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Diario da Genova. I diritti al venerdì PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 17 July 2010

Gli operai, questi sconosciuti. Quelle facce operaie, starei per dire “di una volta”, che si sono avvicendate ieri pomeriggio nel cortile di Palazzo Tursi mi hanno colpito molto. Non saprei dire chi di più, tra loro. Ma certo vedere come i problemi veri (crisi, licenziamenti, ingresso nella povertà) siano tanto più grandi della capacità di comunicare, fa riflettere. Salire sui tetti, fare la contro-isola dei famosi,  stare di notte in mezzo alla neve –solo donne- davanti ai cancelli della fabbrica, rende noti i casi aziendali e sindacali, ma non li risolve purtroppo. E’ amaro ma è così. E questa amarezza notavo nelle sfumature delle parole e dei gesti di chi era sul palco. Contenti, tutti, per l’attenzione ricevuta, contenti di avere ottenuto almeno il diritto a “essere raccontati”; ma consapevoli di non avere lo stesso il “diritto al lavoro”. Ho provato tenerezza nel vedere che quasi ogni operaio si è portato un compagno o una compagna “per non esser soli”. E anche nel sentirmi raccontare, stamattina, che una delle cose che a loro è piaciuta di più è stata l’accoglienza e la possibilità di cenare tutti insieme.

Vaticano Spa: Gianluigi Nuzzi ha raccontato i misteri del Vaticano, che pochi raccontano, meno che mai i giornali. Tra i buchi neri delle nostre conoscenze, le decine di milioni di euro o dollari transitati sui conti di Andreotti presso lo Ior. Silenzio incredulo nel pubblico: e noi queste cose perché diavolo (o belzebù) non le sappiamo?

Grandissima accoglienza, la sera, per Armando Spataro e Antonio Ingroia intervistati da Gianni Barbacetto e Stefano Zurlo, con la presentazione di Alessandra Galli. Due magistrati con la schiena diritta hanno spiegato con la forza delle loro biografie, e senza mai chiamare in causa i colleghi birbanti e furfanti, perché ci sono le “toghe rosse” e perché ci sono le mezze tacche del diritto che scodinzolano al potere per avere una poltrona. Applausi a scena aperta più volte. In pole position, il soave invito di Ingroia: facciano le riforme per processi più brevi invece che per prescrizioni più brevi.

Il concerto di Viviana Lasaracina, giovane pianista di Monopoli, uno dei più promettenti talenti al mondo, ha portato tutti, alla fine, in una dimensione più poetica. Dopo il sano tifo per i “buoni” ha preso il sopravvento la pace dello spirito. E dopo mezzanotte c’era ancora qualcuno che saliva le scale per “sentire la musica”.

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Qui Genova: in piedi, arrivano i Diritti...E fiaccolata a Sanremo PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 14 July 2010

Domani grande inizio della settimana internazionale dei diritti a Genova. Si apre con le donne, si chiuderà con le donne, un bellissimo volto di donna di colore (e che si colora il viso) campeggia sui manifesti a dare immagine a tutta la rassegna. Domani sera apriremo con Marta Vincenzi, Benedetta Tobagi e Nadia Urbinati. Conversazione guidata dal vostro globetrotter che in realtà ora farà sosta fissa a Genova per otto giorni abbondanti. Problema: perché quando si parla di diritti c’è sempre qualcuno che ti dice “diritti, diritti, ma non si parla mai di doveri” e quel qualcuno è uno che non fa il “suo” dovere ma è solo timoroso che chi ha pochi diritti possa averne un pochino di più? Ecco, da qui si partirà con le tre interlocutrici. Per poi andare da Aliaksandr Bialiatski, candidato al premio Nobel per la pace, a chiedergli perché in Bielorussia qualcuno si sia sentito “in diritto” di togliergli il diritto di fare politica e ficcarlo in carcere. Perché ci sono diritti giusti e diritti ingiusti. Poi, in un clima che immagino emozionato, Bialiatski riceverà dalla Vincenzi la cittadinanza onoraria di Genova, prima città d’Italia a fare un gesto del genere, in grado -ahimé- di infastidire l’”amico Putin”. Infine concerto per la libertà degli Avion Travel. Venite, venite. Se sapeste che cosa ha detto oggi don Gallo di come vede lui la messa dei diritti che concelebrerà domenica con don Ciotti…(è la prima volta che i due concelebrano una messa!)…

