreddolite e la neve per strada ancora non c’era. Poi sono arrivati quattro 24 uno in fila all’altro. Siccome siamo sempre troppo buoni -altro che cultura dell’odio…- mi sono rimproverato interiormente: vuoi vedere che un’auto posteggiata male aveva bloccato i binari? Poverini, il servizio funzionerebbe se non ci fossero i cittadini maleducati. Col piffero. Il fatto è che i tram proprio non c’erano. Spiegano che c’è la neve…Già, non ce n’eravamo accorti. Al pomeriggio, quando i milanesi costretti a star fuori per lavoro si ammassavano alle fermate, di nuovo niente. Sono dovuto andare a Scienze Politiche per le tesi di laurea (brava Margherita!) a piedi, arrivandoci che sembravo un pupazzo. E al ritorno idem, avendo almeno la soddisfazione morale di incontrare una ragazza che mi ha offerto un passaggio sotto il suo ombrello. E’ stata una rivelazione, giuro, un’autentica rivelazione. Dunque a Milano si può ancora offrire un passaggio a qualcuno che non si conosce? No, dico, non so se mi sono spiegato: non siamo al gradino già meraviglioso di una che non ti grugnisce contro se le chiedi un passaggio; siamo a quello, paradisiaco, di una che te lo offre lei il passaggio arrivando dal di dietro. E questo certo non è fascismo. Nemmeno questo, ne converrete… Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Ma c'è anche il Lodo buono |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 17 December 2009 |
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Già, perché non tutti i “lodi” sono uguali. C’è il lodo Alfano, che chissà mai perché si chiama “lodo” visto che non è per nulla un arbitrato (come vorrebbe il dizionario) ma è solo un’imposizione del più forte, una violenza alla Costituzione. E c’è il “Lodo” Isolabella che ha invece un’origine chiara e legittima, nel senso che è il nome abbreviato di Lodovico Isolabella, principe del foro milanese. Il quale domani riceverà al palazzo di giustizia i dovuti onori per avere raggiunto i cinquant’anni di attività. E’ un avvocato atipico, Isolabella. Monarchico, vulcanico, coltissimo, passionale e democratico. Sì, in lui monarchia fa rima, come in tanti paesi del nord, con democrazia. E lo posso testimoniare. Negli anni ottanta, come direttore di Società civile, fui trascinato in giudizio da Alfio Caruso del Corriere, con cui avevo duramente polemizzato perché teneva sotto tiro i giudici palermitani (Falcone in testa). Isolabella mi vide in una trasmissione televisiva attaccato da Caruso e da Giuliano Ferrara e decise subito di difendermi gratuitamente. E lo fece con uno slancio e una generosità, e un puntiglio giuridico, che mi affascinarono. Lo stesso fece qualche anno dopo nel processo che mi oppose a Umberto Bossi, che avevo querelato per quel suo vezzo beffardo e ribaldo di chiamarmi “Nando dalla Cosa Nostra”. Bossi fu salvato dalla Camera (scambio di favori con un leader Pds) ma Isolabella non si arrese. E, un’eccezione giuridica dopo l’altra, tenne Bossi sulla corda per più anni, con una tenacia che non ebbi neanche io. Alla fine vinse il potere politico, in modo giuridicamente spudorato. Ma, appunto, dovette mostrare la faccia. Il “Lodo” ha fatto tutto questo gratis per due volte (e poi di nuovo lo ha fatto il suo studio quando da consigliere comunale denunciai casi di corruzione o di opacità nella giunta leghista). Credo che la scelta abbia qualcosa a che fare con il cognome che difendeva e la materia sulla quale lo difendeva. E me lo conferma il fatto che abbia poi voluto nel suo studio Umberto Ambrosoli. Ora che arriva ai cinquanta di professione, prima che gli battano le mani domani mattina, gli giunga questo augurio da chi probabilmente non è mai riuscito a esprimergli fino in fondo la sua riconoscenza. P.S. Lo so che vi aspettate che vi parli di B., di Tartaglia e dei toni da abbassare. E delle dimissioni genovesi. Lo farò, lo farò... Scrivi un commento (6 Commenti) |
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Minchiolini e la trattativa |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 13 December 2009 |
