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Blog arrow Blog arrow Nene e Mafia Export. Consigli per gli acquisti (e intanto pensate al 20 marzo)
Nene e Mafia Export. Consigli per gli acquisti (e intanto pensate al 20 marzo) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 16 January 2010

Intanto ricordate il 20 marzo a Milano. E segnatevi in agenda di partecipare con legittimo orgoglio alla grande manifestazione nazionale di Libera (vi avviso: sarà questo il tormentone del blog fino all’arrivo della primavera). Poi annotate, con meno disciplina ma con la curiosità che meritano, questi due consigli per gli acquisti, poiché vi so lettori più vispi e più attenti della media degli italiani.

Primo consiglio: La guerra di Nene. L’ha scritto per Mursia Augusto Bianchi, avvocato milanese poliedrico, multiforme eppur sintetico. Nel senso che nel suo salotto -famoso salotto- la regola è chiarissima: non entrano né destri né villani di sinistra. Dimenticavo: non ci entrano nemmeno i ladri gentiluomini (di destra o di sinistra). E’ un suo vanto che tra le migliaia di ospiti ricevuti in vent’anni di “salotti del giovedì” (anniversario a maggio) nessuno sia finito in vicende giudiziarie. Eppure oltre a essere risoluto, l’avvocato-scrittore-autore teatrale, è anche tenero quasi quanto raccomandava il Che. Così, a partire dal ritrovamento di un diario di guerra paterno, ha accarezzato un suo progetto letterario: ricongiungersi idealmente con suo padre (ufficiale medico morto in Russia quando lui era infante) e con sua madre, che attese invano il marito fino al 1964. Ne sono usciti due libri che, pur in forma di romanzo, sono vere monografie storiche; ma attraversate, e questa è la loro forza, da una dolcezza che trasforma l’indagine o la memoria storica in una di quegli stupendi contatti di dita che ci sembra di realizzare per qualche attimo la notte sognando le persone che non ci sono più. Il primo libro, dedicato al padre e che è arrivato alla quarta edizione, si chiama AlbaNaia. Il secondo, La guerra di Nene appunto, è appena uscito e Augusto lo ha dedicato alla madre, alla sua tormentata eroina che deve avergli comunque lasciato tanto se, pur tra collegi e solitudini, è uscito da quella drammatica storia uno dei più generosi (e non molti) campioni della socialità milanese (bellissima è, per chi voglia capire questo rapporto filiale, la postfazione ad AlbaNaia).

Secondo consiglio: Mafia export. La dolcezza finisce, l’amore filiale pure, e all’inferno della guerra si sostituisce l’inferno della mafia. L’autore è Francesco Forgione, l’ex presidente della commissione antimafia. La casa editrice è la Baldini Castaldi Dalai. Sottotitolo: come ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra hanno colonizzato il mondo. Il libro è di rara ricchezza documentaria. Forgione ci ha gettato tutta la sua passione. Cartine e mappe delle cosche nel mondo finora praticamente introvabili e una quantità di dettagli che basterebbe un decimo per fare capire ai a tontoloni che l’espansione mafiosa prosegue davvero a ritmi da far paura. Chi ama studiare queste cose non lo perda, io lo consiglierò ai miei studenti. E in ogni caso leggerlo mette le ali ai piedi verso Milano. Una città, una data: 20 marzo, manifestazione nazionale di Libera.

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 21 January 2010 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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