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Blog arrow Blog arrow Martella errata corrige. Preferenze e incitamenti. E B. il rabdomante
Martella errata corrige. Preferenze e incitamenti. E B. il rabdomante PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 28 June 2009

Domenica di note sparse, in libera uscita dal mio pensoso impegno festivo su un saggio (breve, oh!) sulla criminalità dei colletti bianchi.

Prima doverosa nota su Andrea Martella, deputato piddì. Qualche post fa avevo ironizzato su di lui, e sull’abitudine di un certo buon gruppo di politici di non salutare quelli che ritengono situarsi su un gradino di prestigio o di potere inferiore al loro. Occasione: un prolungato, mancato saluto nella sala Freccia Alata di Fiumicino. Quel post ha avuto una discreta circolazione, essendo stato anche ripreso dalle agenzie. Venerdì alla Direzione del Piddì Martella mi è venuto incontro e mi ha spiegato di essere caduto dalle nuvole nel leggere il blog, mi ha dato la sua parola di non essersi nemmeno accorto della mia presenza in quella sala. Civilmente accolgo la sua precisazione, e civilmente la metto nel titolo del post, con lo stesso risalto del precedente, come dovrebbero fare tutti i giornali davanti alle smentite. Per un Martella su cui mi correggo, ce ne sono altri, ex segretari di deputati a loro volta diventati deputati  per grazia ricevuta (dalle liste bloccate), che non solo non salutano in proprio, ma addirittura non rispondono al saluto, nemmeno se accompagnato da pacca sulla spalla. Che ne dite dunque del signor L.? (grazioso indovinello).

Seconda nota sui risultati della Direzione medesima. Nessun giornale, mi sembra, tranne “Europa”, ha raccontato della nostra piccola battaglia per introdurre le preferenze per formare la futura assemblea nazionale. Insomma, dàgli al Tg1 per i suoi vergognosi silenzi sul signor B., ma poi quando tocca a noi dare informazioni scomode (l’88 per cento della Direzione del Pd che vota per le liste bloccate) meglio un bel silenzio. Certo, le primarie sono rimaste. E questo è un grande, bel successo dei tempi, soprattutto perché stavolta sarà battaglia vera, non c’è già un segretario incoronato, con tanto di n.2 già nominato dall’alto (per inciso, Franceschini). Ma perché tacere della nostra segreta anima calderoliana?

Terza nota sugli incitamenti che mi giungono dai premiati blogghisti. Io in ticket con Marino? La mia sorpresa per la proposta non nasce da una scarsa considerazione per il senatore siciliano, sia chiaro; ma dal fatto che sul piano personale non lo conosco nemmeno. E certe avventure, credetemi, si affrontano solo quando c’è pieno affiatamento culturale, emotivo, biografico. Se no è stramberia. Quanto alla partecipazione al progetto Padellaro, ho già detto che mi interessa. Lungi da me l’idea che tutto passi dai partiti; come fai a pensarlo, Paoletta? Ma dai partiti bisogna pur passare. E qui prendo al volo l’esortazione di Pasquale a spendermi in vista del congresso. E chiedo di guardarci tutti negli occhi: e se lo faccio, blogghisti cari, sarò aiutato, troverò amici laboriosi, compagni di avventura, sponde generose, o farò quello che “parti tu che a noi ci vien da ridere”? E’ importante saperlo, anche perché qualche volta mi è già capitato di voltarmi e non trovare più nessuno.

Quarta nota. Inizia la fase del giudizio preliminare per il padre di Noemi, minchiazza direbbe Lillo, sedici anni dopo. Dunque non era stato prosciolto. E intanto sappiamo che Barbara Montereale, ragazza-immagine (qualunque cosa voglia dire) beneficiata di diecimila euro da B. stava con il nipote di un boss barese. Ma sempre in questi ambienti va a finire il capo del governo? Diciamolo: sembra davvero un rabdomante. E ora buona domenica a tutti.


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Ultimo aggiornamento ( Monday 29 June 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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