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Dolci, Falcone. E stasera don Ciotti che intervista me medesimo |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Tuesday 25 May 2010 |
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Nuvole rosate in cielo, leggero profumo di zagara, stelle a manetta. Ebbene sì, sono a Palermo. Oggi pomeriggio ho incontrato Amico Dolci, uno dei figli del grande Danilo. Amico fa il flautista, insegna al conservatorio di Trapani ed è presidente del Centro di sviluppo creativo intitolato al padre. Svolge con i suoi collaboratori una attività intensissima, anche sul piano internazionale. Offre progetti “maieutici” nello stile del padre alle scuole. Sta aprendo una nuova bellissima sede in centro, a prezzi inimmaginabili a Milano o Roma. Perciò le Ong non sfondano in quelle città, mi ha detto Vito, suo braccio destro. Vero, non ci avevo mai pensato, così come non avevo mai pensato che i talenti migliori qui si possano accontentare di 1200-1400 euro al mese e a Milano no. Vito ha avuto subito un merito ai miei occhi. Di avere salvato il tavolo delle riunioni di Pio La Torre. Non è bello, è brutto come tutto il mobilio dei partiti poveri, ma era il tavolo di La Torre, accidenti. Eppure, ormai in disparte, serviva per ammonticchiarci sopra le cianfrusaglie, lo usavano come supporto il falegname e non so chi altro. Lui se l’è preso e l’ha portato al centro Dolci, dove ci fanno (con orgoglio) le riunioni. Pezzi di vita pubblica e privata, insomma, mentre parlavamo dell’ultima creazione di Melampo: “Il potere e l’acqua”, di Danilo Dolci, appunto; testimonianza di Vincenzo Consolo e prefazione di me medesimo. Materiale di conferenze e seminari tenuti a Genova nei primi anni novanta e custoditi da due anziani coniugi che ospitarono l’autore. Un ottimo strumento culturale per la battaglia per l’acqua come bene pubblico. Ieri invece è stata la volta di Marsala. In un teatro strapieno (1500 persone) si è chiuso il festival del giornalismo d’inchiesta. Serata presentata da Serena Dandini e da me medesimo, di nuovo. Il vostro globetrotter dell’antimafia, benché pallido e più volte vicino allo svenimento per malore prolungato (ma ora sto benissimo), ha retto eroicamente alla prova. C’era da ricordare Falcone e non ci si poteva tirare indietro. Serata molto bella, secondo me. Attori, musicisti, scrittori, familiari di vittime, anche senza parlare sempre direttamente del giudice hanno costruito il clima adatto a ricordarlo senza retorica. Un po’ di memoria diretta l’ho offerta io. Memoria dei meriti infiniti, memoria degli altrettanto infiniti torti ricevuti, compresi quelli -ahimé- provenienti dal movimento antimafia, dai quali (perché non ammetterlo?) mi amareggio ogni volta di non averlo saputo difendere con la giusta energia. Bravo il sindaco di Marsala, tessera Pdl, che finanzia questo festival e ci crede. Bravo anche per la battaglia che sta conducendo per la raccolta differenziata dei rifiuti, con un bel po’ di cittadini che gliela osteggiano, chiedendogli senza vergognarsi “ma io cosa ci guadagno?”. Invito (ribadito) infine per stasera alle 21 allo Spazio Melampo. Chiude il grande ciclo organizzato dalla Biondina con Paoletta sui figli che scrivono dei padri. Il sottoscritto sarà intervistato da don Ciotti. E potrebbe (potrebbe…) dire qualcosa di nuovo. Vi aspettiamo! Scrivi un commento (4 Commenti) |
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Campioni, Campioni, Campioni! |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 24 May 2010 |
