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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 08 June 2006 |
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Mondiali malinconici. Roba amara, questo calcio. Qualunque sia il loro esito per la nazionale azzurra, mi resterà dentro il magone. Un senso di violenza subita, di frode immensa a cielo aperto. Tutto era visibile, di questo inganno quotidiano. Ma l’ingiustizia massima stava nelle sanzioni puntualmente irrogate a quei giocatori, allenatori e direttori sportivi che si azzardavano a denunciare la marea di fango che saliva. E che soffocava i talenti, i meriti e anche la poesia dello sport. Mentre l’offesa massima stava (sta) nel senso di impunità che ciascun protagonista aveva coltivato nel proprio io più profondo. Moggi che insultava e quasi minacciava Varriale in tivù; Cannavaro (il capitano della nazionale, appunto…) che esibiva e rivendicava con orgoglio i suoi scudetti dopo avere saputo dalle intercettazioni come venivano aggiustate le (sue) partite; Capello che faceva il pesce in barile (a vincere così sono capaci in molti, gliel’hanno detto almeno?); Lippi che alzava le spalle di fronte alle contestazioni sul figlio in affari con la Gea. Se lo sport è specchio sociale, visto che dovrebbe rappresentare la parte più pura di un paese, siamo messi davvero male. Una volta si diceva che per tenere i giovani lontani dal malaffare o dalla delinquenza o dalla droga bisognava fargli praticare uno sport. Dargli un campo di calcio. Be’, per ora è meglio tenerli alla larga. Non si sa mai che siano troppo bravi. E che trovino un boss riverito e potente pronto ad accoglierli a base di malaffare, delinquenza e droga. Sotto controllo medico, si intende.
(Scritto per Casablanca, il nuovo mensile diretto da Riccardo Orioles in terra siciliana) Scrivi un commento (7 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 09 June 2006 )
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 08 June 2006 |
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Una bella notizia. Meglio, una notizia che mi emoziona. Sto partendo per Praga. Rappresenterò il governo italiano a Eureka, una inziativa che mette insieme 37 paesi e che venne voluta da Kohl e Mitterrand per arginare la supremazia Usa nella ricerca. L'Italia assumerà la presidenza di Eureka da domani, per un anno. Avrò il compito di accogliere i due nuovi membri, Ucraina e Malta. E di promettere che l'Italia, che dal 2003 aveva smesso di dare un euro, tornerà a finanziare ricerca internazionale. Mi impegnerò anche a coinvolgere partner nordafricani, seguendo l'impostazione che Prodi sta cercando di dare alle nostre relazioni economiche internazionali. Mi porto dietro un libretto aureo: Il potere dei senza potere, di Vaclav Havel. Sogno di incontrare l'autore (un mio mito da quindici anni) e di farmelo firmare. E' bello comunque pensare che dal governo puoi fare cose concrete, che vanno sopra le chiacchiere dei nostri coinquilini milanesi. Università, imprese, ricerca. Progetti mirati, dalle nanotecnologie alla protezione civile. Spero di fare, come si dice, "cose buone dal mondo". Mi auguro buon viaggio. E saluto tutti distintamente. Vi terrò al corrente, cari amici e lettori... Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Thursday 08 June 2006 )
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Tuesday 06 June 2006 |
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“Margherita, il caso Dalla Chiesa”. Titolo sparato in prima pagina milanese di Repubblica. Attenzione: salva la mia campagna come candidato sindaco del ’93, è il titolo più grosso che Repubblica mi abbia mai riservato. E non è che (lo dico immodestamente, lo so) non abbia mai fatto cose di una certa importanza. “Il caso dalla Chiesa”, dunque. E che ho fatto: mi hanno trovato di notte in auto con un adolescente? Mi è arrivato un avviso di garanzia per corruzione? Ho bestemmiato in diretta tivù? Oggi, annuncia il giornale vicino ai Ds, la riunione di direzione dl si annuncia infuocata. E aggiunge: irritazione anche nei Ds: “E’ necessaria maggiore serietà”. E voi dite che non c’è una pressione dall’esterno per cambiare la guida della Margherita milanese? Minchia, signor tenente! Chi non mi credeva, chi pensava che fossi esagerato, si è dovuto