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Yunus sei tutti noi. Quando Milano si intrippa |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 05 February 2010 |
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Questa strepitosa, impagabile cronaca è apparsa sul sito www.11metri.com. Racconta la Milano di oggi, ma racconta anche che cosa potrebbe essere una stampa libera e curiosa (è del 2 febbraio ed è firmata da Giofio). Un paio di settimane addietro ricevo sulla mia casella mail l’invito a partecipare a una conferenza in cui sarà presente Muhammad Yunus, economista e banchiere, premio nobel per la pace 2006. Yunus è un rivoluzionario dei nostri giorni: ha, tra le altre cose, fondato la Grameen Bank, l’ente finanziario che ha introdotto il microcredito in Bangladesh per poi esportarlo in molti paesi sottosviluppati e non - (http://it.wikipedia.org/wiki/Microcredito) – . Da subito mi emoziono: immaginate di essere un giovane calciatore e di poter assistere a una conferenza di Roberto Baggio sui calci di rigore. Per il lavoro che faccio, Yunus è il mio Divin Codino. Il giorno della conferenza (ieri, ndr) stampo l’invito e mi saltano all’occhio un paio di informazioni che avevo precedentemente trascurato: “interviene Letizia Moratti con la partecipazione di Red Ronnie, Paola Turci, Erica Mou“. Partiamo dal basso. Erica Mou: chiiiiiiiiiiiii?! Tra l’altro con un cognome così, non può che starmi sulle palle a prescindere. Paola Turci: chiiiiiii?! Red Ronnie: chiiiii?! Quello che presentava Roxy Bar? Ma che ci azzecca con Yunus? Io dico, ospitiamo l’eminenza della microfinanza mondiale e facciamo intervenire Red Ronnie e Paola Turci? “Va beh”, penso nella mia testa, “non ti demoralizzare, vedrai che sarà bellissimo lo stesso”. Per quanto riguarda ”interviene Letizia Moratti” ho pensato: beh, è la Sindaco di Milano, ci sta anche che intervenga, basta che non spari cazzate. Finisco di lavorare un po’ in anticipo, passo a prendere la mia bella fidanzata e mi dirigo verso il Teatro Dal Verme, luogo che ospiterà l’incontro. E’ stato bello vedere un sacco di gente accalcata per riuscire a prendere posto, generalmente gli incontri con queste tematiche non hanno un grosso ritorno di pubblico. Riusciamo a sederci in un ottimo posto, riesco a prendere possesso del libretto che regalavano (l’ho preso a prescindere, solo perchè lo regalavano), ho il cuore all’impazzata per l’emozione; insomma, mi sento come Fantozzi poco prima di Inghilterra – Italia: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero! Ma proprio come il disgraziato ragionier Ugo, ecco la telefonata del ragionier Filini che comunica che il megadirettore ha previsto per la serata una proiezione straordinaria della Corazzata Potemkin. Infatti Red Ronnie prende il microfono e comincia a dire delle cose a caso, ma proprio a caso, poi in successione presenta Erica Mou (si è scoperto essere una giovane cantante emergente) e Paola Turci che canta una canzone orrenda. Il mio umore, anche se un po’ alterato, resta alto; ma poi la disgrazia si verifica: sale sul palco la Sindaco. Escono dalla sua bocca le seguenti affermazioni:” E’ giusto aiutare i più deboli”, “Il Comune fa tanto per i più deboli”, “Viva i più deboli (o qualcosa di simile, il senso era questo)”. Aggiungeteci che tutto ciò è stato pronunciato con quella voce insostenibile che caratterizza la Prima cittadina. Il pubblico, me compreso, inizia a rumoreggiare. Poi il secondo disastro. Come se fosse una campagna elettorale, si mette a ringraziare gente a caso, e infine pronuncia le seguenti parole:” Ma soprattutto vorrei ringraziare EXPO, Lucio Stanca”. Tu ti permetti di ringraziare Lucio Stanca in presenza di Muhammad Yunus? Eh no cazzo, questo no. Va bene Red Ronnie, va bene Paola Turci, va meno bene Erica Mou, ma ringraziare Lucio Stanca no cazzo. Lucio fa per alzarsi ma una bordata di fischi lo invita