Penso intanto alla ‘ndrangheta, e al fatto che solo ora sembra che politica e giornali scoprano quel che in pochi abbiamo detto e ripetuto per anni. Questi fanno quello che vogliono e stanno colonizzando la Lombardia, e non solo la Lombardia. Ma come deve sentirsi Armando Spataro (a proposito: anche lui a Genova venerdì sera con Ingroia!) che ha guidato un’azione repressiva che più di quindici anni fa portò a migliaia di arresti, come deve sentirsi, lui oggi, nel vedere che non bastò quel lavoro enorme e rischioso a convincere l’opinione pubblica del pericolo, che tutto è caduto nel dimenticatoio, dieci anni a parlare di rom e clandestini, e solo ora “toh, c’è la ‘ndrangheta”? La buona notizia è che domani sera (purtroppo in contemporanea con l’apertura della Settimana) ci sarà una grande fiaccolata a Sanremo contro la presenza dei clan calabresi, di cui si è sempre negata pervicacemente l’esistenza. La promuove Libera, ma devo rendere onore al segretario del Pd ligure, Lorenzo Basso, per avere voluto sostenerla dal primo secondo. Ogni tanto un segretario regionale così c’è, vivaddio. Poi bisognerà guardarsi anche più vicino. A Ponente incendiano gli stabilimenti balneari, ma a Genova (lo disse già la Vincenzi lo scorso anno ma non le diedero retta) a quanto pare i clan la loro guerra di posizione se la stanno preparando, e cercano anche le loro amicizie politiche. Occhi aperti, amici.

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Mafia, qualcuno difenda il nord (su "Il Fatto Quotidiano" di oggi) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 14 July 2010

Qualcuno difenda il nord. La valanga di arresti dell’altra notte in provincia di Milano dimostra che cosa succede in Padania mentre i riflettori sono accesi su Palermo, Napoli e dintorni. Protetta dal suo cono d’ombra, la ‘Ndrangheta galoppa a briglia sciolta nella prateria nordista. Fa letteralmente quello che vuole. Sembra che la cosa preoccupi solo un gruppo di magistrati e di esponenti delle forze dell’ordine. Ma il cuore economico del paese,  quello su cui soffiò un giorno il vento della Liberazione e fu roccaforte della più combattiva cultura operaia, viene mangiato giorno dopo giorno dai clan attivi ormai in ogni settore della produzione e dei servizi. Le autorità politiche e amministrative, i rappresentanti delle istituzioni di governo, si affannano a dire, da Milano a Imperia, che non esiste un rischio ‘Ndrangheta. Che ci sono solo i rom e i clandestini, che sono loro il problema della sicurezza. E poi i cinesi, già, anche loro ci volevano. Ma organizzazioni mafiose no, quelle non ci sono. Finché, dopo mesi di denunce ultraminoritarie, riecco la conferma: interi paesi trasformati in colonie dei clan. Sta accadendo qualcosa di clamoroso: è al governo del paese una forza che ha fatto della difesa del nord la propria ragione sociale e che invece lo sta lasciando totalmente in balia di bande armate dotate di arsenali di guerra. Scappano, letteralmente scappano amministratori e dirigenti politici. Tanto sanno alzare la voce, fare il petto in fuori, ergersi a santi protettori delle genti davanti ai minori rom e ai borseggiatori, tanto voltano le spalle, fanno finta di non vedere, se la danno a gambe quando hanno di fronte gli uomini dei kalashnikov. Colpisce questa vigliaccheria diffusa, che viene ancora prima della complicità in voti e affari. Che inevitabilmente seguirà. E anzi già sta emergendo in forme preoccupanti in settori del ceto politico lombardo, dove troppi sono stati i silenzi e gli occhi chiusi, pure a sinistra (le ‘ndrine che si riuniscono in una sede dell’Arci...).

Stiamo assistendo a un film surreale. A Erba vengono fatte saltare per aria nella stessa notte due discoteche. Un messaggio chiaro, che non è la pretesa del pizzo, ma una pretesa di controllo sull’industria del divertimento, sui luoghi dove si mescolano gli ambienti sociali e si fa amicizia con i rampolli della buona borghesia, dove si smercia la “roba” senza rischi. I carabinieri dicono: “E’ stato un lavoro da professionisti”. Gli amministratori locali rimbalzano: “E’ stata una ragazzata”. In provincia di Milano si incendiano tabaccherie, bar, locali pubblici, perfino cinema multisale in pieno centro, ma è sempre un cortocircuito, ovvero le cosche come problema elettrico. Saltano le auto ed è sempre per autocombustione, ovvero le cosche come problema termico. A Bordighera e un po’ in tutto l’imperiese si incendiano stabilimenti balneari e negozi, ma il questore smentisce l’offensiva criminale, che invece la magistratura denuncia con forza. Il governo del nord ha deciso di mettere il bavaglio anche qui: guai a chi parla di mafia nelle nostre terre, che nessuno si mobiliti, guai a chi ci rovina l’immagine, l’Expo milanese deve temere semmai la criminalità straniera, anche se sono le imprese della ‘Ndrangheta a essere spuntate nei lavori delle autostrade e nell’alta velocità. Basta con gli scandalismi; e se c’è un clan è perché ce l’ha mandato Roma trent’anni fa con il confino.