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Minchiolini. Sì, lo chiamerò così d’ora in poi Augusto Minzolini. Almeno finché non chiederà scusa ai cittadini italiani e soprattutto a quelli che pagano il canone. Perché non esiste direttore di telegiornale che si possa permettere, nell’editoriale ufficiale di prima serata, di usare la parola “minchiate”. Perché deve esistere un minimo di decenza (già, la famosa decenza) anche nella forma, anzi a partire dalla forma. Perché il servizio pubblico non può educare il popolo italiano alla volgarità, al turpiloquio. E passiamo alla sostanza delle affermazioni di Minchiolini. Dunque, Minchiolini, come tutti i giornalisti salmodianti intorno a B., ci dice -furente, scandalizzato- che giudici e giornalisti hanno dato ascolto e credito senza ritegno a Gaspare Spatuzza, cioè a un pluriomicida, autore di stragi e decine di altri delitti di sangue. Cose da pazzi, ma come è possibile, deve avere pensato, in genere chi è stato in Cosa Nostra serve messe vespertine e lavora alla San Vincenzo, e fa il volontario in Emergency. Se non ha fatto così, non è credibile il giorno che si mette a collaborare con la giustizia; ossia, dico io, è un mafioso non credibile perché ha fatto quello che fanno i mafiosi. Ma il bello è il secondo passaggio del mitico direttore. E’ così vero che Spatuzza non è credibile che è stato smentito da Filippo Graviano. Il quale ha detto (l’avete sentito tutti, no?) di non avere mai conosciuto Marcello Dell’Utri. Da qui “la prova” che Dell’Utri non ha avuto rapporti con Cosa Nostra. Ma, chiedo io, Graviano non era il mandante di tutti gli omicidi e di tutte le stragi commessi da Spatuzza? Torna il tema che scuote la coscienza di Minchiolini. Come si può credere, usare come prova la parola del mandante di stragi e di decine di omicidi, da quello del piccolo Giuseppe Di Matteo a quello di don Pino Puglisi? Bisogna notare fra l’altro che quel che dice Spatuzza è stato assunto come indizio, e già questo sembra scandaloso al direttore del tg1. Però per lui la parola del mandante ha addirittura il valore di prova regina. Pongo poi un’altra piccola questione. Così, giusto per amore della logica. Ma scusate: Spatuzza è un “pentito”, Graviano no. Ma da quando in qua un mafioso non pentito conferma quello che dice un pentito? E da quando in qua, in un confronto, fa prova quello che dice il mafioso non pentito? Ve l’immaginate se avessero fatto la stessa cosa con Buscetta? “Signor Riina, lei conferma quello che ha detto il signor Buscetta?”. “No, vostro onore”. Ahhaahhh, avrebbe gridato Minchiolini, ecco la prova che Buscetta ha mentito!! Cose da pazzi. E solo in un paese che ha perso proprio la bussola della decenza, si possono dire cose del genere. A me pare che sia in corso in realtà un gioco delle parti. Spatuzza confessa e racconta che Filippo Graviano gli avrebbe detto: se non fanno le cose che devono fare, noi parliamo. Filippo Graviano lo smentisce ma non lo attacca, non lo maledice. Il clan manda insomma messaggi al governo: mantenete i patti. Il governo fa subito una cosa che la mafia chiede dagli anni 90: abolisce di fatto la legge sulla confisca dei beni e sulla loro destinazione sociale; verranno messi all’asta e ricomprati dai mafiosi. Ma non basta. Filippo non parla, ed è chiara la ragione: perché se parlasse perderebbe ogni capacità di ricatto e forse qualcos’altro. Giuseppe Graviano, il capo, dice invece che forse deporrà un’altra volta, però ora vorrebbe leggere una dichiarazione sul suo stato di detenzione al 41 bis. Altro messaggio: potrei parlare, ma se dopo il sequestro dei beni ci date anche il carcere duro (e anche qui basterebbe di fatto) potrei non parlare mai… Insomma, siamo in piena trattativa. Si svolge davanti ai nostri occhi. Come tanti anni fa si svolse davanti agli occhi di tutti una discussione di quattro mesi per uccidere un prefetto. Scrivi un commento (18 Commenti) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 13 December 2009 |