gentilmente a restare al suo posto. Un signore davanti a me per l’agitazione tira una gomitata sulla mandibola della moglie, io riesco a malapena a stare fermo sulla sedia, in giro c’è un tripudio di indignazione. Mai doma, la Sindaco continua e chiama a gran voce Alessandro Profumo sul palco. Nulla contro Profumo(in realtà sì ma tralasciamo), ma cazzo siamo venuti a vedere Yunus. Eccolo che finalmente sale, la star della serata: con un caratteristico abito indiano, molto semplice e un carisma che si percepisce anche solo guardandolo. Il morale mi torna a livelli da finale mondiale, applaudo, mi gaso di brutto. Ma la Sindaco riesce a rovinarmi anche questo momento:” Io e Yunus siamo molto amici, auguro a tutti voi di conoscerlo, perchè ti cambia per sempre”. Il signore davanti a me, che dopo la gomitata è diventato il mio nuovo idolo, grida “Speriamo!!” Finalmente, dopo questa lunga agonia, Yunus prende il microfono ed espone le sue tesi. Chiessenefrega se ho letto e riletto i suoi libri, sentirle dal vivo è tutta un’altra cosa:”Quando c’è una crisi finanziaria, io guardo quello che fanno le banche convenzionali e faccio l’esatto contrario”, pubblico in delirio, Profumo e Stanca un po’ meno. “L’ultima crisi globale ha colpito tutti. Io me ne frego di quelli che hanno perso un sacco di soldi in borsa, la colpa è loro. A me importa di tutti quelli che per colpa loro hanno perso il lavoro”! Gente che fa la ola, Profumo e Stanca e il Moratti (marito) un po’ meno. Si sono raggiunti dei momenti davvero emozionanti, indimenticabili. Il mio morale era tornato decisamente alto. Ma poi il terzo disastro. Risalgono la Leti e il Red per consegnare un premio di rara bruttezza a Yunus che lo guarda un po’ stranito, ma che da signore ringrazia. Red infine annuncia un video riguardante Haiti prima del disastro. Non condivido il fatto di fare un calderone, non è che perchè c’è Yunus allora dobbiamo parlare di Haiti, di Abruzzo e via dicendo; ma soprattutto non condivido che alla terza scena sullo schermo appaia la Leti circondata da bambini haitiani, oggi probabilmente morti, con riprese dettagliate delle mani bianche e nere che si stringono in pieno stile Ringo Boys. No, vaffanculo, ora mi sono rotto i coglioni. E come me, la maggior parte del pubblico. Fischi, insulti, la gente se va inviperita e vi risparmio i commenti che si sentivano sulle scale. Mi ero immaginato di uscire dal Teatro contento, motivato, con i ricordi di una serata indimenticabile da custodire per tanto tempo. A malincuore ho passato tutto il viaggio in vespa verso casa a sproloquiare contro tutto e tutti. Un’altra occasione persa. Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 05 February 2010 )
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Ciancimino jr, gli insegnanti milanesi e Tyson il ballerino |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 04 February 2010 |
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Insomma: se B., parole sue, strozzerebbe chi fa film o scrive libri sulla mafia (il sottoscritto ringrazia commosso), il suo governo invece pare fondamentalmente affaccendato nella difesa di Cosa Nostra. Che diavolo non si inventerebbero ormai, per sottrarre la mafia ai processi… E’ stupefacente quel che sta accadendo. Ed è impressionante, da brivido direi, il vero quadro dei rapporti tra mafia e politica che emerge da questa ossessione di correre in soccorso ai clan e ai loro complici. D’altra parte sono anche da brivido i racconti di Massimo Ciancimino. E anzi, siccome molti me lo chiedono in privato, vi dirò che io a quel che dice Ciancimino jr ci credo. Forse, anzi probabilmente, omette qualcosa; ma quel che dice ha l’aria di essere vero quasi dalla a alla zeta. Però non arrendiamoci. In verità vi dico (accesso di megalomania…) che il Paese si accinge a trovare dentro di sé le risorse per dare una risposta grandiosa a questa offesa alla sua