C’è un allarme settentrionale, rendiamocene conto. Un’emergenza che va colta rapidamente. Cambiando i sistemi degli appalti, difendendo con unghie e denti le intercettazioni sui reati “satelliti” (un incendio di una ruspa non è un incendio e basta...), puntando a raffica gli accertamenti sui negozi e ristoranti del riciclaggio, e altre cose ancora. Ma prima di tutto dicendo che il nemico c’è, esiste. Quello che è successo al sud, non dimentichiamolo mai, lo dobbiamo ai sindaci e ai politici che negavano l’esistenza della mafia. Lo dobbiamo al cardinale Ruffini, che faceva altrettanto. Lo dobbiamo a quel Tito Parlatore, procuratore generale della Cassazione che al processo agli assassini del sindacalista Salvatore Carnevale disse che la mafia era materia per i sociologi, mica per i tribunali. Anche il nord oggi ha i suoi Lima, i suoi Ruffini, i suoi Parlatore. Che siano costretti da subito a prendersi le loro responsabilità.

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Se le 'ndrine vanno all'Arci... (così salvai il decoro del Paese) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 14 July 2010

Miiii, ragazzi, la stanchezza incomincia a farsi largo. Qui tra viaggi, esami, tesi, articoli e libri in produzione, mi sta esplodendo dentro una voglia di vacanza irresistibile. E invece parto per Genova per la grande Settimana Internazionale dei Diritti (ohé, dico, l’avete visto il programma?). Così cerco di tirarmi su; mi dico che sarà uno stress ma anche una vacanza, in fondo non starò a Milano. Dove oggi ho finito gli esami. Non ne potevo più. L’idea che l’anno venturo avrò un altro corso in più, il terzo (anche Gestione e comunicazione d’impresa, oh yes), mi atterrisce. Alla fine di luglio mi raccoglieranno con il cucchiaino. In ogni caso ho salvato il vacillante decoro del Paese anche oggi. Gli studenti arrivati in tenuta da mare a fare l’esame hanno quasi formato un appello a parte al pomeriggio, debitamente riacconciati. Non ridete, testoni, la decenza istituzionale non si difende solo accusando mister B. per le sue scempiaggini. C’è anche il livello inferiore che dà la sua mano. In tanti modi, anche senza accorgersene.

A proposito di dare una mano, come tacere lo sgomento (che è anche soddisfazione, sia chiaro) di fronte agli arresti di massa degli uomini della ‘ndrangheta in Lombardia? Ma da quanto ve lo dicevo, che quelli stavano facendo letteralmente tutto quel che gli piaceva? Pensate: cinquanta arresti a Desio, un altro po’ un intero quartiere. E il sindaco e gli altri non vedevano niente? Lo chiedo perché in autunno andai proprio a Desio invitato dal Pd (qualcosa di buono fanno) e ci fu in sala chi denunciò le responsabilità di un assessore regionale locale e di altri politici ancora. Quanti fanno finta di non vedere... Come all’Arci di Paderno Dugnano, dove tra il ’96 e il 2001 fui deputato e feci campagne ripetute contro la mafia. Tutto dimenticato. Ora i vertici delle ‘ndrine si sono incontrati a Paderno proprio nella sede dell’Arci dedicata a Falcone e Borsellino. Ti cadono le braccia, santo cielo. A me all’Arci non mi ci fanno entrare se non mostro la tessera. Questi se l’erano fatta? E ammesso che se la fossero fatta all’insaputa altrui, quando arrivano in venti tutti insieme non li riconosce nessuno?