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Pensando ancora a Piazza Fontana: ma dove sono finiti i servizi d'ordine? Una volta erano loro, non la polizia in tenuta antisommossa, a gestire in prima battuta la piazza alle manifestazioni con la presenza dei partiti di sinistra. Ci riflettevamo ieri sera con alcuni amici...Anche questo suona un po' come abdicazione al valore della partecipazione democratica. O no? Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Sunday 13 December 2009 )
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Chi ha proibito piazza Fontana? |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 13 December 2009 |
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Ciclicamente arriva. Il silenzio di qualche giorno, voglio dire. Ahimé, non riesco a controllare i tempi del blog come vorrei. Stavolta la ragione principale sta nell’ accavallarsi di impegni e tensioni che mi hanno fatto pensare ad altro. Gli esami in università anzitutto, le due trasmissioni La7 e poi (oh yes) le amare dimissioni dall’incarico genovese rassegnate nelle mani di Marta Vincenzi. Ma di questo parlerò in altro post. Ora mi interessa raccontarvi che cosa è accaduto oggi in piazza Fontana, alla manifestazione per i 40 anni dalla strage. C’era molta gente, anziani e giovanissimi, perché per fortuna ci sono anche i giovani che sanno qualcosa della nostra storia. Tra gli oratori Letizia Moratti, Guido Podestà e Roberto Formigoni. Tutti e tre molto fischiati, non dagli estremisti ma da quasi tutto il popolo della sinistra, che anche quando stava zitto e composto viveva comunque con imbarazzo quella triplice presenza istituzionale. Si può non concordare; ma è certo che il clima creato da B. non aiuta in nessun modo a immaginare che esista oggi una storia nazionale condivisa, in nome della quale tutti siano abilitati a parlare. E nemmeno aiuta la ricerca di B. e del suo schieramento di tutti i voti possibili nell’estrema destra, compresi gli eredi di Freda e Ventura. Disagio, insomma, per non potere più spiegare ad alta voce ai contestatori “ma sono le istituzioni”. La cosa più grave però è stata la scelta di recintare piazza Fontana e di non darvi l’accesso al corteo “alternativo”. Non era mai, ma proprio mai accaduto: piazza Fontana off limits nel giorno dell’anniversario. Timori per l’incolumità della Moratti & C? Assurdo, per lei c’era un servizio d’ordine degno di Obama. Fatto sta che a un certo punto si è arrivati a un passo dagli scontri di piazza per entrare in piazza Fontana (!). Ho capito in pochi secondi che la situazione stava diventando grave e sono corso a mettermi dietro la fila di poliziotti e carabinieri che fronteggiava i giovani (e non solo) che voleva entrare gridando “Milano libera”. La gente continuava a chiamarmi: Nando fai qualcosa. Anche arrabbiandosi con me. Se andavo verso la linea dello scontro mi gridavano “vai a dirlo a quelli del palco”; se andavo verso il palco mi gridavano “ma non vedi che cosa succede ai bordi della piazza?” Sembrava d’essere a Genova, dove non gli va bene mai niente. Fatto sta che si rivolgevano a me, anche se non ho incarichi istituzionali. Credo di avere agito bene in quell’atmosfera da incubo. Sapevo, ci avrei giurato, fra l’altro, che i Gracchi e i miei studenti erano dall’altra parte. Ormai c’è un difetto di analisi politica permanente. Quelli che vanno al No B Day sono tutti grillini e dipietristi. Quelli che non vanno con i partiti sono tutti estremisti. E’ spaventosa questa incapacità di capire che ormai la sfiducia verso i partiti porta alla nascita di aree di dissenso che nulla hanno a che fare con le caselle mentali della politica. Il dirigente della Polizia con cui ho parlato mi diceva “sono tutti anarchici ed estremisti, li conosciamo uno per uno” e io a dirgli che no, non era comunque così. Alla fine sono corso al palco (dove non sono voluto salire, nonostante le richieste) per chiedere che la smettessero di parlare a decine, che se la manifestazione si scioglieva non c’era più ragione di tenere chiusa la piazza e che quindi si sarebbero scongiurati gli incidenti. Per fortuna hanno capito. Ma