storia. Molti i segnali, e incominciano a coglierli in tanti. Dello Spazio Melampo straripante già vi ho detto. Ma anche al liceo scientifico “Marconi”, sempre a Milano, l’altro ieri pomeriggio ho trovato l’aula magna piena e attentissima. Ci sono stato invitato con Umberto Ambrosoli, nell’ambito di un progetto educativo fondato sui film sulla legalità. Si noti: era orario extrascolastico, eppure i ragazzi c’erano. Promette bene assai pure il maxiseminario degli studenti di Scienze Politiche (quanto hanno sudato, i meravigliosi tapini, per organizzarlo!), che partirà martedì prossimo. Mentre il prossimo venerdì 12 febbraio è previsto un importante appuntamento per gli insegnanti lombardi. Ci sta lavorando con cuore e cervello il mio amico Giuseppe Teri insieme a diversi suoi bravissimi colleghi. E’ un “Convegno regionale di formazione e aggiornamento per insegnanti e operatori socio-educativi” con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. Titolo: “Mafia, corruzione e illegalità. Le ipoteche sulla storia italiana”. Promuovono Libera e il Coordinamento delle Scuole milanesi per la legalità e la cittadinanza attiva (Virgilio, Volta, Severi, Leonardo da Vinci), in collaborazione con il Corso di “Sociologia della criminalità organizzata” dell’Università Statale. La prima sessione si svolgerà nell’aula 11 di Scienze Politiche (avanti tutta!). Si aprirà alle 9 e chiuderà alle 19, tratterà della storia della mafia nel periodo repubblicano e del rapporto tra storia e memoria, con interventi, tra gli altri del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, di Benedetta Tobagi, di Aldo Giannuli e del sottoscritto. La seconda sessione del Convegno si terrà il sabato successivo presso l’Aula magna del liceo Virgilio in piazza Ascoli e verterà specificamente sulla qualità dei progetti educativi (vedi il programma su www.libera.it). Il guaio è che mentre si riflette sui progetti educativi non solo governo e parlamento fanno quel che stanno facendo, ma la Rai ci mette pure del suo. Qualche sera fa si è consumato un autentico scempio a “Ballando sotto le stelle”, trasmissione dal format vecchio ammuffito ma maledettamente nuova quanto a spregiudicatezza. Ma ti pare che non fanno andare in video come simpatico ballerino Mike Tyson, ossia uno che è stato condannato a dieci anni per stupro e che ha azzannato l’orecchio a un suo avversario? La biondina è impazzita per la rabbia e faceva giuste domande. Ma che idea hanno del servizio pubblico i cialtroni che prendono queste decisioni? Va bene escludere Morgan da Sanremo perché si professa un habitué del crack (e che qualcosa non andasse si capiva dai suoi interventi televisivi…). Ma Tyson? Chi lo ha chiamato? Quanto lo hanno pagato? Ci sono interrogazioni parlamentari al riguardo? Dio salvi l’Italia. E noi diamogli una mano. Anzi due. Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Milano. Il tempo della rivolta |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Wednesday 03 February 2010 |
 Che spettacolo, ragazzi! Ieri sera lo Spazio Melampo sembrava la fucina della rivolta antimafia. Una partecipazione così è stata davvero al di sopra di ogni immaginazione. Gente in piedi e poi gente seduta da tutte le parti, per terra di fianco ai relatori, per terra di dietro, a prendere appunti in tutte le posizioni, anche le più scomode. Sbaglierò, ma c’è un clima nuovo a Milano su questo tema, certo incoraggiato dall’indignazione e dallo sgomento che nascono a vedersi così abbandonati dalle istituzioni politiche. C’è un’aria di mobilitazione civile che fa bene al cuore. Metà delle facce di ieri sera non le conoscevo, comprese quelle dei tanti giovani assiepati lungo le pareti. Silenziosi, composti e attenti, si sono sorbiti educatamente anche il ritardo di quindici minuti del prode Barbacetto (proprio bravo e preciso, ma sull’orario non ci riesce il marrano…) e non ci sono nemmeno stati