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Ci scommetto. Vi sarete chiesti perché ancora nulla. Perché domenica 23 maggio nulla sia apparso su questi schermi del fantastico trionfo nerazzurro, Milito uno e Milito due, sapienza di Cambiasso e cuore di Zanetti. Semplice: tutto ieri sono stato male che a stento mi tenevo in piedi. E non per bagordi e festeggiamenti. Quelli sono stati contenuti assai. A Spezia non avevo amici con cui farli. E poi il globetrotter dell’antimafia doveva alzarsi alle cinque e mezzo per andare a Marsala. In ogni caso che goduria dopo 45 anni! Ha qualcosa di incredibile rivivere una stessa gioia dopo mezzo secolo. Da ragazzino prima e da signore maturo poi. Spezia era invasa dagli interisti, mai avrei detto che anche in altre città si potesse festeggiare il nero profondo della notte e l’azzurro del Tirreno. Ho visto quelle scene paradisiache da Madrid insieme a due magistrati. Ci siamo infilati in una stanza fornita di maxivideo nella splendida villa di Lerici in cui il comune di Spezia aveva invitato gli ospiti di “Parole di giustizia” (trasferimento in pullman, che mi ha fatto perdere i primi venti minuti…). Non sarò stato molto di compagnia ma alla fine avevo un sorriso contagioso. Piangerò Mourinho, invece. Per arrivare a quei traguardi ci vuole una tempra eccezionale, poche storie. I grandi giocatori li hanno avuti tutti gli allenatori prima di lui. E comunque non vorrei piangere pure il Principe. Milito ha un pregio unico: se ha la palla davanti alla porta non sbaglia. Ho visto Vieri e anche Ibrahimovic (e Toni in nazionale…) sbagliare gol pazzeschi a porta vuota. Che Moratti non lo ceda ad alcun prezzo. Così resti scritto a futura memoria. Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Il bavaglio (scritto per 'veritàegiustizia', news di liberainformazione) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Saturday 22 May 2010 |
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Le parole. Alla fine i regimi si confrontano -e si scontrano- con le parole. Perciò il primo segno della loro incipiente formazione è la costruzione di nuovi dizionari, volti a rovesciare il senso della realtà. Perciò tendono a rimodellare il linguaggio, e anche a impoverirlo, a massificarlo. Ossia a togliergli forza descrittiva. E per questo passano a un certo punto alla soppressione diretta della parola, per alzare il grado di omertà e di mutismo sociale. Quello che sta accadendo con l’informazione, con l’editoria, ma anche con la giustizia, va collocato esattamente in questo quadro. Che può apparire di cronaca e invece ha un marchio d’epoca, rivelando il più generale e ciclico conflitto che si consuma intorno alla qualità democratica della vita pubblica. Oggi il potere vuole fare scomparire le sue, di parole. Vuole che esse non vengano captate e fissate e conosciute nemmeno per esigenze di giustizia. Vuole potersi garantire la massima distanza tra i valori su cui costruisce la sua micidiale propaganda e i valori che pratica effettivamente. Non desidera che il popolo conosca il linguaggio della “cricca”. Perciò ha deciso di tirare fuori le unghie per proteggerle, le sue parole, di farne per legge degli assoluti e impenetrabili arcana imperii, producendo norme e poi norme e poi vincoli e ancora vincoli per impedire le intercettazioni telefoniche. E contemporaneamente ha deciso di privare la stampa e l’opinione pubblica della possibilità di parlare di quelle intercettazioni che ancora si potranno fare. Perfino la galera è prevista per chi dovesse riferire contenuti di atti giudiziari; e sanzioni monetarie da intimidire qualsiasi editore piccolo o medio, e anche grande. Parallelamente, e dal livello più alto, è partita la delegittimazione di chi, senza violare alcuna norma, scriva o parli di mafia o di camorra, accusato di operare contro la patria e la nazione. Insomma, il Potere-regime, che di estetica si intende, sa di essere brutto, inguardabile. E rifiuta di farsi riprendere in qualsiasi modo perché sa, questo sa per certo, che “riuscirebbe