ricredere. Questi titoli, che sormontano interviste di alcuni margheriti (uno che ha telefonato lui in redazione, altri beccati per costruire il pezzo contro il sottoscritto), hanno solo un senso: fare politica contro un dirigente di partito. Un bell’esempio di giornalismo militante. Di quelli coraggiosi, di quelli che non le mandano a dire. Attenzione: prima mi mettono in bocca che c’è un complotto contro Margherita e Ds, poi fanno dire dagli altri, in risposta, che non c’è un complotto. Stupendo. E ancora. Se appoggio i movimenti dicono che sono girotondino e che qui occorrono persone che facciano politica seriamente attraverso i partiti. Aggiungendo che non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca. Se invece faccio il mio dovere di responsabile di partito, dicono che -puah- bisogna azzerare tutti, ma proprio tutti, i vertici di partito. Perché i partiti non servono più (cosa che nessun girotondino si era mai spinto ad affermare). E sempre giusto per non buttare via il bambino con l’acqua sporca, no? Guardate, amici blogghisti, quando queste cose cose succedono, e succedono attraverso questa sistematica concertazione su due quotidiani, non è mai per caso. Avrebbe detto Celentano: chi ce l’ha con me? Per saperlo, nei prossimi giorni organizzeremo un gioco a quiz. E sarete voi a votare. Scrivi un commento (7 Commenti) |
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Viaggiare, sì viaggiare...(ragazzi con lo zaino) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 04 June 2006 |
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E’ tornato mio figlio. E’ tornato nove giorni fa, veramente. Ma non me l’ero potuto godere. Tra Mantova Musica Festival, elezioni milanesi e Ministero, non ero mai riuscito a starci insieme. Era arrivato venerdì dalla Malpensa. Si era nascosto dietro il gazebo di piazza San Babila mentre finivo la campagna elettorale. Poi era spuntato. Abbronzato di quella splendida abbronzatura di chi ha preso il sole senza l’intento di prenderlo. Sorridente e umanamente irriverente (anche se non voleva darlo a vedere) verso le mie fatiche che si ripetono sempre uguali da decenni. Era pure scappato di qualche metro per non scoppiare a ridere di fronte alle involontarie gag che affollano la nostra vita politica. Ieri ho coronato il mio sogno di sei mesi e più, tanto quanto è passato dalla sua partenza per camminare libero “in un’altra parte del globo”. A cena con lui, mia figlia e mia moglie. Darmi la mano un attimo? Nemmeno a pensarci. Ma un lungo racconto partito da lontano. Che qui trasmetto in pillole. Ha avuto la fortuna di appartenere al popolo più bello del mondo, quello degli zaini sulle spalle. A girare il mondo non sei mai solo, perché quel popolo è ovunque. Vuole continuare ad appartenerci. Ogni due-tre anni vuole prendersi sei mesi, spendere i suoi risparmi dove la vita costa meno e rituffarsi in quel popolo in qualsiasi continente. Per farlo deve cambiare lavoro sempre? Non è detto, se lavora in università no. E in ogni caso perché avere paura della precarietà se tanto oggi ti dicono tutti che devi cambiare lavoro ogni tre anni? Racconta che la cosa che più lo ha affascinato in quelli che incontrava è che quando chiedeva loro che cosa avrebbero fatto al ritorno in patria, la risposta prevalente, e mai preoccupata, era “non lo so”. Non lo so, ripeteva con occhi felici e sognanti. Gli ho detto che anch’io “non lo so” che cosa farò nella terza parte della mia vita. Sottosegretario ora, ma già ora sono pure editore, scrittore, organizzatore di festival, giornalista. Che farò? Università? Viaggiatore e scrittore a mia volta? Una scuola di formazione a Stromboli con Lidia Ravera? Mi consolo pensando che ho fatto un viaggio di più di mezzo secolo dentro la storia di un popolo, nelle sue passioni, nelle sue sofferenze, nelle sue speranze, e che ci sono stato dentro tante volte da protagonista, ogni volta vedendo e capendo qualcosa di nuovo. Viaggiare nello spazio, viaggiare nel tempo. I liberi sono in fondo come il popolo degli zaini. Ma la Terra del Fuoco, la Punta del Diablo, l’isola con amache e cocchi da spaccare al mattino ai Carabi, vorrei vederle lo stesso. Tre posti, e me ne basterebbe uno. Per il resto, non mi pento. Ma ho imparato ancora… Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Scalata mia che stai sullo zerbino |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Saturday 03 June 2006 |