gli sproloqui finali dal pubblico a cui sono abbonati tutti i dibattiti sulla mafia che si rispettino. Metteteci l’attenzione che trovo al mio corso, una sensazione stupenda che mi responsabilizza ogni giorno di più. E il maxiseminario che si sono organizzati gli studenti di Scienze Politiche su mafia, Stato e società, che partirà il 9. E quello di formazione degli insegnanti del 12-13 prossimi (anche quello il 12 a Scienze Politiche) organizzato da Libera. E le presentazioni dei libri, che hanno sempre successo. Insomma direi che si sta formando, tra Libera, Scuola Caponnetto, il Coordinamento degli insegnanti, le associazioni studentesche e poi case editrici come Melampo e Chiarelettere (e altre) un bel pacchetto di mischia. Credo in ogni caso che uno dei punti di forza di ieri sera sia stato quello di avere concepito delle “lezioni”, non dei dibattiti, perché è il momento di avere informazioni sistematiche. Proprio per potere discutere con cognizione di causa con amici, conoscenti, parenti e colleghi di lavoro, scrivere credibilmente sui propri blog e su facebook. E’ davvero giunto il momento di mandare al macero le approssimazioni della politica e le urla e gli insulti della tivù. La gravità della situazione le rende ormai intollerabili. Martedì prossimo ci sarà Alberto Nobili, magistrato che da anni segue le inchieste sulle organizzazioni mafiose a Milano. E a me toccherà sempre la parte del prof che fa schemi, prende appunti e poi offre una sintesi finale. Ah, dimenticavo una notizia importante. Sono stato nominato socio onorario dell’Inter Club “Giacinto Facchetti” di Follonica (“con stima e amicizia”). Non è bellissimo? P.S. Alla fine il mago del computer è riuscito a mandare tutto in diretta. La settimana prossima si rifà. Scrivi un commento (7 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Monday 08 February 2010 )
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Qualcuno difenda Milano. Si incomincia stasera (e video in arrivo) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Tuesday 02 February 2010 |
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Grande rientro sulla scena del Blog da parte del suo Anfitrione (e sempre grazie ad alfa10 per avere coniato l’immagine). Le cose buone si inseguono, quasi in sfrontata autonomia da quel che accade sulla scena politica. E le segnalerò per titoli, giusto per soddisfare la curiosità degli amici sparsi per l’italico suolo. Allora: ieri sera bella festa allo Spazio Melampo per celebrare i cinque anni della gloriosa casa editrice. Clima piacevolissimo. Amichevole e pure un pizzico orgoglioso. Purtroppo la stagione, che non consente sfoghi nel cortile, ha costretto a circoscrivere gli inviti ai melampici stretti. Rigodute in immagine tutte le copertine, ascoltati gli autori presenti. Per tutti poche parole a disposizione, tranne per Giancarlo Caselli che ha aperto i brindisi con i buoni diritti della sua vita per la giustizia e delle vendite straripanti del suo “Le due guerre”. Musica di Gaetano Liguori e un vero e proprio spettacolo teatrale di Giuliano Turone. Tema: la Divina commedia letta genialmente in tutte le lingue. Niente abbuffata ma solo torta di qualità. Stile e conti a posto. Già, cinque anni senza chiedere prestiti a banche e senza battere a commesse pubbliche, e risultati in leggerissimo attivo. Capolavoro di Lillo (e ora diteglielo voi “minchiazza!”, ché se lo merita). Stasera allo Spazio Melampo altra puntata. Inizia il corso di formazione popolare per amministratori sulla mafia a Milano e in Lombardia. Lo ricordo: è gratuito e aperto a tutti, e si terrà ogni martedì fino al 2 marzo. Parola d’ordine: qualcuno difenda Milano. Molte iscrizioni. Arriveranno amministratori pure dalle provincie di Lecco, di Bergamo e della Bassa padana. Secondo me la stampa ha sottovalutato la portata civile e anche simbolica di questo avvenimento. Che a me sembra