male” in fotografia come in filmato. Può darsi che questa vicenda finisca lasciando meno morti (metaforici) sul campo di quanti oggi ne possiamo immaginare. Può darsi che la rivolta (tiepida, in verità) della stampa riesca a ottenere che lo scempio della parola sia meno tracotante. Ma viene lo stesso da pensare che a questo non si sarebbe arrivati se più schiene diritte e meno cerchiobottisti fossero state chiamate a vergare editoriali e commenti per chi oggi lancia l’allarme ai suoi lettori. Resta da pensare, pure, che qualche licenza in meno sulle vite private sarebbe stata utile a rendere più chiaro il senso della battaglia odierna. E che sarebbe bene se la stampa riservasse la stessa preoccupazione che ha per le sue sorti anche ai destini della giustizia. Poiché anche la giustizia, alla fine, si nutre di parole. Scrivi un commento (9 Commenti) |
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Notte di brezze marine. Cose belle e latitanti speciali |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Saturday 22 May 2010 |
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Notte di brezza meravigliosa a Brindisi, tra i muri di cinta del grande Nando Benigno, amico trentennale, compagno di infinite avventure e ora di nuovo insieme nella scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”. Non sentivo da mesi quest’aria di mare che ti dona il piacere sublime della notte, che rende la camicia una continuazione morbida del vento. Mesi che non vedevo le stelle in cielo. O ha fatto sempre brutto tempo o nulla mi ha spinto, come la vecchia amicizia silenziosa, a spingere lo sguardo verso l’alto. Sarei rimasto fuori un’ora intera. Nando riposa adesso il sonno del giusto nella sua casa-villa con piscina che non gli ha ristrutturato Anemone e nessuno gli ha regalato. Solo decenni di lavoro alla sua trattoria Jaccato sul porto, al cui desco stasera si sono seduti, per citare alcuni personaggi noti a questo Blog, anche l’Indiano di Bari e Beatrice Luzzi, qui giunta a recitare per le scuole “Poliziotta per amore”. Sono i momenti in cui fare il globetrotter dell’antimafia è veramente bello. Meno bello è vedere che a uno spettacolo che rende onore alla polizia, e proprio alla vigilia della festa della Polizia, non viene l’ombra d’un questore, fosse almeno per l’orgoglio di prendersi gli applausi dei cittadini alla sua divisa. Tempi grami, amici cari. Non credo che c’entri la sentenza della Diaz (era ora…), o che c’entrino i passi del libro e dello spettacolo che raccontano di quel macello. C’entra altro. Autocensura purissima, e conseguente (e poco civile) mortificazione di decine di insegnanti che vorrebbero testimoniarti la loro vicinanza. Fosse arrivato Cosentino, i notabili di Stato si sarebbero fatti trovare a frotte. Meno male che a salvare l’onore delle divise (di tutte le altre…) c’era il colonnello della Guardia di Finanza e non per caso. Perché qui le cosiddette Fiamme gialle stanno facendo davvero sul serio, a detta di tutti. Insomma, ci sono i latitanti ma ci sono anche i pullulanti. Bell’incontro, per esempio, l’altro ieri a Genova alla libreria San Benedetto di don Gallo. Sala dedicata a Peppino Impastato in presenza del fratello Giovanni. Con tanti ragazzi e perfino bambini seduti per terra, con i loro pantaloncini a quadretti. Zitti, attenti e sembrava pure che capissero tutto. Bene sta andando anche la settimana contro le mafie (ah, questo plurale così antiscientifico…) di Milano. Oggi (ossia ieri) lettura di brani in pubblico a Palazzo di Giustizia e un po’ di dispetto dei protagonisti per le distrazioni della stampa davanti a spettacoli così affollati e intensi. Non preoccupatevi, amici, mettete tutto in rete, il resto conta sempre meno. Mentre ho l’obbligo di annunciare per le 14 l’agorà di Largo Cairoli e la cerimonia di domenica all’albero Falcone, in via Benedetto Marcello, ore 17. Intanto io torno a Milano, vedo la figliola che nel cuor mi sta e me ne vado a Spezia alla tre giorni dei magistrati. Quando dal Comune di Spezia mi han detto che alla sera c’è una cena per gli ospiti del convegno mi è venuto dal cuore un magnifico “Ma siete matti?”