la sensazione è che ormai la fine delle mobilitazioni di massa abbia fatto proprio perdere ogni capacità di confrontarsi con la piazza, di gestirla negli imprevisti. Alla fine il corteo alternativo è potuto entrare. E, come immaginavo, tra i primi a entrare sono stati i miei studenti (quelli modello): buona sera professore, buona sera professore, ha visto che hanno fatto? Devo dire: mi sono messo apposta sulla linea di contrasto perché si capisse che tutto sarebbe stato visto. Ma tranne due manganellatori fuori controllo, le forze dell’ordine si sono comportate bene, con freddezza in una situazione che è stata a un passo dall’esplodere. Il problema è: chi ha dato l’ordine, per la prima volta in quarant’anni, di chiudere l’accesso a piazza Fontana? Chi ha messo in preventivo gli scontri di piazza nel giorno del dolore e del ricordo? Chi vorrebbe trascinare il paese nello scontro civile? Perché il 25 aprile dell’anno scorso è stato tollerato un comizio “alternativo” in piazza Duomo accanto a quello di Scalfaro e oggi non è stata invece nemmeno tollerata la presenza alternativa in piazza Fontana? Scrivi un commento (5 Commenti) |
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L'11 e il 12 dicembre su La7 |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 11 December 2009 |
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Nando dalla Chiesa questa sera sarà ospite della trasmissione condotta da Antonello Piroso "Niente di personale" e domani mattina sarà a "Omnibus", sempre su La7. Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 11 December 2009 )
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 06 December 2009 |
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Ecco il testo del mio intervento alle manifestazioni di ieri a Milano e Genova
"Volete voi che vi parli di Gaspare Spatuzza? Volete voi che vi parli dell’avvocato Mills? Non vi parlerò né dell’uno né dell’altro. Vi parlerò invece della decenza. Perché se oggi sono qui è per un bisogno di decenza. Non ho bisogno di rivelazioni. Mi basta, mi avanza, mi toglie quasi il respiro quel che ho visto e sentito in questi anni.
Un paese decente non può. Non può avere per capo del governo un signore che disconosce l’autorità delle leggi e pretende di non sottomettersi loro per ciò che ha fatto ieri, che fa oggi e che farà domani. Un capo del governo che insulta senza coraggio (perché sempre pronto a smentirsi) tutte le istituzioni del suo paese, se solo lo ammoniscono che le leggi esistono e vanno rispettate. Un capo del governo che disfa i codici, scassa la giustizia, manda liberi i criminali per non rispondere dei reati che gli vengono contestati. Non è decente un paese in cui sono gli indagati, gli imputati e i pregiudicati a scrivere il codice penale e ad attaccare i loro giudici senza contraddittorio sulle televisioni di Stato.
Non lo è nemmeno un paese in cui il capo del governo offre alle sue favorite non gioielli e profumi ma posti di governo, poltrone istituzionali e pubbliche responsabilità in nome del popolo. In cui il capo del governo impiega la metà del suo tempo -di questo sì abbiamo le prove- non a lavorare per il paese ma a corteggiare signorine e tramare contro la giustizia. In cui gli aerei di stato vengono usati per sbarcare menestrelli e ballerine nei luoghi di sollazzo del capo del governo e della sua corte variopinta, minorenni comprese. Nessuna civiltà, nessuna decenza possono riconoscersi a un paese in cui i luoghi sorvegliati e protetti dalle forze dell’ordine vengono violati da donne sconosciute e noleggiate da imputati di traffico di droga per divertire i potenti di Stato, anzi, il più potente tra loro. Non è decente il paese in cui il capo del governo dà pubblicamente e per strada della “stronza” a una cittadina che lo contesta con parole civili. In cui il capo del governo risponde alla giovane che lamenta l’assenza di lavoro invitandola a sposarsi con un ricco. Od offende il sedicenne che gli denuncia l’ indigenza di suo padre rispondendogli “si vede che non ha lavorato abbastanza”.