grandiosa. La società civile che si auto-mobilita nel silenzio e nell’ipocrisia delle istituzioni politiche. L’inizio di un movimento di difesa della Lombardia, visto che la famosa Lega di Pontida sulla questione della criminalità organizzata si sta dimostrando un pavido colabrodo. La trasmissione in diretta la escluderei, troppe difficoltà. Faremo i video e li metteremo in rete. Ieri grande lezione davanti ai miei studenti di una testimone d’eccezione: Anna Canepa, la magistrata della procura nazionale antimafia che coordina Liguria e Lombardia. Ha risposto senza polemiche ma con la pura forza dei fatti a chi le chiedeva come mai il prefetto avesse fatto quelle dichiarazioni sulla presenza della mafia a Milano. Infine: magnifico giro in provincia di Livorno durante il week end a presentare “Album di famiglia”. Tre incontri affollatissimi a calorosi assai. Mi convinco ancora una volta della bontà del modello “Nomadi”: battersi la provincia italiana più che sgomitare nelle capitali, dove se vai in una libreria non mettono nemmeno più un volantino o un libro in vetrina (possibile che anche così si manifesti la celebre “mutazione antropologica”?). P.S. Preparatevi a venire a Milano il 20 marzo per la grande giornata della memoria e dell’impegno promossa da Libera! Venite in tanti, entusiasti, animati da indomito spirito civile, battaglieri e al tempo stesso rispettosi della qualità quasi sacrale della giornata (centinaia e centinaia di nomi da ricordare pubblicamente in piazza). Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Utopie per il 2010... (scritto per LiberaInformazione) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Wednesday 27 January 2010 |
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Gennaio 2010. Una fredda sera piemontese. A Romentino, provincia di Novara. Per parlare di criminalità organizzata su invito di un’associazione giovanile, Quasar. Una platea foltissima e in prima fila tutte le autorità amministrative locali. Dopo la relazione di apertura sui rischi che corre il nord di fronte alla spinta espansiva delle organizzazioni mafiose, il sindaco ringrazia. Esprime il suo sostegno a una causa, quella dell’antimafia, che si fa carico di problemi tanto gravi e spinosi, e poi tranquillizza il relatore: qui per fortuna questi problemi non ci sono, ancora nella nostra azione amministrativa non abbiamo avuto modo di incrociare o riconoscere questo tipo di interessi illegali. Passano cinque minuti e dal fondo della sala una signora chiede la parola. Appena la riceve dà a tutti una comunicazione che più simbolica non si potrebbe: è appena stato ucciso nel suo ufficio un imprenditore edile. Poi rivolge a tutti la domanda che scompiglia ogni schema retorico: che cosa sta succedendo qui nell’edilizia, tra assassinio, fallimenti e arresti? Il movimento terra, la crisi di liquidità, i subappalti, le protezioni ai cantieri. Velocemente, agli occhi di chi abbia un minimo di allenamento, si profilano gli scenari possibili di quel delitto che fa crollare come un castello di carte le presunzioni di verginità. Il succo della serata è dunque una domanda ulteriore: fino a quando? Fino a quando dovremo non vedere? Fino a quando i ciechi e gli struzzi dovranno lasciare libera prateria agli interessi mafiosi al nord? Fino a quando dovremo concentrare la nostra attenzione sui clandestini e distogliere gli occhi da chi rappresenta il pericolo mortale per l’economia di mercato, ma più ancora per le libertà civili e per la qualità delle istituzioni democratiche? Passano poche ore e in un altro luogo il prefetto di Milano tranquillizza altri esponenti delle istituzioni: la mafia a Milano di fatto non esiste. Trent’anni dopo Ambrosoli, Sindona e Calvi, e i primi riciclaggi accertati dei capitali da narcotraffico; venticinque anni dopo le operazioni giudiziarie contro i clan dei siciliani; vent’anni dopo la Duomo Connection; quindici anni