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La Corte non costituzionale. E il partito del sud. E il buon Piddì |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 03 July 2009 |
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Bella cosa questi giudici costituzionali che fanno i compagni di cene e di merende del signor B. Il giudice non solo deve essere, ma deve pure apparire “al di sopra” delle parti? Ma davvero ci avevate creduto quando il signor B. recitava queste litanie e magari nel caso specifico ci aveva pure qualche ragione? Ingenui, davvero siete fatti per essere infilzati come tordi. Mazzella (il computer ha subito corretto “gazzella”), questo mostro di cultura giuridica, questo monumento alla sapienza, invita il capo del governo a cena per parlare della sua attività e dei suoi problemini costituzionali e pure lo rivendica con una lettera aperta. Ma qualcuno gliel’ha detto, almeno, che è iniziato il declino del suo capo (ossia di quello che l’ha nominato in quel posto) e che dunque, finito il tempo della Corte, non avrà più prebende? Urge che qualcuno lo avverta, chissà mai che tiri fuori un po’ di senso dello Stato, almeno a uso e consumo di quei c…. di cittadini che alla Corte Costituzionale ci credono davvero. Il tema comunque è molto più ampio. E riguarda la stramaledetta abitudine di tutti i politici di dar corda ai più compiacenti funzionari di Camera e Senato o dei ministeri per piazzarli ai vertici delle istituzioni, dal Consiglio di Stato alla Corte dei Conti alla Corte costituzionale. Basta con i cialtroni a gogo. Chi fa il funzionario faccia il funzionario, e si accontenti del lautissimo stipendio. E chi fa il politico faccia il politico (dunque: niente ex parlamentari alla Corte; ma quando vi entrerà in testa, zucconi che non siete altro?). Una Corte Costituzionale così, ammettiamolo, fa paura. Ma fa paura anche quello che dice Gianfranco Micciché. E cioè che lui non parla se non su imbeccata e consiglio di Marcello Dell’Utri. E siccome Micciché, su imbeccata e consiglio di Marcello Dell’Utri, sta di fatto affossando il Pdl in Sicilia, e Dell’Utri che muove contro il signor B. è una notizia un po’ buona e un po’ cattiva; e siccome -ancora- questo famoso partito del Sud o della Sicilia una volta piaceva tanto alla mafia; e siccome ancora un pezzo del Pd con questo partito della Sicilia o del Sud ci vuole dialogare; be’, insomma, siccome c’è tutto questo, dati causa e pretesto (Guccini), io sono preoccupato. Sono preoccupato anche per il turismo romano, se è vero che un ristorante ha affibbiato un conto di quasi 700 euro a due turisti giapponesi, con più di cento euro di mancia (!) infilati ufficialmente nella somma. E mi arrabbio pure, pensa te, per il turismo milanese, se è vero che al bar di via Caneva (o Canova?) 3, di Diaco Maria per un caffè freddo hanno preteso euro 4.50 (minchiazza) e a successiva richiesta sul costo da parte di un finto avventore hanno risposto dal bancone “4 euro o 4.50”, così, secondo simpatia. Me lo ha scritto Filippo Senatore, che ha tenuto lo scontrino, e che da un vigile (ecco come nascono le ronde!) si è sentito rispondere: e lei viene qui a crearci problemi per quella somma? Infine. Chiamparino non ci sta. Marino probabilmente sì. Io sono incerto, ma fermo (oh yes) non starò. I fenomeni mediatici vengono gonfiati e sgonfiati a piacimento dalla stampa (visto la Serracchiani?). Io ho la fortuna (e a questo punto penso che tale sia) di non essere mai stato un fenomeno mediatico. Dunque, nessuno mi può sgonfiare. Cogito atque pugno, ergo sum. Deciderò entro pochi giorni. E domani via alla grande assemblea nazionale di Libera a Savignano sul Panaro, roccaforte della sinistra conquistata dalla destra. Scrivi un commento (8 Commenti) |
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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