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Blog arrow Blog arrow Libera, 20 marzo a Milano. E la bellezza degli esami
Libera, 20 marzo a Milano. E la bellezza degli esami PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 16 January 2010

Ehi, blogghisti da strapazzo che ciondolate per casa o per le strade nelle prime ore della notte, lo sapete che cosa avverrà il prossimo 20 marzo? No? E allora sveglia, anche se state ingurgitando l’ultima grappa morbida o la terza birra dei Navigli. Il 20 si terrà a Milano la giornata nazionale della memoria e dell’impegno organizzata da Libera. Sì, quella bellissima giornata nella quale, al primo profumo di primavera, vengono ricordate le vittime, tutte le vittime, delle organizzazioni mafiose quest’anno si terrà a Milano. Nella capitale di una Lombardia convinta di essere toccata solo di striscio dai clan calabresi o siciliani e di non avere vittime da ricordare. Sarà una grande occasione, un’occasione irripetibile per gli antimafiosi, per i cittadini onesti e responsabili, per dire che loro la mafia in Lombardia la vogliono combattere a fronte alta e con la schiena diritta. Naturalmente, come sempre, la manifestazione vedrà sfilare cittadini di ogni età (comunque tanti giovani) e di ogni regione, che con la loro presenza daranno voce all’Italia intera. Ma il messaggio per chi vive in Lombardia dovrà essere forte come un rombo di tuono. Noi non taceremo. Di più: noi ci mobiliteremo, da Milano alla Brianza, da Varese a Ponteranica. Perciò da questo Blog povero eppur glorioso vi rivolgo un appello a partecipare, a organizzare iniziative di sensibilizzazione, a prenotare pullman, a far parlare e pensare e venire tutti quelli che conoscete (anzi -mi voglio rovinare-  vi do pure il codice Iban di Libera per sostenere questa grandiosa marcia di libertà che non avrà troppi sponsor: IT 3500312703206000000000166). Vedrete che sarà un successone; e poi li voglio sentire brontolare, messi tutti in fila, che la gente ormai è rassegnata e i giovani sono indifferenti.

A proposito di giovani. Fare gli esami in università è faticoso. Però dà grandi, intime soddisfazioni. Oserei dire che sia bellissimo. Non solo perché ogni tanto trovi tipi (o tipe) che solo il sentirli parlare ti apre il cuore (brava Ilaria!). Ma anche perché trovi la ragazza che, in difficoltà, ti sbuffa deliziosamente su un libro “prof, ma è noioso”, esattamente come lo avrebbe detto Dora e tu d’istinto le dai una carezza sulla testa proprio come se avessi accanto lei, la minore dei Gracchi; oppure trovi il ragazzo che fa il macellaio in un supermercato e ti implora di esaminarlo in giornata e si agita perché “domani che è sabato il mio padrone il permesso non me lo dà”; o il benzinaio part-time che ti rivela solo dopo che gli hai dato il voto di essere figlio di una tua cara amica; o quello che fa il cameriere al ristorante e deve dare l’esame entro mezzogiorno; o l’altro che lavora in una società di eventi e con la teoria non ci va troppo a nozze però quando vede che è rimasto l’ultimo studente da esaminare ti chiede (in questo paese!), “prof, vuole che rimanga come testimone?”. No davvero, non parlatemene male, per favore; non parlate male di questi studenti, perché a loro dovremo guardare e nella loro pulizia dovremo sperare per non gettare la spugna. Noi e l’Italia civile; e la Lombardia dove la ‘ndrangheta la fa da padrona.

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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