dopo le ondate di arresti e di ergastoli inflitti agli affiliati della ‘Ndrangheta lanciata alla conquista di Milano. Ecco, dunque. Che cosa desidero in questo 2010? Che cosa desidero dalla mia piccola ma densa prospettiva di cittadino del nord, oltre la pace, oltre una svolta epocale sull’ambiente, oltre una società più solidale e perfino meno villana e vociante? Desidero proprio questo: abitare in un’area del Paese in cui chi ha pubbliche cariche si senta investito della responsabilità, dell’onore direi, di difendere la comunità dei cittadini onesti, di dare loro un accettabile senso delle istituzioni e di svegliarne la coscienza di fronte ai nemici della democrazia e della convivenza civile. Lo so, sembra un piccolo sogno. Sideralmente lontano dalla storica grandiosità del dream di Martin Luther King. E tuttavia quel che è successo, quel che succede, la perfida trama di senso comune che ci avvolge, lì mi porta. A immaginare di trovarmi domani in una “Padania” popolata di sindaci e prefetti e amministratori tutti mobilitati contro ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra. Convinti che sia un loro preciso dovere vedere e contrastare. Dove le scuole formino e informino. Dove la stampa scriva senza esitazioni dei negozi fatti saltare la notte anziché lasciare rubricare tutto sotto la voce cortocircuiti, materia per elettricisti Dove i governi regionali si interroghino su come colpire gli interessi criminali che si muovono con l’avidità dei demoni sul territorio e nella sanità. Dove i partiti di destra e di sinistra si pongano qualche decente domanda davanti ai pacchetti di voti assicurati in massa da qualche colonia calabrese. Dove le associazioni di categoria trovino il coraggio mostrato alla fine dagli esponenti di punta di Confindustria siciliana. Il mio modesto sogno si ferma qui. E già mi sembra di essere andato tanto, ma proprio tanto avanti. Se trent’anni fa mi avessero detto che questa sarebbe stata la mia Utopia, giuro che non ci avrei creduto. Scrivi un commento (8 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 27 January 2010 )
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La mafia in Lombardia. Grande corso di formazione popolare!!! |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 24 January 2010 |
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Attenzione battaglione, questa è proprio un’occasione. State bene a sentire: dal 2 febbraio sera, ogni martedì alle 21, si terrà allo Spazio Melampo (via Tenca 7, Milano ovviamente) un raro, innovativo, provvidenziale, grande corso di formazione popolare sulla mafia in Lombardia. Titolo tecnico: le organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia. Lo promuove la Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto” in collaborazione con Libera. E’ rivolto a tutti gli amministratori e gli incaricati di pubbliche funzioni che non vogliono arrendersi all’idea che la Lombardia debba diventare una comoda prateria per gli interessi mafiosi. Ma, data la sua natura, è aperto a tutti. Il corso sarà presentato e guidato da me medesimo, che mi prenderò anche la briga a ogni fine serata (e se no che professore sarei?) di fare una sintesi delle cose dette da me, dagli intervenuti e soprattutto dal testimone-esperto che parteciperà a ciascuna serata. Gianni Barbacetto, giornalista, al primo incontro (dagli anni cinquanta a Tangentopoli); Alberto Nobili, magistrato, al secondo (da Tangentopoli agli anni dell’Expo); Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera Informazione, al terzo (l’atteggiamento delle istituzioni e dell’opinione pubblica); Carlo Smuraglia, avvocato, ex senatore e presidente della storica commissione d’inchiesta comunale del ’91-’93, al quarto (la vulnerabilità del sistema lombardo); Luca Beltrami Gadola, docente di estimo al Politecnico, al quinto (le misure amministrative e di governo del territorio). Pensateci, amici