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Liste bloccate for ever? E altre riflessioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 25 June 2009

Pensierini sparsi, per ragioni di tempo. Primo: torno ora da una manifestazione a Genova in piazza De Ferrari a favore della libertà in Iran. Giuro: commovente vedere decine di ragazzi con i loro colori verdi dichiararsi contro la dittatura in mezzo ai fotografi. Commovente sentire l’intervento di una studentessa che dice di avere deciso in questi giorni per la prima volta in vita sua a occuparsi di politica, “dopo avere visto uccidere ragazzi più piccoli di me”. Meno commovente vedere qualcuno che, in quell’atmosfera tesa e sacra, parla dei problemi interni di partito o ridacchia dei suoi affari.

Secondo, a proposito di partiti. Tutti d’accordo nel Piddì a riproporre per il congresso la logica delle liste bloccate. Quando l’ho letto, m’è venuto un fottone. Minchiazza, direbbe naturalmente Lillo: ma che senso ha attribuirsi la patente di nuovi e di giovani, schierarsi contro il passato, se si continua a non volere rischiare e si pretende ancora e sempre di teleguidare dall’alto i gruppi dirigenti? Essantocielo: aprite le finestre, almeno un po’…Quanto alla candidatura di Franceschini, l’avevo subito pronosticata, quando aveva detto di considerarsi un segretario di transizione. “Troverà un motivo”, avevo detto. Trovato. Io, per sì e per no, ho mandato nei tempi regolamentari (ossia entro oggi) la mia proposta che si voti a ogni livello con le preferenze. Vedremo domani.

Terzo, passando allo schieramento di governo. Ogni tanto ripenso alla Patrizia D’Addario (che sarà vendicativa, sarà squillo, ma almeno non è ipocrita) e rifletto su questo: la signora è abituata a farsi pagare, eppure dal capo del governo (dal capo del governo, dico), la prima volta, non c’è voluta stare nemmeno a pagamento. Qualcosa vorrà dire. Come qualcosa vorrà dire che le abbiano svaligiato la casa colpendola in beni utili (computer) e simbolici (biancheria intima) o che abbiano bruciato l’auto della Montereale, dopo che Fede le aveva promesso un posto di meteorina tramite il Corriere (!), improvvisamente ricordando bene chi fosse la ragazza di cui aveva detto di non sapere proprio chi fosse. Qui, mi sbaglierò,  il gioco si fa duro. E altro che complotto. Queste sono tutte elettrici o addirittura candidate di Berlusconi. E pure gli agenti dei servizi segreti che vegliano sul premier, ora sappiamo, sono gli uomini della sicurezza privata di B. ai tempi della Standa e della Fininvest. A proposito, perché non farci su una bella inchiesta parlamentare?

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 25 June 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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