. Ohimé, chissà dove e con chi mi vedrò la mia Inter… P.S. Cercasi in tutta Italia volontari disposti a lavorare un po’ per la Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”. Per saperne di più andate sul suo sito. Astenersi i perdigiorno… Scrivi un commento (1 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Saturday 22 May 2010 )
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Lo scudetto e la vandea anti-Caselli |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Wednesday 19 May 2010 |
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Lo so che siete meravigliati di non avere ancora visto alcun fescennino su questo schermo, dopo la magnifica e sofferta vittoria del secondo tìtulo. Volete che ve lo dica? Grande Inter, grande Mou, anche se se ne va. Di più, faccio autocritica: avevo invocato che a Siena non giocasse Materazzi, certo com’ero che con lui in squadra qualche pappina sarebbe comunque arrivata, e invece no. Zero gol presi. E sabato a Madrid rientrerà Lucio bello fresco. A proposito: sapete dove vedrò la finale di Champions? Me tapino: solo solingo in un hotel di La Spezia, dove andrò a parlare dei giudici ragazzini in letteratura a una tre giorni promossa da magistrati. Finirò giusto mezz’ora prima del fischio d’inizio della partita, dopodiché neanch’io mi starei a sentire, parola d’onore. E parola d’onore che non sono riuscito a gioire dello scudetto (ecco la ragione del silenzio…) per via dello spettacolo di cui sono stato testimone domenica, poche ore dopo la fine della partita, al Salone del libro di Torino. Uno spettacolo squallido, da fare indignare (e infatti sono senza voce) ma soprattutto da lasciare l’amaro in bocca. Sono infatti arrivati alla presentazione del libro-intervista del Gracco a Caselli e Scalfaro venti-trenta autonomi o anarchici. Obiettivo: contestare Caselli. Sua colpa: avere incriminato un gruppo di loro che un anno fa circa al G8 dell’università a Torino aveva aggredito la polizia, con tanto di asce al seguito. Tutto ripreso dalle telecamere. Che deve fare, secondo voi, un procuratore? Loro vorrebbero che non applicasse la legge. E se la applica è un bastardo. Come vedete, il signor B. è in buona compagnia. Purtroppo questo paese è conciato così perché c’è un sacco di gente che pensa che la legge non sia uguale per tutti. Di essere al di sopra delle leggi. E che il colpevole -il bastardo o il comunista, dipende- sia il giudice e non chi viola la legge. Che pena, vi assicuro. Non era l’Onda, perché io di ragazzi dell’Onda ne conosco tanti, e Caselli è un loro idolo. Questi cercano di impossessarsi di un nome e di un’immagine fresca e viva, ma sono solo dei residuati bellici. Sentire gridare “vergogna vergogna” o “buffone buffone” all’indirizzo di un uomo che ho sempre visto rischiare per la democrazia, che ho visto andare volontario a Palermo dopo le stragi, che ho visto costretto a muoversi in elicottero quando a Cosa Nostra arrivavano i bazooka, fa un po’ schifo. “Vergogna” urlato da chi, poi? E per cosa? Per la rivoluzione? “Rivoluzionaridistaminchia”, dicevano due ragazzi dietro di me; e avevano ragione. Giovanotti che invece di contestare, che so, Emanuele Filiberto (l’ha fatto una coraggiosissima standista da sola…), si organizzano per insultare il giudice più odiato dal Potere, sembrano più comparielli di Dell’Utri o di Andreotti, per non dire peggio. Il bello è che non si sono neanche accorti che, se non ci fosse