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AAA fidanzato cercasi. Sudori, diritti e Jovanotti PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 01 July 2009
1 luglio, giornata mica tanto per la quale. Alle nove e mezzo del mattino ero già sfinito dall’umidità genovese. Che è terribile, vi giuro. Uscite di casa belli lavati e sbarbati, con la camicia fresca e pulita, fate dieci-quindici minuti a piedi e siete già una grande chiazza di sudore, in una crisi depressiva che vi ci vogliono tre caffè. Mai visto nulla del genere al di qua del Mediterraneo. Mi ha però messo di buon umore la storia di Cozzolino, il fidanzato fantasma di Noemi. Ci avrei piazzato la mano sul fuoco da subito che era tutta una balla, quel fidanzamento.
Ma pensate: uno (B., una consonante a caso) ha un giornale suo su cui fa pubblicare a comando non solo le false notizia ma anche le foto di amori inventati da lui per coprire le proprie frequentazioni con le minorenni. Sembra di sentirla, la voce che gira nell'hinterland di Napoli: AAA fidanzato cercasi... Ha voglia il Quirinale a chiedere di stare zitti. Il principio forse ci starebbe, ma il guaio è che questo è un vero e proprio vaso di Pandora. E chi glielo dice di tacere a Cozzolino (che anche lui si vendichi perché non l’hanno mandato a fare il meteorino?) o alla D’Addario o alle altre decine di girls?
Ma, a parte questa ragione di buon umore, sono stato ben contento di vedere come sta maturando la seconda edizione di “Genova città dei diritti” (16-22 luglio). Stiamo lavorando a tappeto (Giulia soprattutto) per fare di quella settimana un grande appuntamento cittadino e nazionale. Vedrete vedrete, qualche sorpresa ci sarà. Una ormai la sanno tutti: l’intervista che faremo la sera del 16 nel cortile di Palazzo Tursi (il Municipio, bellissimo) a Beppino Englaro. Con me ci sarà a interrogarlo don Paolo Farinella, un prete (così si firma) colto e senza fronzoli. In mezzo anche il G8, si capisce.
Colgo l’occasione per segnalarvi un pezzo stupendo scritto da Lorenzo Cherubini, ma sì, Jovanotti, sull’Iran. Un rapporto di viaggio scritto prima delle elezioni per l’Internazionale, numero 798. Per fortuna che non butto via niente e cerco sempre di leggermi quel che ho perso il mese prima, perché questa corrispondenza dà veramente punti, ma proprio tanti punti, agli inviati che scrivono di Iran sui maggiori organi di informazione. Vi invito a procurarvelo, perché dentro, per tanti aspetti, c’è anche la previsione di quello che sta accadendo oggi.
Chiamparino non si candida, ma di questo parleremo un’altra volta. Io chiedo piuttosto scusa ai lettori bolognesi, e soprattutto a Stefania, amica sociologa, per non essere riuscito ad andare a Bologna per la presentazione di “Album di famiglia”. Non faccio mai bidoni, ma il caos dei treni è totale. E temo, vedrete se mi sbaglio, che la tragedia di Viareggio farà a lungo da alibi per i ritardi che ci sono sempre stati prima di Viareggio (Trenitalia si scusa per il disagio…). Vi risarcirò a settembre, amici bolognesi.


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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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