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Milano - Palermo: la Nuova Resistenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 23 January 2006

ImageDalla prefazione di Pietro Calderoni:
"Non è solo la biografia politica di un politico anomalo, ma anche un piccolo dossier di cronaca e attualità. Più semplicemente, la storia di una persona perbene, che crede in un nuovo modo di fare politica, e di certo non fa parte di quella ‘nomenklatura' che ha portato questo Paese alla bancarotta economica e morale. Dalla Chiesa fa parte dell'altra Italia': quella  dei movimenti antimafia, dei circoli giovanili, , di quel ‘reticolo' di movimenti della ‘società civile' che, in questo Paese infestato dai partitocrati, invocano una Nuova Resistenza. E' credibile Nando dalla Chiesa? Ha le carte in regola per professarsi come uno dei paladini  di questa rivolta morale e civile che percorre il Paese? Il lettore potrà farsi una sua opinione leggendo il libro. Nando dalla Chiesa può piacere o no, il suo modo di fare politica può essere condiviso o no, ma una cosa è certa: è uno che negli ultimi dieci anni della sua vita ha combattuto una battaglia pubblica contro la mafia fuori e dentro le istituzioni, contro il potere dei partiti infiltratosi fin dentro gli organi d'informazione, senza chiedere aiuto  a nessuno che non fossero i suoi stessi compagni di viaggio. Andando anche in tribunale, quando doveva difendersi dalle accuse dei suoi avversari. Insomma, è uno che si è assunto le sue responsabilità. E in un Paese di furbi, di ladri, di tangentomani, di mafiosi che colludono con la politica e di politici che invocano l'impunità, non è cosa da poco."

Nando dalla Chiesa, Milano - Palermo: la Nuova Resistenza (a cura di Pietro Calderoni), Baldini & Castoldi 1993

Ultimo aggiornamento ( Monday 14 January 2008 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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