stata la polizia, centinaia di persone sarebbero uscite di corsa dalla sala caricandoli, perché di questo si è parlato sottovoce mentre Caselli, calmissimo, esponeva le sue tesi. Questi, come già all’epoca i loro tragici nonni, pensano che tra sé e il bersaglio prescelto non ci sia nulla, ci sia il vuoto; e invece c’è una società intera. Penso con malinconia che magari in quella ventina di vocianti ci potrebbe essere qualche studente di valore. E sono certo che molti di loro tra vent’anni si vergogneranno (loro sì!) di quello che hanno fatto. Ma non mi basta. Vedete, il loro processo si terrà tra pochi giorni. Ma ve l’immaginate se i gruppi di imputati e loro amici (camorristi, banditi, papponi, ultras, corrotti…) prendessero in questo paese l’abitudine di andare a minacciare in coro il giudice prima del processo? Vandea, vandea purissima…Bisogna combatterla. Partendo dall’alto; ma dando una bella occhiata in basso. P.S. Comunque con Mou siamo a due… P.P.S. Giovedì in via padre Luigi Monti appuntamento a sostegno di Sos Racket Usura, nella settimana contro le mafie di Milano. Sempre giovedì, e sempre per la settimana, alle 17.15 Donne e antimafia all’Università Statale. Scrivi un commento (15 Commenti) |
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Belle facce e begli appuntamenti |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 16 May 2010 |
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Che belle facce che hanno gli scout! L’altro ieri sera, rientrando in casa a mezzanotte, ho aperto la porta di casa dicendo d’istinto questa frase alla Biondina. Ero reduce dall’ incontro con un loro gruppo in una parrocchia vicino a piazzale Loreto. Pensate un po’: hanno scelto come tema di quest’anno l’impegno contro la mafia in Lombardia. Gli ho fatto una velocissima lezione su mezzo secolo di organizzazioni mafiose a Milano, poi mi hanno subissato di domande. Ma a colpirmi non è stata tanto l’attenzione, gli sguardi muti, le penne che andavano sui quaderni degli appunti. E’ stato il clima, quell’atmosfera di pulizia morale, di rispetto, di disponibilità all’incontro, di voglia d’impegno (andranno anche in Sicilia). Che non è fatto solo di buone famiglie alle spalle, né di religione cattolica vissuta senza isterie. Mi sono chiesto se ci sia in realtà qualcosa di inafferrabile, di impalpabile che porta certi ragazzi a ritrovarsi lì insieme. Mica per niente a un altro incontro fatto con altri scout lunedì sera (San Marco) ci ho ritrovato come capi due dei miei studenti migliori dello scorso anno (oltre che un mio compagno delle elementari! che non fa lo scout, beninteso, ma il padre di una scout). Facce più mescolate ieri al Salone del Libro di Torino, che ormai sembra un bazar. Microfoni dappertutto, e tra gli stand urla e toni da vendita all’asta, da trasmissioni trash, e musica e applausi ritmati, forse sarebbe bene che un’autorità centrale regolasse le attività svolte in proprio dalle case editrici e dalle singole regioni. Sta di fatto che oggi pomeriggio alle 19 allo spazio Woodstock si terrà nientepopodimenoché la presentazione del grande libro “Di sana e robusta Costituzione” di Scalfaro e Caselli a cura del Gracco maggiore. Il quale presenterà il tutto con il sommo Procuratore torinese. Secondo voi io ci sarò? E in che fila sarò? E ci sarà la Biondina? E la minore dei Gracchi si prenderà una pausa dal film di Checco Zalone? E avrò una macchina fotografica, secondo le migliori tradizioni da me tanto aborrite (per gli altri)? E, se ci saremo, gli manderemo baci da lontano? Ah, saperlo. Intanto, per chi legge ed è o andrà a Torino, appuntamento lì. Per Milano, invece, appuntamento a domani sera: inizia la settimana antimafia promossa da tante organizzazioni cittadine. Tutti alla Fabbrica del Vapore in via Procaccini