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Scritto da Anna Maria   
Friday 21 April 2006

http://www.mantovamusicafestival.it/

La prima edizione del Mantova Musica Festival si è svolta nel marzo del 2004 per iniziativa di alcuni intellettuali e musicologi intenzionati a proporre un'alternativa al Festival di Sanremo, affidato per quell'anno a un direttore artistico compromesso da frequentazioni mafiose. Nonostante le polemiche, la prima edizione ha avuto uno straordinario successo di pubblico e mediatico.

35 mila sono state le presenze della seconda edizione, svoltasi nei primi giorni di giugno del 2005, ormai in totale autonomia di tempi e di logiche dal Festival di Sanremo. La coincidenza temporale con il 2 giugno, Festa della Repubblica, è stata scelta per sottolineare con forza l'ambizione che i valori musicali e quelli civili e ideali sui quali si basa la nostra Costituzione si sostengano reciprocamente.

Il tema scelto per la terza edizione, che si è svolta dal 24 al 28 maggio del 2006, era "Italia, Italie".

 

http://www.melampoeditore.it/

Melampo Editore nasce nell’ottobre del 2004. Melampo? Si, proprio così. Melampo! Concentrato di fantasia e di rischio, di istinto e di convinzione. Voglia di camminare nella società italiana. Voglia di fare del libro un oggetto contromano nella nostra cultura effimera e virtuale: non merce che nasce e muore in tre settimane sui banconi delle librerie; ma prodotto di qualità che resta a lungo tra le scelte possibili di chi vuole sapere, capire, pensare, anche divertirsi.

I libri di Melampo rispecchiano, nella concezione e nella realizzazione, ma anche nelle forme sociali della loro diffusione, questa identità. Cultura senza preclusioni; curiosa, inquieta. Autori di qualità anche quando non molto conosciuti; nessuna mano sinistra, grande rispetto per il lettore e per se stessi. Temi senza confini. Ma ben piantati nelle passioni, nei problemi, nelle fantasie che esprimono lo spirito dei tempi. Anche quando altri non se ne accorgono.

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 10 October 2006 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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