Bravo dunque Lorenzo Basso, il giovane segretario del Pd ligure che giovedì prossimo andrà a fare una marcia su Sanremo, dove la situazione assomiglia molto a quella lombarda. Facessero anche gli altri come lui...Purtroppo non ci potrò andare perché in contemporanea aprirà la Settimana Internazionale dei Diritti. Però confermo: bisogna fare marce ovunque. Su Sanremo, su Buccinasco e Corsico, su Lecco, sulla Brianza, su Reggio Emilia e Modena. Dobbiamo cacciarli. Dobbiamo cacciarli per sempre, date retta. 

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I ragazzi di Volvera, i diritti di Genova. E la vittoria di Davide PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 08 July 2010

Voi vorrete sapere, dopo una settimana di silenzio, che cosa abbia fatto. Io però vi risponderò dicendovi dove in questo momento sta dormendo (o cantando) la meglio gioventù italiana: a Volvera, in provincia di Torino, in un campo di calcio vicino alla cascina confiscata alla mafia, dove appena arrivate vi accoglie una citazione di Rita Atria. Lì dormono o cantano o giocano o parlano, dopo esserci arrivati su bici gialle da fiaba, circa centocinquanta ragazzi di tutta Italia impegnati in Libera. Ci sono stato l’altro ieri era e ieri mattina. Meraviglioso. Meraviglioso l’impegno, meravigliosa l’innocenza. Mi è sembrato per un attimo di tornare nella Rete, il sogno politico più bello che abbia coltivato in vita mia. Sentire ragazzi di vent’anni suonare alla chitarra non solo i Cento passi o i pezzi dei Modena,  ma le calzette rosse di Battisti o Dio è morto dei Nomadi o (in onore a me medesimo!) il Vagabondo, mette addosso la più felice delle nostalgie. Potenza della musica che sa destare le stesse emozioni sotto le stelle (e in mezzo alle zanzare) di quarant’anni fa... Bravo Davide che si è inventato lo zucchero filato, brava Niudil che si inventa di tutto, bravo lo Zummone che sa di cinema come pochi. Brava José, anfitriona come me. Brava Beatrice che mentre recitava “Poliziotta per amore” in quel clima di sregolatezza sembrava Marylin in Corea...Io vi dico, in fede mia vi dico, che quei ragazzi sarebbero capaci di convertire pure Brancher...

Altra bella notizia (e che, secondo voi io sto via una settimana per raccontarvi cose cattive?): oggi si è laureato Davide! Davide è un mio allievo disabile che sa tenere alta la sfida verso la vita. La tesi l’aveva incominciata con l’aria di volere chiudere la pratica (faticosa) dell’università e invece poi ci si è entusiasmato e ha fatto anche i modellini teorici. Argomento: le collaboratrici di giustizia di Cosa Nostra. Oggi ha subìto l’ultima insolenza: l’ascensore che doveva portarlo alla discussione della tesi era rotto. Cambio della sala e lui è arrivato (me l’aveva annunciato) con la cravatta dello stesso color verde mela della copertina della tesi. Si è emozionato, si è emozionato tanto, ma tutti hanno capito il valore di quello che ha fatto. Ha avuto un lungo applauso all’uscita dai suoi amici. Strameritato. So quello che ha fatto, quanto pensiero e quanta originalità ci ha messo. Forza Davide, in quei cinque minuti di applausi Scienze Politiche è stata la facoltà più bella d’Italia.

Bella notizia le dimissioni di Brancher, naturalmente. Ma bella notizia il fatto che si possa ancora fare un seminario scientifico divertente e di alto livello. L’ha organizzato Mimmo De Masi, sociologo insigne e ironico, a Ravello. Tema: la follia nelle organizzazioni, quella buona e quella distruttiva. Grande Umberto Galimberti. Ma grande anche Oliviero Toscani. Non ci avevo mai parlato né l’avevo mai sentito: un genio, un autentico genio. E infine l’ultima bella notizia: fantastico il programma della Settimana internazionale dei diritti a Genova, dal 15 al 22 luglio. Una faticaccia ma ne valeva la pena. Andate subito a vedervi il programma sul sito del comune di Genova!!  E venite, amabili zucconi, venite. Non ve ne pentirete! (tra parentesi; io ‘sto lavoro lo faccio gratis, lo volete capire o no, voi del Giornale di Genova e del Secolo?).