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Ma che bella cosa che è il Corriere! Lo ricevi sullo zerbino al mattino e ti manda sempre tante sorprese da trangugiare con il primo caffè della giornata. Allora, ricapitolo. Atto primo, l’altro ieri. Un sontuoso editoriale per dire che tutti gli esponenti di punta del centrosinistra milanese se ne devono andare a casa. Hanno perso troppe volte, si recita. Tutti, senza distinzioni. In realtà sono ruotati in continuazione e talora hanno mandato giù di traverso scelte imposte -guarda un po’- dai gruppi politici sostenuti dal Corriere. Il quale, giusto per attenersi all’ultimo caso, per esempio, aveva detto un gran bene della candidatura Ferrante e ora vorrebbe far fuori chi l’ha caldeggiata. Atto secondo, ieri. Una bella e grande intervista a Sergio Scalpelli, ex assessore di Forza Italia e ora uomo Fastweb, il cui capo, Stefano Parisi, è stato (guarda un po’…) lo spin-doctor della Moratti. Un’intervista come, per spazi e rilievo, io me le sogno. Per dire che me ne devo andare. E chissà a che titolo parla, l’ex esponente di Forza Italia, circa i destini del centrosinistra. Dice lui quale centrosinistra vorrebbe. Affibbiandomi l’apologia del cappio ai tempi di Tangentopoli, diffamazione allo stato puro. Atto terzo, oggi. Un articolo in cui si parla dell’allargamento delle fratture interne alla Margherita milanese, fondato sulle opinioni (corroborate da foto) di Roberto Caputo, a sua volta ex vicesegretario cittadino di Forza Italia approdato (con mio consenso…) alla Margherita. Fratture che si allargano e si approfondiscono nella Margherita? Ma Caputo, santo cielo, pesa sì e no il 5 (cinque!) per cento delle preferenze prese dal partito alle elezioni comunali. Lì, in quel 5 per cento, è tutta la sua area "laico-riformista". Come si fa a contrapporre 95 a 5? Be’, se due più due fa quattro, il Corriere sta sostenendo un’operazione politica. Posso sbagliarmi ma tira aria di scalata esterna, oserei dire di furbetti del quartierino. Oggi a Radio Popolare Luca Beltrami Gadola, imprenditore onesto e che sa le cose del mondo, ha parlato di un gruppo bancario che vorrebbe conquistare la Margherita milanese. A me, se devo essere sincero, sembra che l’Opa ostile riguardi la Margherita ma anche i Ds. E che provenga da gruppi di interesse diversi, uniti però dallo stesso problema: come si fa ad avere a propria disposizione i due maggiori partiti milanesi dell’Unione o il futuro Partito democratico ora che il centrosinistra è andato al governo nazionale? Nulla di più, nulla di meno. Per fortuna (si fa per dire) le cose scritte rimangono. Nel loro ordine: di tempo e di logica. Scrivi un commento (1 Commenti) |
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Ultimo aggiornamento ( Saturday 03 June 2006 )
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Saturday 03 June 2006 |
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2 giugno festa della Repubblica. E celebre sfilata militare ai Fori Imperiali. Dirò subito che io ci sono andato e che volevo andarci. Sono nato in caserma e ci mancava pure che non ci andassi. Ho pensato a chi sarebbe stato orgoglioso di vedermi come membro del governo su quel palco e mi sono fermato apposta a Roma. E questa è la premessa. Poi però ci sono altre riflessioni. So in partenza che non saranno tutte condivise, ma desidero farle. Offrirle, soprattutto. D’accordo che la festa della Repubblica non può trasformarsi nella festa delle Forze Armate (c’è già il 4 novembre). Ma questa è colpa delle altre istituzioni, che non hanno arricchito il senso della data, forse per paura di spiegare ogni volta e fino in fondo che cosa vuol dire Repubblica, volontà del popolo, Costituzione. Quel che è certo, però, è che la gente, il popolo profondo, ha un saldo rapporto con le forze armate, specie con alcune loro espressioni, dai carabinieri ai bersaglieri agli alpini. Mi ha fatto male vedere che la folla assiepata sulle tribune o per la strada acclamava soprattutto B. Mi dava un’idea sudamericana del potere. Ma vuol dire che il popolo sente che lui, già lui che dileggia la Guardia di Finanza, lui che non ha fatto il militare, lui che ha avuto paura ad andare