blogghisti, è qualcosa di eccezionale: associazioni private che spiegano agli amministratori quel che sta accadendo e che tutte le istituzioni politiche, dal Municipio alla Prefettura, negano che stia accadendo. Senza alcuna polemica, ma per dovere di verità. Venite, amministratori e titolari di pubbliche funzioni di buona volontà. E gli altri vengano e facciano sapere. Ce n’è bisogno. E ricordate sempre una data, che si sta rivelando sempre più decisiva: 20 marzo a Milano, con Libera!!! (non so perché ma mi viene da ricordarlo: dunque Cuffaro aiutò la mafia sapendo di aiutarla…) Scrivi un commento (22 Commenti) |
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Omicidio in un tranquillo paese padano |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 21 January 2010 |
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Una sera a Romentino. Un piccolo comune vicino a Novara, dove la società civile è più effervescente grazie a una associazione di giovani chiamata “Quasar”. Il punto di contatto con loro è stato un mio studente dello scorso anno, in assoluto uno dei migliori. Tema: la criminalità organizzata al nord. La sala era strapiena. Ho raccontato quello che è giusto raccontare in questi casi, quando devi cercare di dare le dimensioni del fenomeno senza voli politici e tirate demagogiche. Perché, amici blogghisti, io sono preoccupato veramente; e mi sembra che, nonostante i sequestri di persona degli anni settanta e Ambrosoli e Calvi e l’assassinio del procuratore Caccia a Torino, ossia dopo 25 o 30 anni (ripeto: 25 o 30 anni), ancora ci sia una sensibilità tendente a zero e una capacità di rimozione tendente a cento. C’erano tutti, gli amministratori (centrodestra), seduti in prima fila. E di questo i ragazzi, che dal Comune non ricevono un euro, erano molto orgogliosi. Sono stati anche molto accoglienti nei miei confronti, gli amministratori. E il sindaco è subito intervenuto per ringraziarmi, per dire che bisogna stare attenti, che però a Romentino segnali non ce ne sono, che ceffi di malaffare non circolano e non cercano rapporti con l’amministrazione. Insomma: che fortunatamente Romentino ne è fuori. In quel momento una signora ha chiesto la parola dal pubblico e ha dato la notizia. Ho ricevuto un sms, ha detto: hanno appena ucciso l’imprenditore Marcoli nel suo ufficio. Gelo, ma non troppa costernazione(così mi è parso almeno). La signora ha continuato chiedendo che cosa stia accadendo nel novarese nel settore edile: uno arrestato, uno appena ucciso (operava nell’edilizia infatti, la vittima), quelli in via di bancarotta. Be’, io ho pensato che queste cose non accadono senza segnali precedenti. Movimento terra? Appalti e subappalti? Favori negati o protezioni respinte? Chi uccide deve stare sul campo da più tempo. I ragazzi poi mi racconteranno altre storie. Di rifiuti tossici sversati nelle cave (me lo confermerà un ex maresciallo di mio padre, ce n’è sempre uno in queste occasioni), di un giornalaio rapinato con pestaggio quattro o cinque volte (e come mai, se non perché non paga il pizzo?). E’ finita che ho ricevuto una lunga standing ovation a cui hanno partecipato tutti, proprio tutti. E a me, lusingato e imbarazzato, è sembrato di stare dentro un film. Il pubblico che applaude in piedi, un imprenditore ucciso in un paese assolutamente tranquillo. Forse diranno che è una questione di donne, forse no. O che non si capisce bene che cosa sia accaduto, sarà gente venuta da fuori. Io penso solo che occorre alzare sempre di più la guardia, formare sempre più persone, pensare la politica in modo diverso. E anche per questo rinnovo a tutti l’invito che mi sta a cuore: tutti a Milano il 20 marzo per la manifestazione nazionale di Libera. I tempi della beata incoscienza dovrebbero essere finiti per tutti. Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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