alle 21. Con Mario Portanova e Frediano Manzi il sottoscritto si produrrà in una portentosa filippica antimafia, affinché gli antimafiosi pullulino sempre di più. Buona domenica, e per scaramanzia non dico a che penso (oltre al Gracco, si intende…). P.S. Oh, ma lo vedete che alla fine Bertolaso si dimette per davvero? Io, fossi in B. (ma non ci sono), lo costringerei a dare le dimissioni in giacca e cravatta. Un sussulto di dignità all’ultimo minuto, che diamine… Poi si faccia pure sconocchiare in saecula saeculorum. Scrivi un commento (11 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Sunday 16 May 2010 )
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I Gracchi, Scalfaro e Zalone. Giornate belle e pullulanti |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Wednesday 12 May 2010 |
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Be’, forse adesso avrete capito (o incominciato a capire) che cosa volevo dire qualche post fa, quando alludevo alle imminenti prodezze dei Gracchi…Ma come, non avete visto Repubblica, le sue pagine culturali? Mannaggia, non avete visto l’estratto del libro “Di sana e robusta Costituzione” pubblicato a firma di Carlo Alberto dalla Chiesa? Ma sì, il Gracco maggiore ha curato un’intervista a Scalfaro e Caselli sulla Costituzione. Esce per l’Add, nuova casa editrice di cui è comproprietario Michele Dalai, che ho visto in cestino all’Elba nel ’73 (forse ho perfino foto). E sarà presentato al Salone del libro di Torino domenica pomeriggio, mica sverze… Io naturalmente sarò in prima fila, con la biondina e macchina fotografica occultata. Ma anche la minore dei Gracchi non scherza. Lei è a Roma, dove è andata per ricominciare la sua collaborazione da grandiosa assistente alla regia con Checco Zalone. E anche lì, in autunno, papà e biondina si piazzeranno al cinema davanti allo schermo per vedervi scorrere alla fine il nome dell’amata figlia. Bei giorni, cari blogghisti. Ieri sera al Majorana di Cesano Maderno (liceo scientifico) incontro affollatissimo su “imparare la legalità”. Si vedono a queste serate anche amministratori del centro-destra, e questa è cosa buona, vuol dire che si hanno cose da dire. Ieri il tutto l’ha organizzato un mio studente con un suo ex professore del liceo. Vedi quanto pesa la stima per i prof… E a proposito di prof: sono belle giornate perché, una volta di più, trovo preparati i miei studenti agli esami a Scienze Politiche. A certe risposte li bacerei sulla fronte. A mo’ di premio, sto regalando ai miei magnifici frequentanti “Poliziotta per amore” (dice: bella forza, Melampo è tua…malignità respinta, non prendo gratis dagli scaffali…). Bei giorni perché oggi è venuto come ospite a Scienze Politiche Salvatore Borsellino e c’è stato un pienone, carico di emozioni e di voglia di sapere. Quando si dice che gli antimafiosi pullulano… Sono bei giorni, ancora, perché lo Spazio Melampo si è riempito alla faccia della pioggia per ascoltare Andrea Casalegno nel ciclo “Figli che scrivono dei padri”. E poi -pure questo è bello- non mi abbandona la speranza di vedere Bertolaso costretto a dare le dimissioni. O almeno essere costretto a girare in giacca e cravatta, piantala di essere pure ridicolo. Me lo diceva mio nonno materno: la forma indica la sostanza (ossia: dalla tuta alle consulenze per cognato e moglie e parrucchieri). Forse non è sempre vero. Ci sono jeans che sono il senso dello Stato. Ma la tuta di Bertolaso dà ragione a mio nonno. Che teneva la divisa in ordine anche durante la ritirata di Russia. Scrivi un commento (8 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 12 May 2010 )
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Ultimo articolo |
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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