più di una volta in Irak, apprezza le forze armate più degli altri. E purtroppo, simbolicamente, se ne è avuta conferma. Battimani scarsi, mi dicono, in certi settori. Oppure: sto qui con il corpo ma con il cuore sono altrove. Perché la bandiera della pace dev’essere sventolata contro le forze armate, che hanno -appunto- il compito della difesa? L’Iraq è una colpa politica. Secondo me fra l’altro Parisi aveva concepito la sfilata di oggi in un modo assolutamente nuovo. Molte scuole di formazione militare e di polizia, la protezione civile, i ragazzi del servizio civile, l’antiterrorismo, i vigili del fuoco, associazioni partigiane ecc. Tutto nella logica di indicare il rapporto tra popolo e forze armate. Senza cannoni, missili e carri armati. Non so quanti lo abbiano capito. Certo lo ha capito Gustavo Selva, che con una giornalista che lo intervistava si è lamentato: “sembra che abbiamo le crocerossine e non abbiamo i carri armati”. Ultima considerazione. Questi militari sono proprio ragazzi, a volte ragazzini. Facce acerbe, corpi a volte goffi (si marcia meno bene che ai miei tempi), molte ragazze (volti più intensi, andatura decisamente più elegante). Bisognerebbe investire molto sulla loro formazione. Sono un pezzo decisivo dello Stato. Ma secondo me non sono tanti quelli che hanno questa preoccupazione. E non va bene. Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Era meglio morire da piccoli.... |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 02 June 2006 |
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Sapete che vi dico? Che allora a Milano era meglio perdere fermandosi al 35 per cento. Con bei venti punti di distacco dalla Moratti. Così tutti si sarebbero ricordati che questa città è la roccaforte di Berlusconi, la città che l’ha spedito a razzo (sapendo tutto di lui) a fare il capo del governo, la città che ha mandato in senato come un dio Marcello Dell’Utri. Lo sanno tutti, ma proprio tutti in Italia, che qui il centrodestra ha una forza straripante e tutti si stupiscono -con compiacimento- che finalmente il centrosinistra si sia messo in condizione di gareggiare quasi alla pari dopo una risalita che dura da anni. E invece questa è diventata una colpa. Ci siete andati vicini? Allora si poteva vincere. Dimettetevi tutti, voi “vertici” dell’Unione. Avanti le facce nuove. Basta con quelli che ci sono! Ma si è mai vista tanta stupidità travestita da analisi politica? Ma certo, cambiamo i segretari dell’Italia dei Valori, del Pdci, dei radicali, dei verdi, di Rifondazione, e Milano risorgerà nel nome delle magnifiche sorti e progressive. Volti nuovi più nuovi di quello di Majorino che è uno dei più giovani segretari dei Ds e che ha preso una barca di voti? Oppure una bella signorina al posto di Marilena Adamo che fa politica da decenni ma di voti ne ha presi una nave? Di me non parlo. So solo che c’è un pezzetto della Milano “riformista” che proprio non mi ama, che cerca ogni pretesto per espellermi dalla politica. Storia vecchia. Mi accusa di essere girotondino, come se i girotondi non avessero espresso, in un momento cruciale della vita nazionale, una fondamentale domanda di giustizia e di etica pubblica. Ma mente sapendo di mentire. Il guaio infatti, il guaio vero, per tanti sedicenti riformisti, non è il mio essere “girotondino”. Ma il fatto che, per nascita e formazione, io abbia una cultura “troppo” istituzionale, e dunque una certa epidermica riluttanza alle omertà, alle spartizioni, alla voglia di fare affari sulla pelle del bene comune. Ora però credo sia giunto il momento di reagire. Reagire di fronte a questa vera opa ostile che si sta sferrando contro questo o quel partito milanese. Perciò annuncio agli amici blogghisti il seguente proposito: che stavolta, benché sia uomo mite, non farò passare niente, anche a costo di sembrare arrogante. Mica per negare errori o limiti. Ma sento d’istinto che se non si regge a questa offensiva l’intero centrosinistra verrà ricacciato indietro, che tutto quel che si è faticosamente costruito verrà liquidato. E non lo permetterò. Né a i nani né alle ballerine. Inizio domani: vi do appuntamento a Radio Popolare alle 9.30. Scrivi un commento (1 Commenti) |
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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