C’è in tutto questo la perdita del decoro; del rispetto e della rispettabilità. Non c’è decoro quando dopo una calamità naturale il capo del governo annuncia pubblicamente ospitalità nelle proprie residenze per i disperati senza tetto e poi non ne dà ad alcuno. Quando le relazioni internazionali del paese si costruiscono su ospitalità libertine e su scherzi d’infanzia o ammiccamenti senza intelligenza. Quando appuntamenti diplomatici di prima importanza vengono disertati d’improvviso per attardarsi in convegni erotici da basso impero. Non c’è decenza se nel paese sfregiato e straziato dalla mafia il capo del governo grida che strozzerebbe con le sue mani chi ha fatto film e libri sulla mafia. Se egli ha tenuto per anni come suo ospite e commensale un capomafia sanguinario spacciandolo per stalliere. Se il suo socio di sempre e senatore definisce quel capomafia un eroe, in un evidente impeto di gratitudine per non avere egli raccontato nulla ai magistrati di quanto aveva visto e saputo. Io non ho bisogno di sapere da Spatuzza della trattativa. A me basta vedere. Vedere che è stato appena deciso che i beni sequestrati alla mafia possono essere rivenduti all’asta, dove la mafia li ricomprerà intimidendo la concorrenza. A me basta vedere la campagna condotta contro i collaboratori di giustizia, indeboliti per legge e bersagliati senza fine dai giornali posseduti o controllati dal capo del governo. A me basta vedere che il carcere duro viene ridotto progressivamente nelle sue applicazioni dai giudici di sorveglianza e dalle burocrazie. Che il concorso esterno in associazione mafiosa (pensato e voluto da Falcone e Borsellino) viene oggi attaccato per salvarsi dai processi. Non ho bisogno di Spatuzza. Io vedo che mentre le forze dell’ordine e i magistrati prendono i latitanti indipendentemente dai governi, le leggi (che sono l’espressione più chiara della volontà politica) rendono sempre più difficili o impossibili i processi e ostacolano le indagini, o rendono irriconoscibili le tracce e i movimenti dei capitali sporchi. E che il governo non scioglie per mafia i comuni che i prefetti e perfino il ministro dell’interno chiedono di sciogliere. Questa è la trattativa.
Non è decente un paese in cui l’opposizione e chi non si fa servo nella maggioranza vengono ricattati con video, foto, notizie, minacce di notizie sulla vita privata, a opera dei giornali del capo del governo. In cui si colpiscono le intercettazioni telefoniche legali e si moltiplica il controllo illegale delle persone a opera di gruppi privati, del sottobosco dei servizi o di faccendieri senza scrupoli. Dove i testimoni scomodi vengono ammazzati o intimiditi. Dove i giornalisti e gli opinionisti critici vengono ripetutamente portati in giudizio civile per rovinarli economicamente. Dove i giudici scomodi vengono pedinati e filmati e poi messi alla gogna in pubblico per il colore del calzino. Dove si assiste alla più ossessiva campagna ideologica della storia repubblicana contro i comunisti ma si adottano i metodi di controllo dei regimi comunisti e si innalzano ad amici privilegiati e a esempi di democrazia gli avanzi più ripugnanti di quei regimi.
Non è decente un paese dove si continua a parlare di Dio, di patria e di famiglia da gente senza Dio, né patria né famiglia. Dove il potente può tutto, senza confini, e il più debole diventa il capro espiatorio indifeso di tutti i rancori e degli umori peggiori, dei coraggi repressi e delle quotidiane frustrazioni di persone che hanno messo in vendita la loro libertà e la loro pietas. Noi viviamo oggi in un’orgia di indecenza.
Ma l’indecenza, cari amici, non sta tutta da una parte. Da quella parte è grande, sterminata. Ma proprio perché lo sapevamo, avremmo dovuto fare l’impossibile perché non tornasse al potere, dopo che per cinque anni di fila gli italiani avevano fatto vincere le elezioni al centrosinistra. L’indecenza sta anche nell’essersi infischiati del pericolo di quella indecenza più grande per inseguire le proprie personali o partitiche ambizioni. Nell’averle messe davanti all’ Italia e agli italiani. Nulla c’entra Berlusconi se un killer della camorra risulta iscritto al Pd, se amministratori del centrosinistra finiscono in scandali di ogni tipo e di ogni livello quasi in ogni regione, se un senatore dell’opposizione divide il suo braccio destro a mezzadria con un boss di Cosa Nostra. Non siamo tutti uguali. Ma a me piacerebbe che questo No B Day fosse l’inizio di una vera, grande, consapevole, partecipata rivolta morale contro tutto ciò che rende possibile il dominio di Berlusconi e ce ne fa assimilare i modelli di vita e di pensiero. Una rivolta morale in nome di un paese capace di riscoprire l’orgoglio di sé. Che scopra la bellezza senza fine, la rigorosa serenità, la grandezza civile della decenza." Scrivi un commento (16 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 07 December 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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