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 08 July 2010 )
Gli antibavaglio in piazza Cordusio (olé!) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 01 July 2010

Che roba che sta venendo, la Settimana dei Diritti di Genova. 15-22 luglio. Mi raccomando, segnatevi queste date. Perché ci potrete trovare pomeriggi e serate di grande emozione. Pazientate ancora qualche giorno e avrete alfine il magnifico programma. Trovo stupendo nel frattempo che ormai i condannati per mafia e dintorni festeggino. O con i cannoli o con telegiornali allegri e trionfali. Ma ve l’immaginate? Il figlio torna da scuola e dice: papà, pensa che bello, ho preso tre in italiano. Il papà sta per tirargli un ceffone ma il figlio lo ferma: ma ti rendi conto? La professoressa a un certo punto mi voleva dare zero, diceva che non sapevo niente. E invece….era un suo teorema, perché se ho preso tre vuol dire che qualcosa sapevo.

E vai col brindisi. Fra un po’ festeggeremo le bocciature a scuola, le sconfitte della nazionale, gli arresti, i licenziamenti, i terremoti (già, come gli Anemone…).

Oggi però festeggiamo, e sul serio, la nostra schiena diritta andando alle manifestazioni contro la legge-bavaglio. A Milano ci si troverà in piazza Cordusio alle 18.30, e dicono le previsioni che ci sarà anche un delizioso freschetto proprio lì, nella piazza galeotta. Tra gli organizzatori le Girandole che nel cuor mi stanno. Parleranno Peter Gomez, Gianni Barbacetto, Vincenzo Consolo e altri amici. Io purtroppo non potrò esserci, essendo impegnato da marzo e per lavoro in altra sede (Ravello: non spiacevole, lo ammetto). Chi può vada dunque in piazza Cordusio o nella piazza della sua città. Diamoci dentro. Guardate che sono in agonia. E’ vero: le agonie durano e sono pericolose. Ma, alla fine, agonie sono. Saluti ai manifestanti.

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 01 July 2010 )
Denuncia preventiva fu (ma non coi bermuda) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 30 June 2010

Ebbene sì, l’ho fatto. Finalmente ho detto agli esami che è bene che studentesse e studenti non si presentino in pantaloni corti, mica siamo ai bagni “al Barracuda” o “da Gigi”, tutto sommato si tratta di un atto pubblico, ufficiale. Dice: ma la forma che c’entra? No, vi posso assicurare, da scrupoloso scienziato sociale qual sono, che chi arriva in bermuda il libro in genere se lo è fatto raccontare, neanche vi dico che se lo sia letto di corsa. Molto bello, in ogni caso, sentire le esplosioni di gioia collettiva e sincera che seguono gli esami di laurea. La gioventù dimostra la sua natura prodigiosa proprio in questi casi. Guardo, sorrido, non so se provo già invidia, certo ho l’impressione che tutto intorno sia un po’ più bello.

E’ stato proprio mentre ammiravo uno di questi scoppi di gioia in facoltà che mi è arrivato l’sms di Alfa10 (grande…) per comunicarmi la condanna di Dell’Utri. Che cosa io pensi della condanna e del suo seguito (Dell’Utri- Mangano, per capirsi) l’ho scritto sul sito del Fatto e l’ho riportato su questo Blog insigne. Aggiungo che mi fa piacere che finalmente i giovani del Pdl chiedano di allontanare dal partito i condannati per mafia. Ma finora davvero avevano creduto alla favola delle toghe rosse, che ci fosse una proterva congiura contro il leader dei loro circoli? Chissà se reclameranno ancora nei prossimi giorni, davanti agli spettacoli di gioia incontinente che le tivù e i giornali di B. sforneranno senza pudore. Gioire per una condanna a sette anni per mafia…Davvero i cannoli di Cuffaro impallidiscono.

Naturalmente a questo Blog si impone l’obbligo di rispondere a una domanda: ma perché avevi annunciato l’assoluzione? Risposta: mi sono interrogato a lungo se scrivere quel post o no al ritorno da Palermo. Ma ho pensato che avessimo tutti il dovere di fare sentire il peso di una denuncia preventiva, una volta capita l’aria che tirava. Che cioè non dovessimo star zitti come nell’attesa della sentenza Andreotti (ancora non avevamo afferrato il metodo…). Che occorreva rendere chiaro che le pressioni di Palazzo non sarebbero rimaste senza reazioni. Credo che avere diffuso sulla stampa, in anticipo, gli orientamenti assolutori (e il loro contesto) abbia favorito una sentenza più decorosa. Anche se, per le condizioni in cui si trovava, avrebbe dovuto essere la Corte stessa a spogliarsi subito del processo. Certo, tutto provvidenzialmente è durato fino al ’92, giusto fino al ’92. Evabbe’, per fortuna esiste anche la logica…

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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